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23 giugno 2026
È finalmente arrivata la relazione del garante nazionale per le persone private della libertà personale. Dopo 1092 giorni di attesa è stato pubblicato il documento che contiene i dati sulla detenzione in Italia, ma le informazioni sono già datate, visto che riguardano il secondo semestre del 2023 e l’anno 2024.
Formalmente, quindi, è stata inviata al parlamento, ma il presidente del collegio Riccardo Turrini Vita ha già confermato al manifesto che, dato il vistoso ritardo, non ci sarà alcuna presentazione pubblica e che, a fine estate, arriveranno gli aggiornamenti sul 2025, per adempiere in modo completo ai delicati compiti del garante
Il dati riguardano il secondo semestre del 2023 e il 2024. A fine estate arriveranno quelli riguardanti il 2025
Sfogliando la relazione di 267 pagine, infatti, solo in una tabella il collegio accenna a delle cifre che si riferiscono all’anno scorso. L’operato del nuovo gruppo di lavoro è stato gravato dalla scomparsa dell’avvocato Felice Maurizio D’Ettore a metà 2024, nominato garante solo qualche mese prima. Particolarmente nutrita, dopo il capitolo riguardante il carcere (che nel frattempo ha visto i numeri delle persone in cella aumentare di quasi 4mila unità), è la parte sui rimpatri, che l’organo di garanzia ha il compito di vigilare. Nella tabella riguardante la detenzione amministrative dei luoghi idonei riferiti al 2024, alcune cifre del Garante e quelle ottenute da lavialibera direttamente dalle questure non corrispondono.
La nostra inchiesta sulle stanze segrete per trattenere i migranti
Poche forze a disposizione e, allo stesso tempo, un allargamento del numero dei “luoghi nei quali, sotto i più diversi nomi, [sono] trattenute le persone”: è questa la premessa della relazione del collegio del garante. Nel lasso di tempo trascorso tra le due ultime relazioni, come hanno dimostrato report di associazioni come Antigone, sia le condizioni carcerarie sia quelle delle persone trattenute in detenzione amministrativa sono peggiorate o sono state monitorate con difficoltà dall’organo indipendente che avrebbe dovuto sollecitare il rispetto dei diritti umani e delle carte nazionali e internazionali che riguardano la privazione della libertà personale.
Decreto sicurezza, rimpatri e più carcere. Così si alimenta solo la tensione sociale
Secondo quanto riportato nel documento, negli ultimi anni sono diventate prioritarie “nuove esigenze operative”, tra cui “i doveri di visita e monitoraggio collegati alla normativa sull’immigrazione”. Per questo, tra i luoghi di “privazione della libertà” attribuiti alla visita del garante, ricadono: i centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), le strutture diverse e idonee nella disponibilità dell’Autorità di pubblica sicurezza (leggi la nostra inchiesta Stanze segrete), i locali idonei presso gli uffici di frontiera, i punti di crisi, detti hotspot, i centri governativi di prima accoglienza, le strutture analoghe sul territorio destinate alle procedure di frontiera e i locali di trattenimento ai valichi di frontiera.
L’azione del garante si amplia sempre di più, rispondendo anche alla direzione sicuritaria intrapresa da Unione europea e dal governo italiano: tanto più saranno utilizzate forme di trattenimento e respingimento, tanto maggiore dovrà essere lo sforzo del garante per controllare che i diritti fondamentali delle persone siano rispettati
Così, l’azione del garante si amplia sempre di più, rispondendo anche alla direzione sicuritaria intrapresa da Unione europea e dal governo italiano: tanto più saranno utilizzate forme di trattenimento e respingimento – come previsto dal Patto migrazione e asilo appena entrato in vigore – tanto maggiore dovrà essere lo sforzo del garante per controllare che i diritti fondamentali delle persone siano rispettati durante tutto il tempo di custodia da parte della forze dell’ordine.
