
Le condizioni dei cpr sono pessime. Lo dicono anche le carte del ministero



1 giugno 2026
Nell’aprile 2024 avevano contribuito al ritrovamento, a Perugia, di una dose di eroina tagliata con il fentanyl, la droga sintetica che negli Stati Uniti ha provocato svariate decine di migliaia di morti. Ora, per non aver rivelato alla polizia il nome dell’acquirente che aveva portato loro il residuo della dose da analizzare, finiranno a processo con le accuse di favoreggiamento. È il caso di due operatori e una responsabile della cooperativa Borgorete che, per conto dell’Usl Umbria 1, si occupa del servizio di riduzione del danno, cioè l’insieme di pratiche – come la distribuzione di siringhe sterili e farmaci salvavita, test sulle sostanze e altro – volte a ridurre i rischi sulla salute delle persone che consumano droghe. Mentre si aspetta la prima udienza, fissata nel febbraio 2027, il Coordinamento nazionale comunità accoglienti, cui aderiscono 260 organizzazioni impegnate contro l’emarginazione, e il Forum Droghe denunciano il pericolo: con un’accusa del genere, si mette a rischio il rapporto di fiducia tra operatori e utenti dei servizi, di conseguenza anche l’aiuto che viene fornito loro e le condizioni di salute.
È grazie a quel rapporto di fiducia che si era scoperto il caso di eroina tagliata con il fentanyl, rimasto poi isolato. Come raccontato da lavialibera, il 29 marzo 2024 una persona, consumatrice di eroina, si era presentata al centro diurno dell’Unità di strada di Perugia. "Ci ha segnalato di aver consumato dell’eroina molto più forte del solito e, dato che non capiva il perché, ci ha portato il residuo – aveva raccontatoAndrea Albino, in quel periodo responsabile dei servizi di riduzione del danno per la cooperativa Borgorete –. Noi non abbiamo pensato immediatamente al fentanyl: dalle nostre analisi risultava che la roba fosse stata mescolata con altre sostanze, quindi abbiamo chiesto un granello per far fare ulteriori accertamenti". Grazie alla collaborazione con il laboratorio di medicina legale dell’Università degli studi di Perugia, il 24 aprile si scopre che quella dose era composta per metà da eroina, mentre nella restante parte da un 30 per cento di codeina, un 15 per cento di diazepam e infine un 5 per cento di fentanyl. "Abbiamo contattato l’Istituto superiore di sanità per il Sistema nazionale di allerta precoce (Snap) e ci siamo accordati per lanciare un’allerta in attesa di ulteriori analisi". Anche l’Unità di strada informa i consumatori del rischio: "Invitiamo tutte le persone che usano sostanze a fare molta attenzione e a testare le sostanze prima del consumo".
Fentanyl a Perugia, come è nato l'allarme
"Non c’è un allarme fentanyl a Perugia, né un allarme fentanyl in Italia. Abbiamo registrato delle stranezze nella dose, sia nel quantitativo di eroina pura, sia nel quantitavo di fentanyl, sia nelle modalità di reperimento. È stato un caso sporadico"Raffaele Cantone - Già procuratore capo di Perugia
Il caso allora fece scalpore, soprattutto in un periodo in cui il governo Meloni, con il sottosegretario delegato alle politiche antidroga Alfredo Mantovano, lancia allarmi sulla diffusione della “droga degli zombie”, legata per fortuna a rarissimi episodi in Italia. "Sono preoccupato per quanto sta emergendo e voglio cercare di capire se si tratta di un fatto sporadico o se ci sono episodi analoghi", dichiarava l’allora procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone, che dà il via a un’inchiesta. La squadra mobile della questura perugina tenta quindi di risalire all’acquirente e poi allo spacciatore per verificare se vi siano altre dosi di eroina tagliate con il fentanyl. Vengono analizzate le dosi sequestrate nei mesi precedenti e, tramite il Servizio centrale operativo della polizia, alcuni agenti “sotto copertura” si infiltrano nelle piazze di spaccio per fare degli “acquisti simulati” e verificare se nell’eroina in circolazione ci siano tracce di fentanyl. Allo stesso tempo, si scandagliano anche i mercati del dark web. Di eroina tagliata con questa sostanza non si trovò nessuna traccia. In contemporanea si cercò di sondare un altro canale, ed è in quell’ambito che si sono verificati gli episodi oggi al centro delle contestazioni.
Politiche antidroga: luci sul fentanyl, ombre sul resto
Gli investigatori sentono come persone informate sui fatti gli operatori della Borgorete, che sostengono di non essere in grado di fornire indicazioni. In seguito, uno di loro trasmette a un ispettore la scheda predisposta dall’unità di strada dopo la consegna del campione da analizzare, ma non emerge nulla di utile per arrivare al pusher.
