
Strage di caporalato in Calabria: non chiamiamola tragedia



20 maggio 2026
“Questa dinamica di inclusione mi ha rotto le scatole. Non voglio che qualcuno con il suo privilegio mi conceda uno spazietto nel mondo dello spettacolo in cui parlo del mio essere trans, in quanto rappresentante di quella categoria. Voglio essere considerata per il mio talento e la mia bravura”. Simonetta Musitano è una stand-up comedian. Ieri, 19 maggio, l’abbiamo incontrata alla sede del Gruppo Abele di Torino in occasione della decima edizione del progetto Hackher, la più grande rassegna italiana dedicata all’uguaglianza di genere nel mondo tecnologico. Nel corso del dibattito si è presentata come donna transgender, calabrese (ma cresciuta a Roma nord) e vegana. “Praticamente faccio di tutto per essere esclusa – dice scherzando –, ma la verità è che non voglio rimanere sola, voglio essere compresa. Non per forza inclusione significa che i miei bisogni vengono veramente ascoltati”.
"Non riesco ad avere in nessun ambito, nemmeno nel sesso e nell’amore, quel disimpegno, quel senso di finta leggerezza, che poi è superficialità, che richiede di essere performativi"Simonetta Musitano - stand-up comedian
Nata nel 1993, Musitano ha intrapreso la sua carriera di comica nel 2022 in concomitanza con il suo percorso di transizione. “Una donna con le palle” è il titolo del suo spettacolo d’esordio, che l’ha portata sui palchi di Comedy central e Propaganda live. Ha anche ricoperto ruoli da doppiatrice e autrice.
Proprio sul tema di “un’inclusione forzata e di comodo” concentra il secondo spettacolo della sua carriera, partito un mese fa e intitolato “Cerco solo divertimento”, come “la frase che si trova in molti profili nelle app di incontri per dire ‘cerco rapporti senza impegno’ – spiega Musitano –. È un titolo provocazione per dire che non riesco ad avere in nessun ambito, nemmeno nel sesso e nell’amore, quel disimpegno, quel senso di finta leggerezza, che poi è superficialità, che richiede di essere performativi”.

La genesi del suo spettacolo affonda in una sorta di moto di ribellione nei confronti del mondo dello spettacolo. “Ho iniziato a scriverlo un anno fa – racconta – in un momento in cui mi sono sentita molto in gabbia rispetto alla mia identità di genere, perché nel mondo della comicità e in tv ero stata etichettata come ‘la trans che parla solo di cose trans e che fa stand-up comedy trans’, qualsiasi cosa voglia dire. Nel mio spettacolo parlo di questo tema, ma la verità è che parlo di molte cose declinate dal mio punto di vista, come lo sport, la salute, l’andare dal medico, i colloqui di lavoro, la sessualità. Insomma tante situazioni, tante dinamiche, però il fil rouge è il mio senso di inadeguatezza in ogni situazione, il mio sentirmi continuamente una pecora nera, un’outsider, perché non riesco mai completamente ad adeguarmi a quelle regole non scritte che girano attorno alla performatività”. In sintesi: “In questo spettacolo mi sono un po’ tirata fuori dal tema della transessualità. E ne vedo i risultati perché ora mi sento molto più libera”.
"Che il mondo dello spettacolo riesca ad accertarmi non mi frega niente. So’ cavoli loro, non è una cosa che mi deve riguardare, lo devono fare e basta. Poi se riescono o no, quello è il loro percorso non il mio"
È difficile essere accettata e lavorare in un ambiente così maschilista? “Che il mondo dello spettacolo riesca ad accettarmi non mi frega niente. So’ cavoli loro, non è una cosa che mi deve riguardare, lo devono fare e basta. Poi se riescono o no, quello è il loro percorso non il mio. In più oggi c’è una dinamica di inclusione per cui ti creano uno spazio e ti dicono: ‘questa è la tua nicchia, la tua poltroncina personale’, ma poi ti giri e vedi una platea popolata da soli uomini. Per me questa cosa è fuori di testa. Io per loro non posso parlare di quello che voglio, ma devo solo parlare dell’essere trans”.
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