Foto di Rubi Salgado/Pexels
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Dieci anni di accesso civico: il Foia uno strumento fondamentale per fare inchiesta

Il Foia è la legge che permette a ogni cittadino e cittadina di accedere ai documenti della pubblica amministrazione per esercitare il proprio diritto di sapere e per garantire la trasparenza del governo. Ma ancora oggi emergono diverse criticità nell'applicazione di questo diritto

Luca Marino

Luca MarinoGiornalista praticante

26 giugno 2026

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Dieci anni fa è stato fatto un fondamentale passo avanti verso la tutela del nostro diritto di sapere come agisce il potere pubblico nel nostro Paese. Era il giugno del 2016 quando anche in Italia venne per la prima volta riconosciuto il diritto di chiunque ad accedere ai documenti della Pubblica amministrazione grazie alla legge 97/2016, meglio nota come “Foia” (Freedom of information act). Divenuto negli anni un prezioso strumento di indagine, soprattutto negli ambienti dell’attivismo e del giornalismo indipendente, il Foia consente di richiedere e ottenere qualsiasi informazione prodotta e posseduta dalle amministrazioni pubbliche, quando ciò non contrasta con regole di privacy o esigenze di sicurezza pubblica. 

L'Italia è attualmente al 71esimo posto nel ranking mondiale del diritto di accesso all'informazione. Un passo avanti rispetto al passato, ma ancora troppo contenuto

Un Foia ben funzionante permette a cittadini e cittadine di conoscere nei dettagli come sono impiegate le risorse pubbliche e in che modo si svolgono le attività istituzionali: uno strumento gratuito, che non necessita di motivazione per essere inviato all'istituzione o all'ente. Così, anche giornalisti e giornaliste riescono a condurre inchieste sugli aspetti meno visibili delle politiche pubbliche. Le inchieste de lavialibera sui daspo, i costi delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 e i cosiddetti “luoghi idonei”, tra le altre, non sarebbero mai state possibili senza queste richieste. I tempi di risposta, poi, sono ben definiti: l'istituzione può accogliere interamente la domanda presentata, inoltrato dati e informazioni, accoglierla solo parzialmente, negarla con motivazioni precise oppure differire a una data futura l'invio di dati e informazioni. Trascorso il tempo utile alla risposta della pubblica amministrazione, si può fare ricorso al responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza.

Prima del 2016 l’Italia era 97esima su 103 nazioni nel ranking globale del diritto di accesso all’informazione (l’Rti, Right to information rating). Sono serviti 666 giorni di mobilitazione di oltre 30 associazioni e la raccolta di oltre 88mila firme perché il Consiglio dei ministri del governo Renzi permettesse all’Italia di unirsi agli altri novanta paesi che avevano implementato il Foia e di risalire la classifica. L’ultima rilevazione del 2024 posiziona l’Italia al 71esimo posto, un risultato che testimonia un effettivo progresso dal 2016, che resta però ancora troppo contenuto. I ritardi nelle risposte, i numerosi silenzi-dinieghi (illegittimi con questa legge) e il frequente appello alla protezione della privacy sono tra i principali problemi che rendono questo strumento ancora poco efficiente. Ma ce n'è anche un altro: la scarsa consapevolezza della cittadinanza sul suo uso e sulla sua utilità porta a uno scarso utilizzo.

Il monitoraggio civico è un'arma in più per la cittadinanza

Un anniversario per riflettere

"Il bilancio del nostro ‘diritto di sapere’ si gioca su un crinale sottile: quello tra la conquista democratica e la resistenza istituzionale"Leonardo Ferrante - referente di Libera e promotore di Foia4Italy

A dieci anni di distanza Foia4Italy, la campagna di pressione e sensibilizzazione che ha portato al riconoscimento del diritto all’accesso civico nel 2016, torna a riunirsi per riprendere da dove si era interrotta. “Non per celebrare una ricorrenza, ma perché una legge buona che nessuno usa o che nessuno fa rispettare non cambia nulla”, dice The good lobby, una delle organizzazioni di Foia4Italy. Leonardo Ferrante, referente delle attività di monitoraggio civico di Libera e tra i promotori della campagna, racconta come si è arrivati a questo traguardo e a che punto siamo oggi nel riconoscimento di questo diritto. “A dieci anni dall’introduzione del Foia – spiega – il bilancio del nostro ‘diritto di sapere’ si gioca costantemente su un crinale sottile: quello tra la conquista democratica e la resistenza istituzionale. Il Foia fu una svolta epocale, strappata grazie alla mobilitazione di decine di organizzazioni della società civile confluite nella coalizione Foia4Italy, capace di colmare un ritardo storico che vedeva l’Italia come fanalino di coda nelle garanzie di trasparenza”.

Trent'anni di Libera: più trasparenza con il monitoraggio civico

Oggi, 26 giugno, si tiene un webinar promosso da Libera e The good lobby per fare il punto sul Foia e per capire cosa ha funzionato, cosa no e quali cambiamenti sono necessari. “Vogliamo interrogare il potere e chi lo detiene per esigere trasparenza – continua Ferrante – affinché la Pubblica amministrazione rilasci, esibisca e restituisca i dati, rendendo il potere davvero aperto e condiviso. Per questo qualche giorno fa, anticipando un’iniziativa che la campagna stessa promuoverà sotto il nome di ‘Guerrilla Foia’, Libera ha avviato tre azioni Foia simultanee per rilanciare il valore della trasparenza come strumento di prevenzione della corruzione. Fungono da anticipo politico e culturale del webinar che è l'occasione per mappare i dinieghi, contrastare le spinte restrittive dei recenti provvedimenti legislativi, come le logiche di eccessiva secretazione in nome dell'ordine pubblico, e avviare il percorso per il report strutturato sul decennale 2016-2026. Perché, come dimostrano le esperienze raccontate, il diritto di sapere non può più attendere dietro a un silenzio-assenso mancato”.

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