Roma, 24 febbraio 2026. La cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei conti (© Corte dei conti)
Roma, 24 febbraio 2026. La cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario della Corte dei conti (© Corte dei conti)

Con la riforma Foti, il governo può ridurre l'autonomia della Corte dei conti

La riforma Foti, approvata a gennaio, prevede una delega al governo per la riorganizzazione della magistratura contabile. L'associazione delle toghe denuncia il rischio di "gerarchizzazione" e la perdita di autonomia dei pm territoriali a favore del procuratore generale, che potrà controllare le indagini sui politici

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

13 luglio 2026

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Dopo la riforma della magistratura, bocciata dal referendum di fine maggio, c’è un’altra riforma su cui il governo sta lavorando e che mette in allarme le toghe. È la riforma Foti e riguarda la Corte dei conti, cioè la magistratura che controlla le spese pubbliche, fornisce pareri sulla gestione finanziaria delle società pubbliche o sui progetti, indaga e persegue possibili danni alle casse dello Stato. Anche in questo caso in ballo ci sono l’autonomia e l’indipendenza, sostiene l’Associazione dei magistrati della Corte dei conti: “Dal 19 giugno siamo in stato di agitazione – spiega Elena Papa, componente della giunta dell’Amcc – e stiamo facendo incontri con la cittadinanza per spiegare come la riforma incida negativamente sulla finanza pubblica e, con essa, sul diritto dei cittadini a servizi pubblici più efficienti nel campo della salute, dell’istruzione, dei trasporti, e in tutti i settori tutelati dalla Costituzione”.

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La riforma Foti

Bisogna fare un piccolo passo indietro. Il 22 gennaio è entrata in vigore la riforma Foti, dal nome del promotore, l’allora deputato Tommaso Foti (Fratelli d’Italia), ora ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione.

Di questo testo, una parte è già entrata in vigore e un’altra è ancora in fase di elaborazione. Tra le varie novità, nella prima parte è stato limitato l’obbligo di risarcimento del danno erariale nei casi di colpa grave a un massimo del 30 per cento della somma accertata oppure a due annualità di stipendio. Inoltre, sono stati introdotti alcuni strumenti con cui amministratori e dipendenti pubblici vengono esonerati dalle loro responsabilità per i danni alle casse dello Stato con condotte gravemente negligenti o superficiali: ad esempio, se hanno acquisito pareri o sottoposto atti amministrativi al controllo della Corte dei conti non dovranno rispondere del danno. Infine, è stata rafforzata l’esimente politica: un amministratore a qualsiasi livello di governo, centrale e locale, è ritenuto automaticamente in buona fede se, nel percorso decisionale, ha acquisito pareri tecnici non negativi. In tal modo, la responsabilità per danni causati con colpa grave dai rappresentanti della politica ricadrebbe unicamente sui dipendenti.

C’è poi una seconda parte della riforma che è quella con cui il parlamento ha affidato al governo il compito di riorganizzare la Corte dei conti con lo scopo – sulla carta – di aumentarne l’efficienza. Tuttavia, afferma l’Associazione dei magistrati della Corte dei conti, le misure previste minano fortemente l’indipendenza e l’autonomia della magistratura. “In questo quadro di esoneri e riduzioni delle responsabilità, a fronte dell’obiettivo dichiarato di aumentare l’efficienza della Corte dei conti, si intravede quello reale di assicurare una vera immunità erariale, in special modo, alla politica”, continua la giudice Papa.

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Cosa prevede la delega al governo sul riordino della Corte dei conti

La riforma Foti pone dei punti precisi che il governo deve seguire. Il compito di fare le indagini e di sostenere l’accusa nel processo, cioè la funzione requirente, deve essere ripartito tra procura generale e procure territoriali che saranno rette da un vice procuratore generale “preposto all’ufficio sotto il coordinamento del procuratore generale”.

Il procuratore generale avrà poteri di indirizzo e coordinamento delle procure territoriali “al fine di garantire l'esercizio uniforme della funzione requirente”. Per questo motivo il governo dovrà anche scrivere una norma che permetta al procuratore generale di “accedere in tempo reale, anche tramite strumenti informatici, agli atti” dei procedimenti nelle varie sedi territoriali. Inoltre, il pg potrà assumere il controllo delle indagini (avocare) in certi casi specifici, tra i quali l’inerzia investigativa o, soprattutto, la violazione degli indirizzi da lui diramati.

