
Strage di caporalato in Calabria: non chiamiamola tragedia



1 giugno 2026
Strasburgo, 11 marzo 2026. L’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza interviene durante una seduta del gruppo di lavoro voluto dalla destra per fare luce sul presunto "scandalo delle lobby green": la commissione europea avrebbe finanziato segretamente organizzazioni non governative ambientaliste perché facessero pressione su altre istituzioni comunitarie in favore del Green deal. Di fronte a un’aula semivuota a causa del boicottaggio dei partiti di centrosinistra che denunciano una "caccia alle streghe", Fidanza tuona: "Influenzare dozzine di politiche non è una violazione del principio di leale collaborazione sancito dai nostri trattati? Non è questa la prova di un’interferenza politica?".
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Lo stesso giorno, negli uffici di Bruxelles e Strasburgo si tengono più di 300 incontri tra membri del parlamento o della commissione e portatori di interessi: nella maggior parte dei casi, come mostra il database elaborato da Transparency international sulla base dei registri ufficiali, si tratta di lobbisti di grandi aziende o associazioni industriali, che chiedono – e il più delle volte ottengono – di rivedere al ribasso proprio gli obiettivi del Green deal.
Garantire all’industria canali privilegiati per influenzare le politiche è una scelta rivendicata dalla nuova commissione
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Mentre in Europa il Green deal è sotto assedio, e le destre spingono per smontarlo pezzo dopo pezzo, dall'altra parte del mondo, diverse nazioni europee partecipano al gruppo di cinquantasette paesi "volenterosi" che si sono riuniti a Santa Marta, in Colombia, per avviare una reale uscita dal fossile