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Elena CiccarelloDirettrice responsabile lavialibera



14 maggio 2026
A Palermo 14 camere di sicurezza della caserma Lungaro vengono usate come luoghi idonei. Operative per questo scopo dal 2018, in queste stanze sono stati trattenuti 56 cittadini stranieri e, di questi, 44 rimpatriati in pochi giorni da gennaio 2022 a dicembre 2025, come ha scoperto lavialibera con una richiesta alla questura cittadina. Sono luoghi che dovrebbero seguire le già fragili regole dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) ma che invece rimangono zone d’ombra su cui si conosce pochissimo.
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Come per altri casi di cui ci siamo occupati, in questi posti non passa luce naturale, non sono presenti tavoli o sedie, e per dormire ci si deve accontentare di una panca in muratura addossata alla parete. Manca un presidio sanitario interno e lo stato di salute è controllato direttamente dal personale, senza una formazione medica. Tanto che, a metà novembre, una persona con pacemaker è stata trattenuta per una notte e il figlio ha dovuto portare i farmaci per curare la cardiopatia del padre, consegnandoli a una volante, che poi li ha portati all’interno dell’area militare senza che i due si incontrassero.
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Secondo il registro, la permanenza è stata possibile perché il problema al cuore non era stato dichiarato all’inizio.
In mancanza di un elenco e di informazioni dettagliate, riusciamo a ricostruire parte di ciò che accade all’interno di questi luoghi attraverso la relazione del Garante nazionale delle persone private della libertà personale, che a inizio dicembre ha visitato i locali idonei del capoluogo siciliano. Alle sollecitazioni della relazione, la questura ha risposto informando del fatto che i luoghi idonei verranno spostati nella Cittadella della Polizia.
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I luoghi idonei in Italia esistono dal 2018, quando l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini ha firmato il decreto Sicurezza che modificava il Testo unico sull’immigrazione del 1998. In particolare, all’articolo 4 della norma per la prima volta si fa riferimento a "strutture diverse e idonee nella disponibilità dell’autorità di pubblica sicurezza", da utilizzare "nel caso in cui non ci sia disponibilità di posti" nei Cpr.
Sono presenti in almeno 60 questure d’Italia e comprendono stanze dedicate a essere luoghi idonei e camere di sicurezza utilizzate a quello scopo
Chi non è in grado di mostrare agli agenti di polizia un valido documento di soggiorno è trattenuto in questura e accompagnato in queste stanze: entro 48 ore il giudice di pace deve indicare il giorno dell’udienza di convalida e, se autorizza la permanenza, il trattenimento si prolunga fino alla data dell’effettivo allontanamento. Sono persone che quindi non hanno commesso reati, ma sono trattenute in “detenzione amministrativa” prima dell’espulsione.
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Sono spazi a cui al momento possono accedere solo i garanti, invisibili a tutti gli altri e dei quali nessuno ha voglia di parlare; non esiste neppure un elenco che ne indichi la posizione o numeri che spieghino quanto e come siano utilizzati. Per ricostruire dove si trovano e, soprattutto, per capire cosa succede al loro interno, lavialibera li ha mappati in esclusiva, ottenendo i dati su trattenimenti e rimpatri. Dalla nostra inchiesta emerge che ogni anno ci finiscono centinaia di uomini e donne, almeno 2.445 nel triennio 2023-2025.
In Sicilia, oltre a Palermo, questi locali sono presenti ad Agrigento, Enna, Ragusa, Siracusa e Catania. Le questure di Caltanissetta e Messina non hanno risposto alle richieste de lavialibera
Sono presenti in almeno 60 questure d’Italia e comprendono stanze dedicate a essere luoghi idonei e camere di sicurezza utilizzate a quello scopo. In Sicilia, oltre a Palermo, questi locali sono presenti ad Agrigento, Enna, Ragusa, Siracusa e Catania. Le questure di Caltanissetta e Messina non hanno risposto alle richieste de lavialibera. A metà dicembre scorso, Mario Serio, membro del Collegio del garante nazionale e due membri dell’ufficio hanno visitato i luoghi idonei di Palermo. Le criticità emerse nella loro relazione riguardano vari aspetti della vita all’interno di queste stanze: dall’organizzazione alla privacy, passando per le garanzie della tutela della salute.
