2026 - Numero 41

Criminalità riorganizzata

Decine di miliardi di euro, 433 società cartiere, 5 miliardi di euro di fatture e circa 620 milioni di Iva evasa. Sono alcuni dei numeri che raccontano la trasformazione della criminalità organizzata, al centro del nuovo numero de lavialibera.

L’intervista a Giovanni Melillo, procuratore nazionale antimafia, apre il dossier e richiama l’attenzione sull’“ipocrisia” di un’azione di contrasto che indebolisce gli strumenti di indagine contro il riciclaggio e la corruzione. Il rischio concreto, avverte, è trasformare la questione mafiosa in un problema di mero ordine pubblico, quando invece riguarda complessivamente l'organizzazione economico-sociale del paese.

Le indagini Fast & Clean e Cash back coordinate dalla procura di Ancona, raccontate da Andrea Giambartolomei nella sua inchiesta, hanno scoperto 433 società fantasma e fatture false per un volume d'affari di 5 miliardi di euro, con un'evasione fiscale stimata in circa 1 miliardo di euro. A usufruire dei servizi illeciti sono state 60mila imprese italiane di tutti i settori. Nella camera di un albergo di Cinisello Balsamo è stato trovato oltre 1 milione di euro in contanti, più di quanto una filiale bancaria di provincia gestisce in un'intera giornata.

Un altro capitolo del dossier racconta la trasformazione del narcotraffico e in particolare del trasporto della cocaina. In Italia, nell'arco di meno di un anno, sono state scoperte quattro raffinerie clandestine, a Fucecchio, Sant'Agata del Bianco, Foligno e Latina, con la presenza di «chimici» arrivati dall'America Latina.

Nel numero si parla anche della violenza mafiosa più visibile, mai scomparsa del tutto, con un reportage da Palermo firmato da Marco Panzarella. A trentacinque anni dall'omicidio di Libero Grassi, il figlio Davide racconta una città nella quale, accanto alla memoria della ribellione al pizzo, prevalgono oggi “rassegnazione” e stanchezza.

“Le mafie fanno meno notizia non perché sono sparite, ma perché assomigliano sempre di più a ciò che consideriamo normale o chiamiamo economia”. È il commento della direttrice Elena Ciccarello per raccontare il nuovo numero di lavialibera.

Nel suo editoriale, Luigi Ciotti torna alla tragica fine di Denise Garofalo, figlia di Lea, testimone di giustizia uccisa dalla 'ndrangheta, morta suicida dopo diciassette anni di protezione e isolamento: “La criminalità non uccide solo nel momento in cui spara o elimina un corpo. Esiste una violenza mafiosa 'differita' che agisce sottotraccia per anni, insinuandosi come un veleno nei meandri dell’anima – scrive Ciotti –. Se la morte di Denise non segna l’inizio di una revisione profonda delle politiche di protezione dei testimoni, allora abbiamo perso tutti”.

Diversi contributi affrontano poi il tema dell’attualità politica: Rosy Bindi riflette sulla crescita della destra radicale e sul rapporto tra democrazia, benessere e conflitto sociale. La sua riflessione si conclude con un appello a “scelte chiare, profonde e coraggiose”. Antonello Pasini affronta la questione climatica, partendo dal dato secondo cui luglio e agosto sono stati i più caldi in Italia dal 1950 e auspicando che la lotta al cambiamento climatico diventi un criterio di orientamento del voto in occasione delle prossime tornate elettorali. Alberto Vannucci condivide le sue riflessioni a margine di un mese vissuto a San Luca, in Calabria, comune commissariato per la quarta volta per infiltrazioni mafiose.

Nella rubrica La grande cecità l'antropologo Francesco Remotti parte dai santuari mbari degli Igbo per riflettere su un'idea di cura della natura che non appartiene al nostro occidente: costruire per poi lasciare che il tempo e la Terra facciano il loro corso. Un invito a ripensare il rapporto tra cultura, ambiente, possesso e “humilitas culturale”.

Nella sezione Storie si affronta la questione dei caregiver, se ne occupa Natalie Sclippa: oltre 12 milioni le persone che in Italia prestano cura non retribuita e 4,4 milioni i caregiver familiari conviventi. L’articolo racconta le difficoltà quotidiane e la campagna #maipiùsommersi, che chiede un riconoscimento concreto del loro lavoro.

Infine, lo sguardo internazionale: l’intervista a Bertha Zúñiga Cáceres, figlia di Berta Cáceres, attivista ambientale uccisa dieci anni fa in Honduras perché si batteva contro la costruzione di una diga; e il reportage fotografico di Valentina Barile e Alejandro Rodríguez Rodríguez da Cuba. Un viaggio negli ospedali in cui i medici sono spesso costretti a lavorare alla luce delle torce.

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