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17 giugno 2026
È un compromesso tutto a destra quello che ha dato forma al nuovo Regolamento Ue sui rimpatri: giovedì 17 giugno 2026, il parlamento di Strasburgo ha approvato con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni la versione definitiva del testo, con il sostegno del Partito popolare europeo, dei Conservatori e riformisti (il gruppo di cui fa parte Fratelli d’Italia), dei Patrioti per l’Europa (a cui aderisce la Lega) e di Europa delle nazioni sovrane (nato su iniziativa di Alternative für Deutschland). "Un provvedimento storico, frutto soprattutto del lavoro del governo italiano", ha commentato la presidente del consiglio Giorgia Meloni. "Adottato! La remigrazione inizia anche da Bruxelles", ha esultato l'eurodeputato ex leghista e fondatore di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, filmandosi mentre votava a favore in un video pubblicato sui suoi canali social.
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Ora manca solo l'approvazione formale da parte del Consiglio europeo, che appare però scontata. Rispetto alla proposta iniziale della Commissione guidata da Ursula con der Leyen, il testo definitivo recepisce la maggior parte delle proposte di modifica – in senso più restrittivo – avanzate dai governi e dalla destra in Parlamento. Ecco cosa prevede.
Le persone di cui è stata decisa l'espulsione, comprese famiglie con bambini e minori non accompagnati, potranno essere trattenute in strutture chiuse fino a 30 mesi
I cittadini stranieri in attesa del rimpatrio potranno essere trattenuti in appositi centri per un massimo di 24 mesi, prorogabili di altri sei nel caso in cui "mutate circostanze" e "nuove informazioni" indichino una "prospettiva ragionevole di allontanamento". In Italia, le strutture dedicate sono i centri di permanenza per il rimpatrio (cpr), noti per le condizioni degradanti denunciate dalle associazioni e dai garanti: ne esistono dieci sul territorio nazionale, ma il governo punta a costruirne sei nuovi. In questo caso si parla di detenzione amministrativa, cioè non legata a un procedimento penale. In altre parole, chi viene rinchiuso nei cpr viene privato della libertà personale non perché ha commesso o è sospettato di aver commesso reati, ma perché non ha i documenti in regola.
Secondo il nuovo regolamento, potranno essere sottoposte a trattenimento anche famiglie con bambini e minori stranieri non accompagnati "in mancanza di altra soluzione". Non solo: l'accesso a spazi all'aria aperta "potrà essere limitato per un periodo di tempo circoscritto, se necessario e proporzionato per garantire il buon funzionamento del centro di trattenimento". Nel caso in cui le strutture dedicate siano insufficienti, gli Stati membri potranno ricorrere agli istituti penitenziari.
Le carte che svelano lo stato dei cpr italiani
Le visite di avvocati, familiari, autorità consolari e rappresentanti delle organizzazioni nazionali, internazionali e non governative nei centri di trattenimento potranno essere sottoposte ad autorizzazione o nulla osta da parte dell’autorità competente, che potrà imporre limiti all’accesso se "oggettivamente necessari per la sicurezza, l’ordine pubblico o la gestione amministrativa del centro". Le autorità potranno estendere la durata oltre i limiti e derogare temporaneamente dalle procedure e dalle modalità di trattenimento ordinarie in non meglio precisate "situazioni di emergenza".
Il regolamento permette di creare centri di rimpatrio fuori dall'Unione, sul modello dell'accordo Italia-Albania, e di espellere i cittadini stranieri verso paesi diversi da quello d'origine
Il regolamento istituisce un "ordine europeo di rimpatrio": se le autorità di uno Stato membro emettono un decreto di espulsione, anche quelle degli altri Stati Ue saranno tenute a eseguirlo nel caso intercettasserero il cittadino straniero sul proprio territorio. I governi potranno anche stringere accordi bilaterali con Stati terzi per creare "hub di rimpatrio" al di fuori dell'Unione, sul modello dell'intesa Italia-Albania. Sarà possibile effettuare i rimpatri non solo verso il paese d'origine della persona interessata, ma anche verso i paesi dove è transitato o verso "paesi terzi sicuri".
Le autorità degli Stati membri potranno trasferire agli Stati terzi i dati biometrici dei cittadini stranieri e le informazioni relative all’identità, alla famiglia, al percorso migratorio, alla salute. Il testo consente inoltre alle autorità nazionali di effettuare il rimpatrio anche se il cittadino ha presentato ricorso e attende l'esito, a meno che un giudice non decida la sospensione dell'ordine di espulsione.
Il testo autorizza inoltre l'Unione europea e gli Stati membri ad adottare "misure adeguate" nei confronti dei paesi che "non cooperano in materia di riammissione", cioè non autorizzano l'ingresso dei loro connazionali che l'Europa vorrebbe rimpatriare. Tra le misure citate, "il ricorso alla condizionalità in relazione alla politica in materia di visti, nonché il commercio e lo sviluppo". Si tratta di una proposta cara alla destra: sospendere o limitare l'erogazione dei visti, gli aiuti economici e i rapporti commerciali se i paesi d'origine non accettano i rimpatri.
Il nuovo regolamento rimpatri parla anche di "misure investigative" che le autorità degli Stati membri potranno mettere in capo "ove necessario, proporzionato e debitamente giustificato" per "preparare o garantire un rimpatrio efficace". Tra queste, perquisizioni delle persone, delle abitazioni o di altri locali pertinenti, sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici. Secondo ong e forze politiche critiche, questa norma apre alla possibilità di retate simili a quelle che negli Stati uniti utilizza la famigerata Ice.
L'articolo originale è tratto da lavialibera n° 38
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