50mila a Torino in memoria delle vittime di mafia. Don Ciotti: "Non basta avere le mani pulite se si tengono in tasca"

Redazione lavialibera

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21 marzo 2026

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Abbiamo fame di verità e di giustizia”. Così don Luigi Ciotti ha aperto il suo discorso a conclusione della XXXI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che quest’anno ha riunito a Torino 50mila persone da tutta Italia. Il corteo, partito in mattinata da Piazza Solferino, ha sfilato per il centro del capoluogo piemontese per poi terminare in Piazza Vittorio Veneto, dove sono stati letti i nomi delle 1117 vittime innocenti ricordate da Libera. Molti i familiari presenti, insieme a studenti, famiglie, associazioni e cittadini e cittadine che condividono l’impegno contro la criminalità organizzata e per la giustizia sociale.

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Famiglie ancora senza verità

"Possiamo essere formalmente irreprensibili e stare alla finestra mentre il mondo brucia. Se abbiamo le mani pulite ma le teniamo in tasca siamo complici dell’indifferenza, dell’ingiustizia che avanza e colpisce duro, come sempre, i più deboli, i meno tutelati”don Luigi Ciotti

Parlando dal palco, il fondatore di Libera ha ricordato come ancora l’80 per cento dei familiari non conosca la verità sulla morte dei propri cari per mano della criminalità organizzata: “La verità è un diritto: il diritto di sapere, di non essere ingannati, di non essere manipolati dai poteri forti, dalle parole vuote, dai silenzi complici”. Poi, un invito all’impegno: “Non basta avere le mani pulite – ha scandito il fondatore di Libera –. Possiamo essere formalmente irreprensibili e stare alla finestra mentre il mondo brucia. Se abbiamo le mani pulite ma le teniamo in tasca siamo complici dell’indifferenza, dell’ingiustizia che avanza e colpisce duro, come sempre, i più deboli, i meno tutelati”.

Contro mafia e patriarcato

Parte dell’intervento è stata dedicata alle donne: “La sub-cultura mafiosa è profondamente patriarcale. Le donne, in quel mondo, sono figure subalterne: servono, ma non contano. Devono obbedire, non pensare, subire, non ribellarsi. Eppure, quante donne hanno pagato con la vita il coraggio di dire no? Quante sono state uccise perché hanno rotto gli schemi, perché hanno alzato la testa, perché hanno voluto, hanno preteso, di essere libere?”. Dalla piazza, un applauso per le donne che si sono allontanate da contesti mafiosi e ora vivono sotto protezione grazie al progetto Liberi di scegliere, che potrebbe diventare sistema a livello nazionale grazie a una proposta di legge bipartisan: “Speriamo che almeno su questo la politica sia unita”, l’auspicio di don Luigi Ciotti, che ha invece usato parole dure contro “l’inaccettabile passo indietro” sulla legge su consenso e violenza sessuale.

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Le guerre lontane e il riarmo in casa

"Le guerre uccidono, distruggono, inquinano: sono un trittico di morte. E sono un grande affare per le mafie, per i trafficanti di armi, per le multinazionali del petrolio”don Luigi Ciotti

Ciotti ha poi ricordato i conflitti in corso nel mondo, dall’Ucraina a Gaza passando per l’Iran, il Sudan, il Congo, e il Myanmar: “Le guerre uccidono, distruggono, inquinano: sono un trittico di morte. E sono un grande affare per le mafie, per i trafficanti di armi, per le multinazionali del petrolio”. Parole di preoccupazione anche rispetto al riarmo, che ci interessa da vicino: “Qui a Torino dobbiamo guardarci allo specchio: per noi è motivo di preoccupazione che si festeggi la crescita di attività legate all’industria militare. Qui si progettano e si assemblano i caccia del futuro che seminano morte. Costruire la pace non significa fabbricare più armi, ma costruire più scuole, case, ospedali, lavoro dignitoso. Significa investire nella vita, non nella morte”.

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L'appello al "sovversivismo pacifico"

Di morte parla anche la continua tragedia del Mediterraneo: “Migliaia di persone annegate nell’indifferenza dei governi, dell’Europa di molti di noi – ha denunciato Ciotti –. A fine gennaio, durante il ciclone Harry si stima siano scomparse almeno un migliaio di persone al largo delle nostre coste: una tragedia enorme coperta da un silenzio assordante”.

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Da qui l’appello: “Dobbiamo avere il coraggio di fermare questa corsa folle, di metterci di mezzo, ciascuno con il proprio corpo e il proprio cuore, per fermare i creatori di moderni inferni. Noi oggi, qui, stiamo dicendo che il silenzio va rotto, che l’indifferenza va smascherata, che l’inerzia va scossa con la forza della presenza, della partecipazione, della passione civile”. Da ultimo, l’invito al “sovversivismo pacifico”, alla “rivoluzione gentile”: “Siamo ostinatamente fedeli a un sogno – ha concluso don Luigi Ciotti prima di salutare la piazza – Il sogno che la nostra Costituzione non resti scritta solo sulla carta, ma diventi carne viva, pane quotidiano: dignità e rispetto per tutti, lavoro, casa, futuro, salute, istruzione, cultura, tutela del creato, la nostra casa comune”

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