Per capire meglio cosa accade all’interno, partiamo dall’organizzazione. La responsabilità sulla gestione nei locali e la trattazione della posizione giuridica dei cittadini stranieri – che segue le pratiche burocratiche delle persone e organizza il rimpatrio – è affidata a due uffici diversi, rispettivamente l’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico (nella caserma Lungaro) e l’ufficio immigrazione, che si trova però in un altro edificio (la Cittadella della Polizia). Questa differenza, secondo il garante, “può avere delle ripercussioni sui diritti delle persone trattenute”.

Nella pratica, questa doppia struttura fa saltare alcune informazioni importanti: l’ufficio prevenzione generale non sa, ad esempio, quale sia la destinazione delle persone dopo il rilascio dalle strutture di trattenimento, cioè se saranno rimpatriate oppure portate in un Cpr. Secondo quanto emerso dal documento, i cittadini rimangono in caserma fino al “momento in cui vengono trasferiti nei locali del giudice di pace a cura dell’ufficio immigrazione”. Essendoci due enti coinvolti, la mancata comunicazione di vulnerabilità o altri aspetti potrebbe avere conseguenze sulla sicurezza e sulla dignità della persona.
Oltre alle 14 camere di sicurezza, poi, viene utilizzata una “stanza di temporanea permanenza”, sempre all’interno della caserma Lungaro, una stanza di circa 50 metri quadri davanti alla “sala regia” dove sosta il personale di vigilanza. Qui di solito aspettano le persone sottoposte a fermo per l’identificazione, ma “la misura può riguardare anche cittadini stranieri che, previa autorizzazione del Giudice di pace nell’avviso di fissazione udienza, sono successivamente collocate nelle camere di sicurezza in vista del rimpatrio (o, come viene riferito, di trasferimento nel Cpr)”.
Le 14 camere di sicurezza utilizzate come luoghi idonei sono stanze da un posto letto ciascuno, senza servizi igienici. Non entrano luce e ventilazioni naturali, riscaldamento e aerazione sono garantite da un impianto di climatizzazione. I pasti sono somministrati all’interno delle stanze, ma non ci sono né tavoli né sedie e per sedersi si può usare una panca in muratura addossata alla parete. Niente materassi o cuscini: se una persona viene trattenuta anche durante la notte deve coprire il cemento con la coperta.
Nella stanza di temporanea permanenza non c'è alcuna riservatezza: le persone possono occupare le 16 sedie con braccioli inamovibili, che non danno la possibilità di sdraiarsi. Così, se qualcuno rimane la notte, dorme seduto, ma viene consegnata una coperta
La porta è blindata e non ci sono campanelli di chiamata interni, tuttavia l’area è costantemente videosorvegliata, senza lasciare possibilità di avere un po’ di privacy. I bagni sono tre, ma non hanno la doccia. Così, se si rimane nei locali per più giorni, è impossibile lavarsi integralmente.
Come già accennato, c’è anche la “stanza di temporanea permanenza”, separata dal corridoio da una vetrata che “consente di avere la completa visione all’interno del locale”. Nessuna riservatezza quindi per le persone che possono occupare le 16 sedie con braccioli inamovibili, che non danno la possibilità di sdraiarsi. Così, se qualcuno rimane la notte, dorme seduto, ma viene consegnata una coperta. Un’eventualità che accade spesso: dai dati del registro che il garante ha visionato, da marzo a dicembre 2025, risulta che ci siano transitate 42 persone e “dall’esame dei primi 10 transiti è emerso che 8 persone abbiano trascorso lì la notte”.
A gravare ancora di più sulle condizioni delle persone trattenute nei luoghi idonei è la mancanza di presidi sanitari interni. Se qualcuno dovesse sentirsi male, verrebbe portato in ospedale. A questo si aggiunge un altro particolare: è direttamente il personale di polizia a compilare il registro sullo “stato di salute riscontrato/riferito” in ingresso e in uscita annotando “eventuali referti medici raccolti in fase di ingresso o durante la permanenza della struttura”. Per l’idoneità al rimpatrio, invece, la responsabilità passa all’ufficio immigrazione.
Così, è capitato che a metà novembre 2025 un cittadino proveniente dalla Cina con un pacemaker sia stato trattenuto per una notte in caserma e che la sera sia dovuto arrivare il figlio con i farmaci per la patologia, consegnandoli a una volante. I due, quindi, non si sono visti.
