
Le condizioni dei cpr sono pessime. Lo dicono anche le carte del ministero


1 aprile 2026
Una realtà poco trasparente, in cui la vaghezza delle parole rischia di tradursi nella negazione di diritti fondamentali. Luoghi in cui le persone sono trattenute prima di un rimpatrio, spesso senza poter incontrare nessuno. Ne abbiamo parlato con l’ex garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale Mauro Palma.
Cpr, i medici che visitano i migranti sempre più sotto pressione
Cosa sono i “locali idonei”?
Sono stanze presso questure e aeroporti in cui i migranti vengono trattenuti in attesa del rimpatrio, ma sono molto critico sull’utilizzo di questa espressione.
Perché?
“Locale idoneo” è una di quelle formule che si usano perché meno impattanti, più riferite al senso comune che non alla definizione giuridica. Ma la loro vaghezza non è priva di conseguenze, perché nei fatti favorisce la riduzione dei diritti delle persone. Avviene lo stesso quando ad esempio, per la privazione della libertà dei migranti nei Cpr, si parla di trattenimento anziché di detenzione amministrativa. Passi la parola “locale”, ma cosa significa “idoneo”? Potrebbe sembrare un termine rassicurante, ma sul piano delle norme non significa niente. Le definizioni di “cella” e “camera di sicurezza” hanno uno statuto definito, dei criteri da rispettare, raccomandazioni etc. Invece quando e chi stabilisce se un locale è idoneo e per che cosa?
"Cosa significa 'idoneo'? Potrebbe sembrare un termine rassicurante, ma sul piano delle norme non significa niente"
Ce lo spieghi lei.
Quando venne sollevata la questione, durante il mio mandato come Garante, il ministero dell’Interno mi chiese di definire quali dovessero essere le caratteristiche necessarie a qualificare un luogo come “idoneo”. Risposi che le tre caratteristiche prioritarie avrebbero dovuto essere, la prima, la pubblicità e la stabilità della loro collocazione; la seconda, un registro delle presenze; la terza, uno statuto chiaro, che assicuri condizioni e diritti pari almeno a quelli previsti per i migranti nei Cpr.
Cpr di Torino, l'ex direttrice condannata per la morte di Moussa Balde. Ma la politica tira dritto
Queste indicazioni sono state rispettate?
Devo dire che siamo andati molto avanti col ministero degli Interni. Poi è intervenuta anche l'Unione europea, quando le questure hanno chiesto dei fondi per ristrutturare o creare questi luoghi: l’Europa ha concesso i soldi ma ha stabilito anche alcuni parametri da rispettare. Tra questi l’accesso all’aria, ai sanitari, la gestione delle registrazioni, dei turni di sorveglianza e la possibilità di visite da parte di autorità indipendenti.
Eppure le vostre raccomandazioni non sono state accolte tutte. Per esempio, non è mai stato reso pubblico l’elenco delle strutture.
Non è stato realizzato un modo per renderlo pubblico, ma noto al garante sì. Abbiamo anche ottenuto che esistesse il registro delle presenze. E che gli spazi fossero ripuliti e adeguati, grazie ai fondi europei. A distanza di anni bisognerebbe però andare a vedere in che condizioni sono oggi.
Cpr, i giudici dubitano sul trattenimento dei migranti
Nella relazione del 2023 si parla della presenza di 64 luoghi idonei sparsi nelle questure del nostro Paese. Ha idea di quanti siano oggi?
Quello è il numero che avevamo al momento della mia ultima relazione al Parlamento, del 15 giugno 2023. Da anni aspettiamo una nuova relazione, annunciata proprio in questi giorni da parte del nuovo Garante, ma che sarà relativa al periodo 2023-2024, quindi non aggiornata. C'è però un altro aspetto di cui vorrei parlare e che riguarda il perché dell’esistenza di questi locali.
Ci dica.
I Cpr nel Paese hanno circa 780 posti in totale e non sono pieni, salvo qualche breve periodo. Normalmente ospitano circa 670-680 persone. Quindi la loro capienza non giustifica il ricorso a locali idonei, che nascono proprio per presunte necessità di spazi ulteriori rispetto ai Cpr. Sono invece giustificati o dalla comodità delle questure – ti fermo a Frosinone e non ti sto a portare a Roma – o da esigenze di minore visibilità, perché tenere le persone in più luoghi, distribuiti e non aggregati, espone meno ed è più controllabile.
"Tenere le persone in più luoghi, distribuiti e non aggregati, espone meno ed è più controllabile"
È questo il motivo per cui ha di nuovo recentemente lanciato un allarme sull’esistenza di queste strutture?
Ho sempre ritenuto che i locali idonei, proprio perché sono meno visibili di un Cpr o di un carcere, dovrebbero essere oggetto di particolare vigilanza. Un’autorità di garanzia nazionale deve andare soprattutto dove si annida la disattenzione maggiore, anziché seguire i criteri dell'allarme sociale e dei media. Invece mi pare che questo lavoro sia andato poco avanti. E poi, come vi dicevo, mi preoccupa la dimensione culturale legata all’utilizzo di questa espressione: parlare di “luoghi idonei” lascia passare il messaggio che è accettabile trattenere delle persone, in modo opaco e invisibile all’opinione pubblica, senza controllo effettivo sulle garanzie per i loro diritti.
Reato di tortura, il garante: "No a passi indietro"
Ma chi l’ha inventata?
Sono stati introdotti con il decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, ministro dell’Interno era Matteo Salvini e suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi.
La tua donazione ci servirà a mantenere il sito accessibile a tutti
Mentre in Europa il Green deal è sotto assedio, e le destre spingono per smontarlo pezzo dopo pezzo, dall'altra parte del mondo, diverse nazioni europee partecipano al gruppo di cinquantasette paesi "volenterosi" che si sono riuniti a Santa Marta, in Colombia, per avviare una reale uscita dal fossile
La tua donazione ci servirà a mantenere il sito accessibile a tutti