Criminalità organizzata. Foto: rawpixel
Criminalità organizzata. Foto: rawpixel

Lotta alla criminalità internazionale, serve un salto di qualità

La mafia non fa più esplodere le bombe, ma corrompe e controlla l'economia. Per combatterla bisogna fare di più sulla prevenzione e lo scambio di informazioni, in un'ottica transnazionale

Nicola Altiero

Nicola AltieroVice Direttore della DIA e referente @ON

23 dicembre 2022

A vent’anni dalla Convenzione di Palermo, non possiamo in tutta sincerità dirci soddisfatti dei progressi fatti sul fronte del contrasto alla criminalità organizzata internazionale.  Non che non ne siano stati fatti, ma si tratta di una materia in cui l’ottimo paretiano (condizione da cui è impossibile migliorare ulteriormente la situazione senza danneggiare altri, ndr), per usare un termine econometrico, non esiste. C’è sempre margine per migliorare la qualità delle attività di analisi, repressione, controllo e, di prevenzione. Ancora oggi alcuni paesi europei non aderiscono alle piattaforme internazionali di contrasto alle organizzazioni criminali e, di fronte a tale situazione, non possiamo accontentarci di dichiarazioni d’intento pronunciate nei consessi internazionali o nei convegni accademici, poi contraddette dalla pratica. Non basta che si firmino dei protocolli d’intesa, quando poi restano delle scatole vuote, prive di contenuti pratici. Un esempio attuale: ancora oggi per tradurre una richiesta d’informazioni dall’italiano in una lingua straniera possono passare anche due mesi. 

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2022 - numero 18

Oltre le convenzioni

Nel dicembre del 2000, a Palermo veniva firmata la Convenzione Onu contro il crimine organizzato transnazionale, presentata in termini trionfalistici come una svolta nella lotta ai fenomeni mafiosi in tutto il mondo. Ma cosa è cambiato da allora? Qual è lo stato dell'arte in fatto di contrasto ai traffici illeciti globali?

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