Ragazze e ragazzi de Lo Snodo di Erba durante un'assemblea
Ragazze e ragazzi de Lo Snodo di Erba durante un'assemblea

Partecipazione giovanile, altro che apatia

Oltre un milione di under 28 negli ultimi due anni ha sostenuto proposte di legge popolare e referendum, eppure la retorica sulla loro apatia resiste. Dietro i dati, un attivismo che cambia forma e costruisce alleanze inedite

Marta Abbà

Marta AbbàGiornalista e fisica dell'ambiente

1 agosto 2026

  • Condividi

Più di un milione di firme. È il contributo dei cittadini tra i 18 e i 27 anni alle 94 iniziative referendarie e di legge popolare monitorate da settembre 2024 fino a marzo 2026 sul portale del ministero della Giustizia. Su una fascia d’età che in Italia conta circa 5,5 milioni di residenti, significa che circa uno su cinque ha firmato almeno una volta. Quei dati, però, sono accessibili solo con Spid o Cie e non sono scaricabili in formato aperto: esistono grazie al lavoro di estrazione manuale di Liberiamoli tutti, iniziativa promossa da ActionAid Italia, OnData e Transparency International Italia.  

Noi giovani siamo la soluzione, non il problema

"Sono di interesse pubblico e vanno resi disponibili", dice il fondatore di OnData Andrea Borruso, che da mesi prova, senza risultato, a ottenerne la pubblicazione in formato leggibile dalle macchine. La normativa italiana sulla trasparenza dei dati pubblici esiste, ma resta debole e poco conosciuta, e la sua applicazione dipende quasi interamente dalla pressione di chi, come OnData, continua a chiederla.

ERRATA CORRIGE

Cosa dicono i numeri

I giovani tra i 18 e i 27 anni hanno firmato complessivamente 1.140.889 volte: 536.764 nella fascia 18-22, 604.125 nella fascia 23-27. L’impegno cresce con l’età, almeno fino all’ingresso nel mercato del lavoro, dove i dati registrano una caduta che non si recupera fino alla pensione. Se i giovani tra i 18 e i 27 anni producono il 30,6 per cento delle firme, la partecipazione scende fino al 5,8 per cento nella fascia 43-47 anni e risale solo all’8,4 per cento dopo i 68 anni.

L’impegno cresce con l’età, almeno fino all’ingresso nel mercato del lavoro, dove i dati registrano una caduta che non si recupera fino alla pensione

La prima singolarità è il genere: il 65,6 per cento delle firme proviene da donne, il 34,4 per cento dagli uomini. Un divario che ricorda la forte presenza femminile nei movimenti ecologisti, come i Fridays for Future. Il differenziale tende a diminuire con l’età lavorativa, per poi risalire dopo la pensione: una traiettoria che rispecchia i carichi di cura non retribuiti affidati alle donne nel periodo adulto.

il 65,6 per cento delle firme proviene da donne, il 34,4 per cento dagli uomini. Un divario che ricorda la forte presenza femminile nei movimenti ecologisti come i Fridays for Future

La seconda singolarità riguarda i temi: l’iniziativa con maggiore adesione giovanile è il referendum sulla cittadinanza (circa 232mila firme under 28), seguito da quello per l’uguaglianza salariale (229mila) e contro l’autonomia differenziata (100.700). Appartenenza, retribuzione, diritti: ovunque vivano, i giovani mostrano posizionamenti precisi su questioni strutturali. Il dato geografico segue le aree del Paese – Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna in testa – ma dice poco sul- la forma di questa partecipazione. Per questo bisogna guardare altrove.

Appartenenza, retribuzione, diritti: ovunque vivano, i giovani mostrano posizionamenti precisi su questioni strutturali

Come cambia l’attivismo

"Anche noi vediamo questa curva – conferma Antonio Liguori, che per ActionAid Italia lavora da anni su attivismo e partecipazione giovanile –. Giovani più ingaggiati su tematiche progressiste, poi il calo quando si entra nel lavoro, più grave dove il lavoro è precario, delocalizzato. La caduta è più profonda e duratura rispetto a cinquant’anni fa".

Al di là di questo crollo fisiologico, il quadro che emerge dalla sua esperienza è quello di un attivismo che ha attraversato due fasi. La prima, con l’apice tra il 2011 e la pandemia, dominata da pratiche orizzontali e assembleari, dall’idea che “ognuno vale uno”, efficace nello spostare il senso comune ma frustrante nei tempi.