A metà novembre 2025 un cittadino proveniente dalla Cina con un pacemaker è stato trattenuto per una notte in caserma. La sera è dovuto arrivare il figlio con i farmaci per la patologia, consegnandoli a una volante. I due non si sono visti
Secondo quanto riporta il garante, “tale vulnerabilità non era emersa in sede di colloquio preliminare al trasferimento presso i locali della caserma e pertanto l’ufficio immigrazione non aveva avviato alcuna valutazione sanitaria, né richiesto un dispositiva di scorta sanitario in vista del rimpatrio”. Rimpatrio che secondo il documento è avvenuto il giorno dopo, "senza dispositivo di scorta sanitaria, né annotazioni sulla vulnerabilità della persona”. Nessuna nota, nessuna protezione sanitaria.
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Anche se il trattenimento dura giorni e all’interno delle stanze non c’è nulla, le persone non possono tenere con loro nemmeno il cellulare, ufficialmente perché potrebbe essere utilizzati a scopo offensivo o autolesionistico. Così, vengono ritirati all’ingresso e restituiti solo per le chiamate.
Gli effetti personali sono chiusi dentro scatole di cartone aperte dentro un armadio di legno “pieno di vari materiali di servizio posto in un punto di passaggio del corridoio di accesso alle camere di sicurezza”.
Niente camere per le visite e i colloqui con familiari e difensori. “Il personale – scrive il garante – riferisce che non se ne è mai verificata la necessità”. Aggiungendo poi che sembra strano che nessuno abbia mai fatto richiesta (o sapesse della possibilità), facendo proprio riferimento al caso del figlio che lascia agli agenti i medicinali per il padre.
Il giudice di pace non ha mai entrato nelle camere di sicurezza per valutarne l'idoneità
Anche per il caso dei luoghi idonei di Palermo, il documento sottolinea che “il cittadino straniero viene accompagnato all’interno delle camere di sicurezza solo dopo l’autorizzazione del giudice di pace” ma che lo stesso “non ha mai fatto accesso alle camere di sicurezza per valutarne l’idoneità”.
Il 22 aprile la questura di Palermo ha risposto alle raccomandazioni del garante facendo sapere che, in breve tempo, i luoghi idonei della città verranno spostati all’interno della Cittadella della polizia. Saranno sei stanze “di dimensioni adeguate, tali da consentire la sistemazione di un tavolo con sedia per la consumazione dei pasti” e dividerle dalle camere dove avvengono i fermi.
Sul tema della salute, fanno sapere che “nel caso in cui venga evidenziato uno stato di salute che richieda un approfondimento medico o nel caso in cui venga comunicato un trattamento con terapia farmacologica [...], l’approfondimento verrà effettuato dai funzionari medici della polizia di Stato, che valutano la necessità dell’eventuale scorta sanitaria”. In ogni caso, dicono di aver messo al corrente l’ufficio sanitario della polizia di Stato, che però si trova nella caserma Lungaro (quindi non nella Cittadella dove saranno i nuovi luoghi idonei).
Sui cellulari, invece, la linea della questura è chiara: si può utilizzare per il tempo strettamente necessario alle telefonate
Secondo la questura, il cittadino di origine cinese ha chiesto poi protezione internazionale per “motivi di coesione familiare” e quindi il rimpatrio non è stato eseguito.
Fanno sapere anche che si doteranno di “contenitori o cassette individuali in cui riporre gli effetti personali del trattenuto, da annotare nel registro già esistente”.
Sui cellulari, invece, la linea è chiara: si può utilizzare per il tempo strettamente necessario alle telefonate, ma “la possibilità di lasciare i telefoni cellulari in via continuativa nella disponibilità degli stranieri potrebbe ingenerare delle ripercussioni negative sotto il profilo della sicurezza, [...], essere utilizzati dai trattenuti per compiere atti di autolesionismo o come oggetti atti ad arrecare offesa nei confronti di terzi”.
Il rischio, oltre a quelli elencati, è che possano essere registrati dei video, come quello in esclusiva che abbiamo ottenuto da una fonte, che facciano vedere le reali condizioni in cui si versano questi posti.
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Inchiesta esclusiva sui "luoghi idonei" delle questure, dove vengono rinchiusi i cittadini stranieri prima del rimpatrio
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