Liberi di scegliere, depositata la proposta di legge per dare un'alternativa ai figli dei mafiosi

La deputata Chiara Colosimo e la senatrice Enza Rando hanno firmato la proposta che vuole trasformare in legge il protocollo avviato nel 2012 dal giudice Roberto Di Bella in Calabria per togliere dall'ambiente mafioso i minori e le loro madri e per offrire loro protezione e nuove opportunità

Redazione lavialibera

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20 novembre 2025

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Dopo un lungo lavoro di preparazione e scrittura, il protocollo Liberi di scegliere – in estrema sintesi, un programma che permette l’allontanamento dei minori dalle famiglie mafiose in condizioni di maltrattamento o ne faccia richiesta un familiare, spesso la madre – è diventato una proposta di legge depositata alla Camera dei deputati. Si tratta di una proposta bipartisan, firmata dalla deputata FdI Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare antimafia, e dalla senatrice Pd Enza Rando, che presiede il comitato dell’Antimafia dedicato ai minori. A sostenere la proposta anche parlamentari delle altre forze di maggioranza e opposizione.

Cos'è il protocollo "Liberi di scegliere"?

“Sono circa 150 minori già attualmente tutelati, 30 le donne entrate nel progetto, sette le donne diventate collaboratrici o testimoni di giustizia, e due ex boss con ruoli apicali nella ‘ndrangheta e nella mafia che hanno avviato percorsi per proteggere i loro figli"Roberto Di Bella - Audizione del marzo 2024

Il protocollo è nato nel 2012 dal lavoro di un magistrato, Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria e ora alla guida degli uffici di Catania. All’inizio era rivolto ai minori nati e cresciuti in famiglie mafiose, poi anche alle madri, tutte persone a cui offrire alternative culturali, sociali e affettive allontanandoli da quegli ambienti. “Sono circa 150 minori già attualmente tutelati, 30 le donne entrate nel progetto, sette le donne diventate collaboratrici o testimoni di giustizia, e due ex boss con ruoli apicali nella ‘ndrangheta e nella mafia che hanno avviato percorsi per proteggere i loro figli – spiegava il giudice nel marzo 2024 alla commissione antimafia –.Sta alimentando speranze laddove sembrava che non potesse esservi speranza”.

Il suo lavoro ha ricevuto il sostegno di Libera e della Conferenza episcopale italiana, che hanno favorito il trasferimento e il reinserimento di chi si allontanava dalle famiglie mafiose. “Nel periodo di transizione non ce l’avremmo fatta senza il contributo determinante dell’associazione Libera, che aveva la capillarità e la velocità d’azione che le vite dei ragazzi richiedevano”, spiegò Di Bella a lavialibera nel 2020, in un articolo che raccontava l'esperienza. Nel marzo 2024, i ministeri della Giustizia, dell'Interno, dell'Istruzione, dell'Università e della Famiglia, insieme alla Direzione nazionale antimafia e alla Cei, hanno esteso l'applicazione del protocollo, coinvolgendo anche le aree di Palermo e Napoli. Nel frattempo, sin dall’inizio della legislatura, la senatrice Rando – che come avvocato ha assistito testimoni di giustizia – ha lavorato per trasformare quello che finora è stato un protocollo dei Tribunali in qualcosa di più strutturato, trovando il sostegno di molte forze partitiche.

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Cosa prevede la proposta di legge bipartisan?

Ne è uscita una proposta di legge composta da dodici gli articoli. L’obiettivo è togliere dall’ambiente mafioso i giovani sotto i 18 anni, oppure quelli sotto i 25 anni di età (che erano stati destinatari da minorenni delle misure previste dal progetto di legge) e anche i genitori di minorenni o i soggetti che ne hanno la responsabilità genitoriale e “abbiano manifestato la volontà di allontanarsi, unitamente al minorenne, dal contesto di criminalità organizzata”.