Alla fine, la squadra mobile – tramite una serie di intercettazioni telefoniche – individua l’acquirente, una donna, che fornisce anche informazioni sul “suo” spacciatore. Anche questa pista, però, non porta alla scoperta di eroina mista al fentanyl. Così, il 9 ottobre 2024, Cantone spiega ai media: "Non c’è un allarme fentanyl a Perugia, né un allarme fentanyl in Italia. Abbiamo registrato delle stranezze nella dose, sia nel quantitativo di eroina pura, sia nel quantitavo di fentanyl, sia nelle modalità di reperimento. È stato un caso sporadico". La dose avrebbe avuto una percentuale di purezza molto superiore alla media.
"Chiariamo che a essere indagate sono tre persone, in merito all’obbligo o meno di rivelare informazioni sensibili relative agli utenti del proprio servizio"Cooperativa Borgorete
Chiuso il capitolo, agli investigatori continuano però a indagare: gli operatori – è l’ipotesi della polizia – conoscevano l’utente che aveva portato loro la dose sospetta, ma avrebbero ricevuto indicazioni dall’alto di non fornire informazioni, "pur nella consapevolezza di quanto questa notizia potesse essere importante", si legge nella nota stampa della procura di Perugia. La scheda consegnata alla polizia sarebbe stata diversa da quella compilata al momento della consegna, che aveva dati anagrafici "che avrebbero consentito la sua più rapida identificazione". Sempre secondo la nota della procura, i due operatori, interrogati, avrebbero parzialmente ammesso di non aver detto tutta la verità.
"Chiariamo che a essere indagate sono tre persone, in merito all’obbligo o meno di rivelare informazioni sensibili relative agli utenti del proprio servizio", mette in chiaro la cooperativa Borgorete dopo la chiusura dell’indagine. E questo è uno dei nodi centrali della questione. Lo spiegano in maniera molto chiara l’associazione Forum Droghe e il Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca), che ritiene il procedimento giudiziario "totalmente infondato".
Droghe e riduzione del danno, una piccola difesa non richiesta
"Se una sostanza contaminata arriva sul territorio, il primo obiettivo deve essere far emergere rapidamente l’informazione, diffondere allerte sanitarie, proteggere le persone. Questo è possibile solo se chi usa sostanze sa di poter contare su operatori indipendenti, competenti e rispettosi della riservatezza"Stefano Vecchio - Forum Droghe
I rischi di questa indagine. Secondo il coordinamento, gli operatori della cooperativa vanno considerati pari a quelli del servizio pubblico, perché forniscono un servizio in appalto e sarebbero dunque "tenuti a rispettare il segreto professionale". Le persone che lavorano nella riduzione del danno, aggiunge il Cnca, "operano in contesti in cui occorre stabilire relazioni di fiducia con più soggetti, a cominciare dai consumatori, per perseguire in modo efficace un unico scopo", cioè la salute delle persone. Secondo Stefano Vecchio, presidente del Forum Droghe, "chi lavora nei servizi di bassa soglia (rivolti alle persone ai margini sociali, ndr) opera ogni giorno in contesti complessi, spesso in condizioni difficili, con l’obiettivo di prevenire morti, intercettare rischi, costruire relazioni di fiducia con persone che altrimenti resterebbero completamente fuori dal sistema dei servizi".
Per questa ragione "i servizi di riduzione del danno non sono presidi di polizia giudiziaria, ma strumenti sociosanitari riconosciuti, necessari e fondati su un presupposto essenziale: la possibilità per le persone che usano sostanze di rivolgersi agli operatori senza paura di essere esposte, denunciate o identificate. Perciò la legge prevede il segreto professionale". Se si incrina la fiducia, allora aumenta il rischio che le persone non si rivolgano più a chi fornisce loro siringhe sterili per evitare contagi o naloxone contro le overdose.
Peer supporting: un servizio essenziale per chi si droga
Per di più, senza questo rapporto diretto e fiduciario, viene meno anche un altro importante ruolo dei servizi di riduzione del danno: "Se una sostanza contaminata arriva sul territorio, il primo obiettivo deve essere far emergere rapidamente l’informazione, diffondere allerte sanitarie, proteggere le persone. Questo è possibile solo se chi usa sostanze sa di poter contare su operatori indipendenti, competenti e rispettosi della riservatezza", sottolinea il presidente del Forum Droghe.
Il timore delle due organizzazioni è che questa vicenda possa screditare la riduzione del danno, i cui servizi sono inclusi nei livelli essenziali di assistenza che le regioni dovrebbero ma non sempre garantiscono. In attesa del processo, la cooperativa Borgorete invita "colleghe e colleghi, sia della nostra cooperativa sociale che di tante realtà simili presenti nel territorio, a non lasciarsi scoraggiare, continuando nella nostra azione silenziosa, attenti alla foresta che cresce piuttosto che al rumore di un ramo che cade"
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