
Lo smartphone ci isola e ruba la capacità di stare soli


26 agosto 2026
“Noi siamo le relazioni che creiamo”. Questa è una frase di Enzo Chioini – referente di Libera per il presidio “Rossella Casini" di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, scomparso nel 2024 – riportata su un cartello posto all’ingresso del capannone a lui dedicato, un bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito il 9 aprile 2026 alla comunità del piccolo centro toscano.
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Il capannone è un ex panificio industriale che nel 2016, insieme ad altri immobili, è stato sequestrato a Michelangelo Fedele, giunto in Toscana dalla Calabria negli anni Settanta con il soggiorno obbligato – “mandato al confino”, si diceva una volta – e condannato a 12 anni per usura. Si estende su una superficie di 500 metri quadrati ed è stato confiscato in via definitiva nel 2019, per poi essere assegnato al Comune. Dopo un percorso di co-programmazione partecipata, l’amministrazione comunale ha affidato la gestione del bene alla cooperativa sociale Convoi (capofila), l'associazione San Bernardo Abate onlusper Caritas e Misericordia di Castagneto.
Il capannone è un ex panificio industriale sequestrato nel 2016 a Michelangelo Fedele, che negli anni Settanta fu mandato "al confino" in Toscana dalla Calabria
Lo spazio ospita un centro d’ascolto; la sartoria sociale Attaccabottone (dove è impiegato un ragazzo migrante che faceva il sarto nel suo Paese d’origine); una ciclofficina che ripara vecchie biciclette e passeggini, donandoli a chi ne ha bisogno; una radio, al momento collegata a Radio Aidel22, gestita da genitori di ragazzi affetti dalla sindrome da microdelezione del cromosoma 22; un laboratorio socio-occupazionale che impiega persone con fragilità psichiche, impegnate nella produzione di gadget (magneti, tazze ecc.).
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Due stanze sono state inoltre trasformate in un punto d’appoggio per le persone senza dimora, gestito dalla Società della salute, dove è possibile fare una doccia, collegarsi a internet e lasciare le valigie. È presente anche una mensa gestita dalla Caritas, che si occupa inoltre della raccolta e distribuzione di abiti per bambini e adulti. Sempre la Caritas ha messo in piedi un emporio sociale: le persone più bisognose hanno una tessera con cui possono scegliere i prodotti che preferiscono. Un sistema che rispetto al classico "pacco" riduce gli sprechi ed è più dignitoso.
Il 9 aprile 2026 il capannone ha ospitato una grande festa a cui ha partecipato la comunità locale, le istituzioni e il mondo di Libera, compreso il fondatore don Luigi Ciotti, mentre dal 7 all'11 settembre è in programma il campo di E!state liberi.
Enzo Chioini era il marito di Laura Catapano, che segue con grande passione le iniziative promosse dal presidio territoriale di Libera. “Enzo aveva la capacità di vedere oltre – racconta a lavialibera –. Immaginava tutto questo quando il capannone era solo un rudere. È riuscito a trascinare tutti noi in questa avventura, ma purtroppo se n’è andato quando mancava davvero poco alla fine dei lavori. La sindaca Sandra Scalpellini e Libera hanno voluto intitolare il capannone a mio marito, ne sarebbe stato orgoglioso”.
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Laura Catapano conosce bene la storia del capannone e di Michelangelo Fedele. “Era arrivato in Toscana da Rizziconi, un paese calabrese nel cuore della Piana di Gioia Tauro, e in poco tempo è riuscito a mettere in piedi un sistema usuraio che gli ha permesso di acquisire numerose proprietà. Tra i beni confiscati c’è anche un’abitazione (dedicata a Barbara Corvi) che oggi ospita donne con bambini che hanno deciso di sganciarsi da situazioni familiari complesse, alle quali viene offerto un rifugio sicuro e gratuito. Il fine ultimo è garantire loro l’autonomia. Da queste parti chi ha problemi è sempre stato assistito: l’obiettivo ora è cambiare paradigma e offrire una seconda opportunità”.
Da queste parti chi ha problemi è sempre stato assistito: l’obiettivo ora è cambiare paradigma e offrire una seconda opportunità
Nella storia recente del bene non sono mancati episodi sgradevoli. “Nell’appartamento confiscato e destinato al progetto per le donne risiedeva la figlia di Fedele. Quando il Comune l’ha fatta sgomberare, siamo entrati con i ragazzi dello Spazio giovani per imbiancare, ma abbiamo trovato la porta d’ingresso sigillata con il silicone. Altre volte, invece, ci hanno portato via le bandiere di Libera. E ancora, in occasione del quinto compleanno del presidio, abbiamo organizzato una sfilata dal centro del paese al capannone. A un certo punto è arrivata la figlia di Fedele per provocarci. Durante i convegni si piazzava all’ingresso e fotografava tutti quelli che entravano.
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A Fedele è stato confiscato anche un distributore di benzina. Il figlio chiese un incontro con la sindaca al quale partecipai anch’io. Disse che lo Stato gli faceva schifo e propose che il Comune acquisisse il distributore per poi darlo in gestione a lui.
Il capannone "Enzo Chioini" continua a raccontare il suo passato. “Mantenere viva la memoria è fondamentale – spiega Catapano – e per questo organizziamo numerosi momenti di formazione e visite guidate. Gli ultimi dieci anni sono stati molto difficili: la fatica più grande per il presidio è stata creare un terreno fertile per arrivare al riuso sociale. Ma non solo. In Toscana c’è una certa mentalità e storie come questa, che hanno a che fare con la criminalità, non vengono prese molto in considerazione, come se fossero fenomeni lontani che non ci riguardano".
In Toscana c’è una certa mentalità e storie come questa, che hanno a che fare con la criminalità, non vengono prese molto in considerazione
"Con l’usura Michelangelo Fedele era riuscito a ottenere circa ottanta appartamenti e li affittava ai migranti, che pagavano il canone e spesso subaffittavano gli alloggi, con una quota che finiva sempre a Fedele. Quando ci sono state le confische, Fedele disse agli inquilini: ‘Chiedete al Comune che fine hanno fatto le case’. Era visto quasi come un benefattore, perché con quel sistema illegale ci guadagnavano tutti”.
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