Secondo un lancio dell'agenzia Adnkronos, le misure previste dalla normativa sono sia “di protezione e assistenza personale” sia “di assistenza economica”. L’adozione delle misure spetterà al Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie competente per territorio, su proposta del procuratore. Se indicato dall’autorità giudiziaria, tra le misure previste ci sono anche “il trasferimento immediato in luoghi protetti”, “l’adozione di misure urgenti di vigilanza e protezione” o “l’eventuale utilizzazione di documenti di copertura”. Possibile anche prevedere interventi per “il supporto pedagogico e psicologico”, per “l’accesso all'istruzione obbligatoria per i destinatari delle misure che non abbiano ancora assolto l’obbligo scolastico” e per “favorire il reinserimento sociale e l'integrazione del minore e del familiare di riferimento nella nuova realtà sociale”. 

Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, dovrà ora assegnare il testo alle commissioni competenti per le prime discussioni e i primi voti. 

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Le reazioni dei parlamentari

"Ora tutti sono chiamati all'impegno perché il parlamento, nelle due Camere, faccia diventare al più presto legge effettiva la proposta, che rappresenta un contributo fondamentale di legalità, solidarietà, lotta alla criminalità organizzata"Walter Verini - Capogruppo Pd in commissione antimafia

Tre parlamentari di Fratelli d’Italia hanno espresso apprezzamenti alla proposta, attribuendola soltanto dalla collega di partito Colosimo. Il lavoro, però, è stato portato avanti con Rando (ex vicepresidente di Libera), a cui sono andati i ringraziamenti pubblici di Walter Verini, capogruppo dei dem in commissione antimafia: “La sua tenacia e il suo impegno, alla guida dell’apposito comitato della commissione antimafia, ha prodotto un risultato di grande rilievo – ha dichiarato Verini riconoscendo il merito anche a tutte quelle persone che, dentro e fuori le istituzioni, hanno finora promosso e attuato il protocollo –. Rappresenta un risultato concreto, importantissimo, unitario che corona anni e anni di battaglie dell’associazione Libera di don Ciotti (venuto su questo anche in audizione a San Macuto), sulla base del progetto ‘Liberi di scegliere’, nato dal giudice Roberto Di Bella, che lo ha applicato a Reggio Calabria e a Catania, dove è presidente del Tribunale dei minori. Ora tutti sono chiamati all'impegno perché il parlamento, nelle due Camere, faccia diventare al più presto legge effettiva la proposta, che rappresenta un contributo fondamentale di legalità, solidarietà, lotta alla criminalità organizzata”.

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La proposta "Liberi di scegliere" nella passata legislatura

Nell’estate 2019 tre deputati del M5s (Dalila Nesci, Devis Dori e Fabiola Bologna) avevano depositato un disegno di legge per “istituire e regolamentare una rete nazionale di protezione e di assistenza a favore di tutti i soggetti minorenni sottoposti a un grave pregiudizio della propria integrità psicofisica derivante dall’appartenenza a nuclei familiari inseriti in contesti di criminalità organizzata, nonché dei loro familiari che si dissociano dalle logiche criminali, nei casi in cui non sussistono i presupposti per l’ammissione alle speciali misure di protezione”.

L’obiettivo era modificare alcuni articoli del codice civile, di quello penale e quello di procedura penale, per introdurre la decadenza genitoriale di chi è stato condannato per mafia o traffici di droga, ma anche per migliorare e coordinare meglio la rete di interventi giudiziari, socio-sanitari ed educativi. Bisognava anche colmare “un vuoto di tutela nei riguardi dei figli di collaboratori o testimoni di giustizia”, perché si erano verificati “casi di genitori collaboratori di giustizia i cui figli minori, per ritardi nella comunicazione agli uffici giudiziari minorili o per incertezze del collaborante nel chiedere di estendere la protezione anche ai figli, sono rimasti affidati ad altri familiari che non hanno esitato ad esercitare pressioni, al limite dei maltrattamenti, per costringere il congiunto a ritrattare e recedere dal percorso di legalità appena intrapreso”.

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