
Di solitudine positiva scrivono in particolare Fabio Cantelli Anibaldi e Andrea Laszlo De Simone, sottolineando l’importanza dello stare soli come condizione necessaria per avventurarsi nella conoscenza più profonda di sé stessi, lontani dall’iperconnessione permanente. “Se la solitudine fa parte della condizione umana allora si tratta di un’esperienza collettiva, qualcosa di potenzialmente unificante e non separativo o isolante. Mi spaventa di più la possibilità di un’esistenza poco empatica”, spiega De Simone, mentre Cantelli Anibaldi riflette sull’antico pregiudizio dell’isolamento, “perché pochi insegnano a guardare alla solitudine come opportunità e scelta consapevole”.
Altre voci si concentrano invece sulla faccia più subdola e non desiderata della solitudine. “Si può uccidere con la mano destra o sinistra ma anche con la terza mano: la mancanza (di luce, presenza assistenza vicinanza consonanza). Le solitudini sono mani: possono essere strette, sempre, o addirittura allargate, fino all’abbraccio”, scrive l'attore e autore teatrale Alessandro Bergonzoni. Anche sul piano politico si può generare una solitudine malsana, come sottolinea Rosy Bindi: “Le spinte populiste degli ultimi anni sono insieme causa e conseguenza di un rovesciamento nel rapporto tra comunità e leadership, tra rappresentanza e pluralità. L’uomo o la donna sola al comando sono la faccia negativa della solitudine e la negazione del valore stesso della solitudine”.
Sul lato opposto troviamo invece lo stare insieme, come bisogno e piacere di essere riconosciuti, di unirsi per lottare, ma anche come rischio di una comunità-gabbia che alza muri, produce rancore e a volte è necessario valicare. Ne scrivono il pedagogista Andrea Marchesi, riportando la richiesta di spazi di aggregazione dei ragazzi che ha incontrato, e la biblioteconoma Chiara Faggiolani, che ragiona sulla lettura come momento collettivo. “Per noi la musica è soprattutto connessione. Penso ai concerti, ma anche a molti degli argomenti presenti nelle nostre canzoni, che percepiamo come frammenti di un sentire collettivo in un determinato presente”, racconta Max Casacci, produttore musicale e chitarrista dei Subsonica, cui fa eco, sul piano dell’attivismo civile e politico Paola Caridi: “La partecipazione è il vero cambiamento iniziato subito dopo il 7 ottobre. Una partecipazione trasversale, che si è rivelata maggioritaria e ha superato i divari destra-sinistra e generazionali. Credo che continuerà. Non credo che le persone vogliano chiudersi di nuovo nella solitudine, che sia virtuale o fisica”.
“In questo numero non troverete molte risposte, ma un aiuto a ritrovarsi nelle stesse domande, a sentirsi parte di qualcosa di più grande e, ci auguriamo, la possibilità di condividere liberamente la propria solitudine”, chiosa la direttrice Elena Ciccarello.
Nelle pagine del numero di agosto troverete anche l’articolo di Marta Abbà che smentisce l’immagine pubblica di generazioni giovani apatiche, dimostrando invece, dati alla mano, che sono stati soprattutto persone tra i 18 e i 27 anni a sostenere le ultime iniziative referendarie e di legge popolare.
La fotoinchiesta di Paolo Valenti documenta la crisi della raccolta dei vestiti usati come conseguenza del dilagante fast fashion, mentre il climatologo Antonello Pasini riflette sul condizionare come risposta individuale alle ondate di calore che sempre di più colpiscono l’Europa e il nostro paese.
Infine, sull’ultima pagina, un aggiornamento e un invito all’adesione alla campagna Un’altra difesa è possibile!, per la creazione di una difesa civile, non armata, alternativa al riarmo e ai profitti del complesso militare-industriale.