La cultura del voto

"Puoi cambiare delle piccole cose, ma hai la sensazione che richieda decine di anni", aggiunge Liguori. La seconda fase, quella attuale, è segnata da una doppia spinta in apparente contraddizione: più organizzazione e competenza da un lato, alleanze più ibride e trasversali dall’altro. Ne è un esempio il progetto 99 per cento promosso da ActionAid, che ha messo insieme trenta associazioni di attivisti da tradizioni politiche diverse – iscritti al Pd, militanti radicali, scout – trovando una convergenza sulla strategia in una sola sessione di lavoro.

"Immaginavo giorni di discussione. È bastata una sessione di due ore". La parola chiave di questa fase è ecosistema, mutuata dal filosofo brasiliano Rodrigo Nunes: non un grande movimento centralizzato, ma soggetti diversi che giocano ruoli diversi verso un obiettivo comune, in una logica pragmatica più che identitaria.

C'è una forte componente territoriale in questo attivismo, che spesso è più vivace in provincia che nelle metropoli

Cresce l’attenzione alla formazione: concetti come la “finestra di Overton” (modello sociologico e politologico che descrive l’insieme delle idee e delle opinioni considerate accettabili dall’opinione pubblica in un determinato momento storico) circolano oggi in gruppi locali che fino a poco fa non se ne sarebbero interessati. Un ultimo tratto è la forte componente territoriale di questo attivismo – spesso più vivace in provincia che nelle metropoli – capace su temi come la giustizia climatica di trovare convergenze anche con amministrazioni di segno politico opposto.

A Erba, la comunità difende i più giovani

Se l’analisi di Liguori descrive una tendenza nazionale, sul territorio quella tendenza si declina in forme diverse, a seconda di cosa, in un dato contesto, viene percepito come urgente da difendere o costruire. A Erba, in provincia di Como, il punto di par- tenza è stato uno spazio fisico. Lo Snodo nasce nel 2019 nella stazione ferroviaria della città, esito di un progetto della Fondazione Cariplo da 1,1 milioni di euro per rilanciare le politiche giovanili del territorio.

Fantapolitica!, ovvero sognare un'altra politica

Oggi è un’associazione di un centinaio di volontari tra i 15 e 30 anni, con un’età media del direttivo di 23 anni. Gestisce un’aula studio aperta sette giorni su sette, uno sportello psicologico gratuito (attivo anche in diversi comuni limitrofi), un servizio di ripetizioni in cui studenti universitari affiancano gratuitamente i ragazzi delle superiori. A questo si affianca un lavoro più ampio: laboratori artistici, incontri sui diritti umani, un percorso di cittadinanza attiva nelle scuole superiori con una rete di associazioni del territorio.

Lo slogan è “dai giovani, per i giovani” e non è uno slogan vuoto: ogni iniziativa nasce dall’idea di un ragazzo o una ragazza che la porta in associazione e la realizza insieme agli altri. "La voglia di partecipare c’è, quello che manca sono spazi reali di protagonismo", dice il presidente Simone Pelucchi. Lo Snodo nasce, infatti, come risposta a questa assenza, con la riappropriazione legale di un edificio in disuso, una conquista che nel 2024 è stata messa a rischio.

Allo Snodo (Erba) ogni iniziativa nasce dall’idea di un ragazzo o una ragazza che la porta in associazione e la realizza insieme agli altri

"La giunta leghista ha tentato di non rinnovare la convenzione sugli spazi della stazione", fa notare Pelucchi. La risposta è stata una mobilitazione che ha raccolto 8mila firme e il sostegno di oltre 120 associazioni, dieci scuole, Fondazione Cariplo, l’Università Cattolica di Milano, la banca locale. Dopo un anno e mezzo di proroghe, a marzo 2025 è arrivata la riconferma tramite bando. La multiforme solidarietà dimostrata allo Snodo – sportivi, oratori, scout, anziani – mostra che quando il legame con la comunità locale è solido, la difesa di quello spazio diventa un affare di tutti.

Genova: lo spazio pubblico come terreno politico

A Genova lo spazio torna al centro, ma con una declinazione diversa: non un luogo da difendere perché già conquistato, bensì uno spazio pubblico più ampio da rivendicare come diritto collettivo, da mettere in dialogo con le istituzioni. Genova che Osa è un’associazione apartitica totalmente orizzontale, costruita intorno a una parola chiave: pre figuratività.

"Cerchiamo di comportarci tra noi come vorremmo ci si comportasse in società", spiega Lorenzo Sottile, community organizer dell’associazione. I temi sono ampi – solidarietà, disuguaglianze – ma lo spazio pubblico è il filo conduttore: contro le ordinanze anti-alcol, per il diritto alla notte, per aree sportive pubbliche e gratuite. Una delle azioni più riuscite riguarda proprio quest’ultimo tema.

