
Vittime di mafia, "seconde generazioni" in cerca di verità. Ma per quanto ancora?



31 marzo 2026
A poche settimane dal calcio d'inizio, i Mondiali 2026 rischiano di diventare un "palcoscenico per la repressione e le pratiche autoritarie". A lanciare l'allarme è Amnesty International che, in un rapporto pubblicato il 30 marzo, denuncia la "grave crisi dei diritti umani" che interessa gli Stati Uniti, paese ospitante insieme a Canada e Messico, e i conseguenti "rischi significativi per tifosi, giocatori, giornalisti, lavoratori e comunità locali".
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"La più grave minaccia per i partecipanti tanto stranieri quanto locali – si legge nel documento – arriva dal sistema abusivo, discriminatorio e letale del controllo dell'immigrazione e della detenzione di massa". Il riferimento è alla famigerata Ice (Immigration and customs enforcement), l'agenzia federale che, insieme alla Cbp (Custom and border protection), si è resa responsabile negli ultimi mesi di rastrellamenti violenti in diverse città statunitensi ai danni di cittadini stranieri irregolari, poi detenuti ed espulsi.
Secondo il New York Times, nel 2025 le agenzie hanno espulso oltre 500mila persone, 230mila intercettate sul territorio e 270mila alle frontiere, con modalità che, secondo diverse organizzazioni non governative e esperti delle Nazioni unite, violano i diritti umani e le leggi internazionali. Dall'insediamento di Donald Trump nel gennaio 2025, almeno 46 persone sono morte nei centri di detenzione e altre 9 sono state uccise dagli agenti nel corso delle operazioni sul territorio, come Renée Good e Alex Pretti a Minneapolis.
La famigerata Ice, responsabile di rastrellamenti, violenze e uccisioni, sarà "un attore chiave nell'apparato di sicurezza dei Mondiali"
I rastrellamenti dell'Ice e la repressione delle proteste che ne sono seguite hanno toccato anche le città che ospiteranno le competizioni. A Los Angeles, in risposta alle manifestazioni dello scorso giugno, il presidente Trump ha inviato 4mila soldati della Guardia nazionale. A Dallas, Houston e Miami, le autorità locali hanno stretto accordo con l’Ice che, riporta Amnesty, "hanno aumentato la profilazione razziale, preso di mira le persone migranti, eroso la fiducia delle comunità e provocato minore sicurezza pubblica", prevedendo tra le altre cose l'utilizzo delle carceri per la detenzione dei migranti.
L'organizzazione sottolinea che, a dispetto della promessa di un torneo in cui ogni persona “si senta sicura, inclusa e libera di esercitare i propri diritti”, "né la Fifa né le autorità statunitensi hanno fornito alcuna garanzia che i partecipanti ai Mondiali saranno al riparo dalla profilazione etnica, dai rastrellamenti indiscriminati, dalla detenzione e dalle espulsioni illegali". Anzi, lo scorso febbraio, il direttore ad interim dell'Ice Todd Lyons ha dichiarato che l'agenzia sarà "un attore chiave nell'apparato di sicurezza per i Mondiali". Già durante i Mondiali per club dell'anno scorso, Human Rights Watch aveva documentato il caso di un tifoso arrestato per un'infrazione minore, consegnato all'Ice ed espulso.
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Visto il rischio di sorveglianza intrusiva, il Comitato per la protezione dei giornalisti consiglia di utilizzare telefoni usa e getta e prestare attenzione alle attività sui social
Non solo: quattro Stati le cui squadre si sono qualificate (Costa d'Avorio, Haiti, Iran e Senegal) sono sottoposti a severe restrizioni all'ingresso imposte unilateralmente da Trump, che potrebbero impedire o ostacolare l'arrivo dei tifosi. Tutti i visitatori, inoltre, potrebbero subire forme di "sorveglianza intrusiva", scrive sempre Amnesty, come l'ispezione dei dispositivi personali e degli account social. Per questo, il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) ha consigliato agli operatori dei media che seguiranno il torneo di utilizzare telefoni usa e getta e di prestare attenzione nel pubblicare, commentare o mettere 'like' sui social a contenuti potenzialmente sensibili.
La Federazione internazionale di calcio è stata oggetto di critiche anche per la decisione di assegnare a Donald Trump il primo "Fifa peace prize". "Lo meriti per la tua azione, per ciò che hai ottenuto a modo tuo, ma in modo incredibile", ha dichiarato il presidente Fifa Gianni Infantino nella cerimonia di consegna lo scorso 5 dicembre a Washington. Human Rights Watch ha parlato di "sportwashing", mentre diversi media hanno riportato malumori all'interno della stessa Federazione. Infantino era presente tra gli ospiti d'onore anche alla cerimonia di insediamento di Trump nel gennaio 2025 e all'inaugurazione del "Board of Peace" con tanto di cappello con la scritta "Usa", presenza che gli è costata un'indagine per presunta violazione della neutralità da parte del Comitato olimpico internazionale, conclusa senza sanzioni.
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Le preoccupazioni rispetto alla sicurezza e ai diritti di chi parteciperà ai Mondiali e delle comunità locali riguardano anche il Messico. Cpj lo considera il Paese più pericoloso al mondo per i giornalisti, mentre Amnesty teme rischi per il diritto di protesta. Già negli scorsi mesi ci sono state mobilitazioni per denunciare la gentrificazione delle città in vista dell'evento, mentre alcune attiviste hanno in programma una manifestazione in occasione della partita inaugurale a Città del Messico il prossimo 11 giugno per chiedere verità e giustizia per le migliaia di desaparecidos. "A Guadalajara, città che ospiterà alcune partite, le autorità hanno minacciato di rimuovere i manifesti per la ricerca delle persone scomparse, mentre a Monterrey la polizia ha tentato di arrestare alcune donne che esponevano striscioni", si legge nel rapporto. Il governo ha annunciato il dispiegamento di 100mila agenti per la sicurezza dei Mondiali, compresi uomini dell'esercito, che "continua a essere coinvolto in diverse violazioni dei diritti umani, comprese le uccisioni extragiudiziali".
"A poche settimane dall'avvio, lo slogan della Fifa sul 'calcio che unisce il mondo' appare in evidente contrasto con le politiche divisive e repressive dei governi che ospitano il torneo. C'è ancora tempo per evitare che i Mondiali 2026 diventino un palcoscenico per la repressione"Amnesty International
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