Grazie alla tabella fornita dal garante, si può aggiungere la sua mappatura dei trattenimenti e dei rimpatri dai luoghi idonei avvenuti nel 2024 a quella pubblicata da lavialibera. Gli stessi autori sottolineano che “la conoscenza puntuale di tali luoghi costituisce una condizione preliminare per la pianificazione delle attività di vigilanza e per la verifica del rispetto dei diritti fondamentali delle persone ivi trattenute o accolte”. Più si riesce a sapere dove sono queste camere, meglio si riesce quindi a salvaguardare i diritti delle persone che lì sono trattenute.
Molto interessante è un aspetto: in 38 città vengono utilizzate le camere di sicurezza. Le questure ci avevano dichiarato 906 trattenimenti, che ora salgono a 938. Questo aumento è dovuto a più fattori.
Rispetto alla mappatura esclusiva pubblicata da lavialibera, che aveva chiesto i dati direttamente alle questure, i numeri resi dal Garante sono diversi per 20 città
Il più impattante è che, rispetto alla mappatura esclusiva pubblicata da lavialibera, i numeri resi dal Garante sono diversi per 20 città. Le dicrepanze maggiori riguardano Padova (per il questore 34 trattenimenti, per il garante 3), Pesaro (a lavialibera erano stati comunicati solo 5 trattenimenti nei luoghi idonei, a cui però se ne devono sommare altri 19 avvenuti nelle camere di trattenimento) e Catania (per il questore 46, per il garante 36). A Firenze, invece, secondo garante e questore non sono state trattenute persone nel 2024, ma rimpatriate 20.

C'è poi un altro aspetto. Cinque città che ci avevano risposto di non avere “locali idonei e/o destinati al trattenimento” hanno utilizzato per quello scopo le camere di sicurezza: Latina (10 persone trattenute nel 2024), Pavia (4), Perugia (0), Reggio Calabria (1), Verbano Cusio Ossola (1).
La mappatura diventa quasi completa se si considerano le informazioni riguardanti le 13 città che non ci hanno mai risposto: tra queste, Ascoli Piceno, Caltanissetta, Caserta, Rovigo, Salerno e Trieste possiedono camere di sicurezza da utilizzare come luoghi idonei. Su Grosseto, che compariva nella lista, mancano i dati anche al garante.
Da questa ricognizione, in più di 70 città avviene la detenzione amministrativa nei luoghi idonei, a cui si devono sommare i Cpr.
Secondo la relazione, nel 2024 ci sono stati 21 eventi critici nei luoghi idonei e nelle camere di sicurezza usate per quello scopo
Interessante è anche un dato non commentato sugli eventi critici avvenuti durante la detenzione amministrativa, che spaziano dagli atti di aggressione, agli atti di contenimento, ai fenomeni di autolesionismo, passando per decessi, alle infrazioni e ai procedimenti disciplinari, all’isolamento disciplinare, agli invii urgenti in ospedale con o senza ricovero, alle manifestazioni di protesta collettive e individuali, alle rivolte, ai tentativi di suicidio e alle violazioni delle norme penali.
Di questi non si sa la gravità, ma solo il numero: nel 2024 sono stati 21. Secondo i dati forniti, a Enna c’è stato nel 2024 un trattenimento e 3 eventi critici.
La salute all’interno di queste camere è un nodo ancora irrisolto, visto che a differenza dei Cpr, le persone non vengono visitate da un medico, ma direttamente dal personale di polizia, come nei casi di Milano e Palermo.
Leggi i nostri articoli sui luoghi idonei a Milano e Palermo
Sulla necessità di una mappatura organica, in questi anni sono intervenuti sia la Commissione europea che alcuni parlamentari. Come si scopre da una nota della relazione, nell’aprile 2024, in un incontro tra il garante e la direzione generale della migrazione e degli affari interni "stata valutata anche la mappatura dei c.d. locali idonei". Sul tema erano tornati i senatori Maiorino, Cataldi e Gaudiano con un emendamento “al fine di garantire il rispetto delle garanzie che l'ordinamento riconosce agli stranieri in condizione di trattenimento”, poi respinto. Un lavoro che secondo i proponenti aveva bisogno di un budget “nel limite del milione di euro”.
Si dovrà attendere ancora qualche mese prima di ricevere informazioni aggiornate, secondo quanto commentato dal garante, per vedere in che modo si sono evoluti i luoghi di detenzione.
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