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16 febbraio 2026
"Utilizzare i medici come strumenti di controllo dell’ordine pubblico è un errore: è contrario al nostro ordinamento, è contrario alla nostra deontologia". Lo ha dichiarato Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), a seguito delle perquisizioni avvenute all'alba di giovedì 12 febbraio nel reparto di malattie infettive dell'Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna. L'operazione è scattata nell'ambito di un'inchiesta della Procura nella quale almeno sei medici sono indagati per falso ideologico per aver certificato la non idoneità di alcuni migranti al trattenimento nei centri di permanenza per il rimpatrio (cpr).
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I cpr sono strutture nelle quali vengono rinchiusi in stato di detenzione amministrativa, cioè di restrizione della libertà personale decisa senza un processo, i cittadini stranieri non in possesso di regolare permesso di soggiorno e raggiunti da un provvedimento di espulsione. In Italia ne esistono dieci e sono da tempo oggetto di critiche per le continue segnalazioni di condizioni di trattenimento degradanti, violenze, casi di autolesionismo e suicidi. La direttiva Lamorgese del 2022 prevede che "lo straniero accede al centro previa visita medica effettuata di norma dal medico della Azienda sanitaria locale o dell’azienda ospedaliera volta ad accertare l'assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l'ingresso e la permanenza del medesimo nella struttura, quali malattie infettive contagiose e pericolose per la comunità, disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico degenerative che non possano ricevere le cure adeguate in comunità ristrette". In caso di valutazione di inidoneità non si può procedere con il trattenimento.
"Utilizzare i medici come strumenti di controllo dell’ordine pubblico è un errore: è contrario al nostro ordinamento, è contrario alla nostra deontologia"Filippo Anelli - Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri
A seguito delle perquisizioni di Ravenna, che si sono protratte tutta la giornata interessando soprattutto documenti, dispositivi elettronici e comunicazioni interne, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha scritto su X: "Gravissimo. Se fosse confermato, sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto". "Alle sentenze sommarie sui social rispondiamo con le parole del nostro Codice deontologico: 'Doveri del medico sono la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera' – ha replicato Anelli –. Questi sono i nostri doveri, questa è la nostra professione: lasciateci liberi di metterli in pratica”. Ribadendo la fiducia nella magistratura, il presidente della Federazione nazionale degli ordini ha espresso solidarietà verso i colleghi "che hanno subito il trauma della perquisizione alle prime luci dell’alba, che hanno visto interrompere la loro attività lavorativa e la loro vita familiare per rendersi disponibili e che sono ora indagati a motivo dell’assistenza prestata attraverso una visita medica e la relativa certificazione".
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"Il medico non giudica, non seleziona, non esclude, ma si prende cura senza alcuna discriminazione. Il parere clinico non può né deve diventare un avallo di scelte amministrative che esulano dalla competenza medica"
Anche gli Ordini dei medici chirurgi e odontoiatri dell'Emilia Romagna sono intervenuti con una nota unitaria: "Il medico non giudica, non seleziona, non esclude, ma si prende cura senza alcuna discriminazione. Non 'autorizza' il trattenimento: attesta esclusivamente se, in base alle condizioni cliniche rilevate al momento della visita, sussistano o meno elementi di incompatibilità sanitaria. Le indicazioni fornite dal medico non devono essere utilizzate come strumento di legittimazione o di responsabilità politica. Il parere clinico esprime un giudizio tecnico, circoscritto all’ambito sanitario, e non può né deve diventare un avallo di scelte amministrative che esulano dalla competenza medica. Strumentalizzare l’atto medico per attribuirgli una funzione di garanzia dell’ordine pubblico o di giustificazione politica significa snaturarne il senso e compromettere l’autonomia e la responsabilità professionale".
"Sconcerto e disapputo" anche dal sindacato Anaao-Assomed Emilia Romagna, che in un comunicato ha ricordato che ai colleghi sotto indagine è affidato un compito gravoso: "Si tratta di esprimere giudizi di idoneità su persone delle quali spesso non sono disponibili dati anamnestici completi e, inoltre, rispetto a trasferimenti verso strutture – i cpr – di cui il medico certificatore non può conoscere direttamente condizioni di affollamento e caratteristiche igienico-sanitarie, con possibili ripercussioni sulla salute individuale e collettiva. Nel massimo rispetto dell’operato della magistratura, riteniamo che gli accertamenti sull’attività del medico – pienamente legittimi – debbano svolgersi nel rispetto del ruolo e della funzione dei professionisti, evitando strumentalizzazioni, delegittimazioni e pressioni sul sistema sanitario e sui suoi operatori. La gogna mediatica alla quale i colleghi risultano attualmente esposti, con una condanna anticipata nel tribunale mediatico pur in assenza di una sentenza definitiva, rappresenta una forma di screditamento che deploriamo con fermezza".