Genova che Osa è un’associazione apartitica totalmente orizzontale, costruita intorno a una parola chiave: pre figuratività

In un quartiere genovese, alcuni campetti da basket dove i ragazzi giocavano da anni sono stati sostituiti da un supermercato. L’associazione ha risposto organizzando un flash mob dentro il nuovo supermercato, con decine di persone che hanno iniziato a palleggiare tra le corsie, trasformando lo spazio commerciale in una protesta visiva e immediata. L’azione è diventata virale: "La sindaca ci ha convocato nel giro di venti giorni", racconta Sottile. Da quel flashmob è nata una rete con altre associazioni sportive e di quartiere.

Prima di tradurre la mobilitazione in richieste formali, l’associazione ha convocato in uno spazio sociale un’assemblea pubblica aperta a chiunque fosse interessato: in quell’occasione sono state decise le istanze, poi inserite in una petizione presentata al Comune con la richiesta di una nuova area sportiva polifunzionale per ogni municipio. Da quella petizione è scaturito un tavolo di lavoro tuttora in corso.

Libera l'impegno, i giovani al centro

Sul piano degli strumenti, l’associazione lavora molto sul digitale – petizioni online, community Whatsapp, newsletter – raggiungendo anche fasce d’età lontane dai giovani. Tra i temi emergenti figurano la pace, il lavoro dignitoso e la qualità degli stage, ma soprattutto la questione casa "sentita con grande vigore da tutte le età", sulla quale dopo un presidio è stato aperto un tavolo con l’ente regionale per il diritto allo studio. A differenza dello Snodo, dove la battaglia era difensiva e localizzata in un edificio, a Genova la rivendicazione si è allargata progressivamente a un’intera città e l’interlocuzione con il Comune è parte della strategia fin dall’inizio.

Brindisi: dalla piazza al consiglio comunale, e ritorno

C’è infine una terza strada che parte dalla rappresentanza istituzionale e poi, concluso quel mandato, si trasforma in un impegno associativo continuativo. A Brindisi, Ora tocca a noi è nata nel 2018 da un appello online in una città uscita da anni di instabilità politica. Raccolte 350 firme, dopo un’assemblea pubblica molto partecipata, è nata una lista civica con due consiglieri eletti, tra cui Giulio Gazzaneo, allora poco più che ventenne, impegnato su politiche giovanili e innovazione urbana.

Persa la coalizione alle elezioni successive, il gruppo ha scelto di non sciogliersi e si è costituito in associazione per dare continuità all’impegno oltre i cicli elettorali: eventi culturali, temi ambientali, collaborazioni sul territorio. Un’esperienza che richiama quanto visto a Erba e a Genova. "La partecipazione si costruisce quando c’è credibilità e legittimità", dice Gazzaneo, che poi guardando alla sua esperienza in consiglio comunale e alla rappresentanza giovanile oggi assente aggiunge: "Non è qualcosa che si cala all’ultimo momento sotto campagna elettorale".

"La partecipazione c’è, probabilmente ha sfumature differenti dal passato, va interpretata diversamente, ma esiste. E chiede spazio"

Da Erba a Brindisi, passando per Genova: dietro ai “dati liberati” si incontrano cittadini che quando trovano o conquistano uno spazio adatto, riescono a riunirsi attorno a temi comuni. Una stazione ferroviaria, un campetto da basket, un consiglio comunale: il luogo cambia, il meccanismo è lo stesso. Conclude Gazzaneo: "La partecipazione c’è, probabilmente ha sfumature differenti dal passato, va interpretata diversamente, ma esiste. E chiede spazio". Fisico e istituzionale.

Da lavialibera n° 40


ERRATA CORRIGE

Ci siamo accorti di un errore presente nella versione Pdf e cartacea di questo articolo sul numero 40 della rivista. La somma delle iniziative referendarie e di leggi di iniziativa popolare presenti sul sito del Ministero e sottoposte a monitoraggio sono complessivamente 94 e non 49, come erroneamente indicato nel testo e nel grafico. Ci scusiamo dell'errore di battitura.

  • Condividi

La rivista

2026 - numero 40

Solitudini

Mentre le società alzano muri, c'è chi trova nuovi modi per stare insieme

Solitudini
Vedi tutti i numeri

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni seconda domenica del mese, Isole, un approfondimento speciale su spazi di educazione e disobbedienza civile

Ogni terza domenica del mese, CapoMondi, la rassegna stampa estera a cura di Libera Internazionale