Nei casi di indagini “che si caratterizzino per particolare rilevanza o per particolare complessità o novità delle questioni”, il procuratore generale dovrà firmare con il procuratore territoriale alcuni atti. Sempre stando al testo della riforma Foti, il procuratore generale potrà affiancare ai pm territoriali titolari delle indagini anche dei magistrati della procura generale.

Il testo, inoltre, vuole introdurre la separazione della carriera nella magistratura contabile, cioè “il divieto di passaggio dalle funzioni requirenti alle funzioni giudicanti”.

Al governo non piacciono i controlli

Le critiche dell’Associazione magistrati della Corte dei conti

“La riforma tocca pesantemente l’indipendenza dei magistrati"Elena Papa - Componente della giunta dell'Amcc

Da mesi l’Amcc parla apertamente di “gerarchizzazione” che limiterà l’autonomia dei pubblici ministeri territoriali. Già il 1° aprile, una settimana dopo il referendum che ha bocciato la riforma della magistratura e la separazione delle carriere, l’associazione delle toghe contabili chiedeva di modificare la delega data al governo.

Il lavoro, però, è andato avanti. Notizie di stampa hanno già diffuso informazioni su quanto sta facendo l’esecutivo di Giorgia Meloni: sarebbero già pronti tre decreti che cambiano la geografia giudiziaria, l’organo disciplinare e i poteri della procura generale. Secondo un articolo de Il Fatto Quotidiano, tra le inchieste di “particolare rilevanza” in cui il procuratore generale dovrà affiancare i pm territoriali e controfirmarne gli atti a pena di nullità, ci sono proprio quelle che coinvolgono politici eletti, locali o nazionali, per danni di elevato importo.

“Il rischio principale e più evidente è che il procuratore generale possa impedire le indagini e i giudizi sgraditi – spiega Andrea Carapellucci, magistrato in servizio alla sezione di controllo della Corte dei conti del Piemonte –. La delega prevede l’introduzione della doppia firma, quella del procuratore regionale e generale, pena la nullità dei procedimenti. Sarà difficile averla nei casi in cui il primo voglia andare contro gli indirizzi. Quindi il procuratore generale avrà una sorta di potere di veto che non interviene soltanto alla fine dell’istruttoria, ma anche durante il suo corso, con la possibilità di affiancare un magistrato della procura generale al titolare del fascicolo”. A oggi, la situazione è diversa: a livello regionale, il procuratore si limita a un visto gli atti dei sostituti.

"Questa è una riforma subita. Sia i vertici della magistratura contabile, sia l’Amcc hanno espresso la loro contrarietà”Andrea Carapellucci - Magistrato della sezione di controllo del Piemonte

“La riforma tocca pesantemente l’indipendenza dei magistrati – aggiunge Papa –. Si dà un enorme potere alla procura generale a partire dalle linee guida, che acquisteranno carattere vincolate, mentre ora costituiscono solo indicatori dell’azione a fini di coordinamento delle procure: il magistrato che non le seguirà si vedrà sottratta l’indagine con evidente violazione del principio di autonomia affermato dalla Costituzione”. Anche la possibilità, riconosciuta alla procura generale di controllare, in qualsiasi momento, gli atti di un’indagine “incide pesantemente sullo stesso principio”.

“Una riorganizzazione in questi termini – aggiunge la giudice – lascia aperta all’influenza della politica una porta, che magari potrebbe non essere varcata, ma che il legislatore ha il dovere di non ammettere neppure in linea teorica se si vogliono evitare rischi di violazione dei principi della Costituzione, e che dovrebbe, invece, sostituire con un muro”.

“Il governo ha voluto istituire un tavolo con componenti per metà di sua nomina e per metà scelti dalla Corte dei conti – conclude il giudice Carapellucci –. Così potrà dire che la riforma è concordata coi magistrati, ma in realtà è subita: sia i vertici della magistratura contabile, sia l’Amcc hanno espresso la loro contrarietà”, afferma Carapellucci.

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