"Come attestato dall'Oms, la detenzione amministrativa delle persone migranti è una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi. Se la cura diventa reato, la democrazia stessa è in pericolo"Società italiana di medicina delle migrazioni
La Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) ha denunciato un "grave attacco alla professione medica, alla sua deontologia e alla cura delle persone" e le "pressioni di un sistema che vorrebbe la medicina asservita a discutibili decisioni politiche". Le inidoneità certificate dai colleghi non sono arbitrarie, ma si fondano su dati clinici e sull’evidenza scientifica della natura intrinsecamente patogena dei cpr. Come attestato dall'Organizzazione mondiale della sanità il gennaio 2026, la detenzione amministrativa delle persone migranti è una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi. In tali contesti, il medico che certifica l’inidoneità agisce per prevenire un danno alla salute. Le modalità riferite della perquisizione a Ravenna, condotta in modo simile a quelle contro le organizzazioni criminali, umiliano il personale sanitario, distolgono risorse dalla cura dei pazienti e creano un clima di intimidazione che mina la serenità necessaria all’esercizio della professione. Inoltre tale condotta potrebbe configurarsi come interruzione di un pubblico servizio, mettendo a rischio la continuità assistenziale per tutti i pazienti ricoverati e in attesa di cure. Se la cura diventa un reato, la democrazia stessa è in pericolo".
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Di Simm fa parte anche Nicola Cocco, infettivologo e membro della Rete no lager - Stop ai cpr, che ha lanciato una petizione dal titolo "La cura non è reato": "I fatti di Ravenna segnano un punto di rottura inaccettabile tra l'esercizio della medicina e le logiche di pubblica sicurezza – si legge nell'appello, sottoscritto da più di 9mila persone –. Denunciamo con forza l'attacco all'autonomia e alla deontologia medica e la patogenicità dei cpr: un dato scientifico, non un'opinione".
Segnali di pressione politica sui medici che certificano l'idoneità al trattenimento nei cpr erano emersi ancor prima delle perquisizioni di Ravenna. Lo scorso 20 gennaio, il ministero dell'Interno ha inviato una circolare a tutte le Questure e Prefetture d'Italia dove si sottolinea "l’obiettivo, prioritario per la sicurezza pubblica, del rimpatrio degli stranieri irregolari presenti sul territorio nazionale che si siano evidenziati per comportamenti pericolosi". Tra le indicazioni per facilitare il trattenimento nei cpr "senza indugio" c'è l'invito a dare piena applicazione al comma della direttiva Lamorgese che consente "la permanenza nei cpr anche dei migranti che vi abbiano fatto accesso in assenza di visita medica per l’accertamento dell’idoneità alla vita di comunità ristretta, a condizione che tale visita sia effettuata entro 24 ore dall’ingresso". "La valutazione di idoneità deve essere preventiva all’ingresso in comunità ristretta per identificare vulnerabilità (psichiatriche, infettive o croniche) che l’ambiente del cpr aggraverebbe – hanno dichiarato in un appello diversi professionisti della salute –. Ritardare la visita significa esporre sia il trattenuto sia la comunità (incluso il personale medico e di polizia) a rischi sanitari elevati, come focolai infettivi o eventi critici (suicidi, autolesionismo).
A Rimini, il Viminale avrebbe disposto che le visite si svolgano nei locali delle Forze dell'ordine invece che nelle strutture ospedaliere
Un altro episodio arriva da Rimini, dove lo scorso 22 settembre la Questura ha inviato una lettera all'Azienda sanitaria locale e alla Prefettura nella quale afferma che le valutazioni di non idoneità sanitaria rischiano di "vanificare l’attuazione della vigente normativa in materia di immigrazione irregolare". Stando a quanto denunciato dall'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), il Viminale avrebbe inoltre disposto che le visite si svolgano nei locali delle Forze dell'ordine invece che nelle strutture del pronto soccorso di Rimini, una decisione ritenuta "arbitraria" e basata su ragioni "che esulano dalla normativa sanitaria ma che si fondano su una presunzione generalizzata di pericolosità dei soggetti accompagnati".
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