
"Ragazzi, distinguete il bene dal male, perché il conto da pagare è alto"



1 ottobre 2026
Il risultato delle recenti elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, segnato dallo straordinario successo di Alternative für Deutschland (AfD), lancia un messaggio d’allarme che non può essere ignorato: l’avanzata di una forza politica che si richiama ad alcuni contenuti dell’ideologia nazista, con programmi che spaziano dalla deportazione dei migranti alle classi separate per i disabili, fino alla lotta contro la cultura definita "non tedesca", rappresenta una frattura profonda nel panorama europeo.
Il piano nero per la remigrazione
""Ci opponiamo quando la paura viene messa contro la solidarietà, quando le persone vengono schierate l’una contro l’altra, quando le istituzioni democratiche vengono indebolite"
Molto netta è stata la presa di posizione dei vertici delle Chiese cristiane della Germania, quando hanno espresso, prima e dopo il voto, una grande preoccupazione perché "i peggiori timori si sono avverati", aggiungendo che "non distoglieremo lo sguardo, né resteremo in silenzio se la dignità umana verrà violata, la nostra democrazia messa a rischio, lo Stato di diritto svuotato della sua sostanza". Sulla stessa linea si è espresso Monsignor Heiner Wilmer, presidente della Conferenza episcopale tedesca, che ha sottolineato la necessità di intervenire con fermezza nel dibattito pubblico: "Ci opponiamo quando la paura viene messa contro la solidarietà, quando le persone vengono schierate l’una contro l’altra, quando le istituzioni democratiche vengono indebolite… Non c’è posto per questa ideologia basata sul nazionalismo etnico né dentro né fuori dalla casa di Dio... Il nostro metro di riferimento non è né la politica di partito né l’ideologia, bensì il Vangelo e l’inalienabile dignità di ogni essere umano che ne deriva".
Il voto tedesco non è tuttavia un caso isolato, ma si inserisce in una serie di risultati elettorali, dalla vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti all’avanzata delle forze estremiste in diversi paesi dell’Europa, segno evidente di un vento sovranista e autoritario in piena espansione. Anche all’interno di democrazie strutturate ed economie storicamente solide, nate proprio sul ripudio delle ideologie totalitarie del Novecento, si assiste alla riemersione di valori etnonazionali proclamati con nuova enfasi: una proposta culturale e politica che raccoglie non solo un vasto consenso popolare e intercetta il bacino dell’astensionismo, ma trova un crescente appoggio anche in settori importanti delle classi dirigenti.
Il modello orbàn-trumpiano sta minando le liberal-democrazie
In Italia se ne sta facendo interprete il “fu” generale Roberto Vannacci che continua a crescere nei sondaggi e non crea problemi soltanto alla coalizione di centrodestra, come qualcuno banalmente sostiene e magari pure cinicamente auspica, ma rappresenta un problema serio per l’intero Paese perché svela una crescente cultura individualista, nazionalista e violenta.
Non possiamo ridurre il personaggio alle sue bravate, archiviare come pura propaganda le sue simpatie per Vladimir Putin, né consentire di usarlo come arma di distrazione di massa. Mentre si discute di Vannacci il governo continua a ignorare i problemi reali delle persone. La maggioranza approva una legge elettorale incostituzionale, abbandona le fragilità all’aumento dei reati e delle pene carcerarie, si ostina a far funzionare i centri in Albania.
Vannacci è il prodotto della propaganda e dell’inerzia del governo della destra
Vannacci è il prodotto della propaganda e dell’inerzia del governo della destra. Per comprendere le cause profonde di questo fenomeno è necessario guardare alla progressiva rottura del legame tra democrazia e benessere, ovvero alla crisi del patto sociale tra le istituzioni democratiche e lo stato sociale. Quando la democrazia non riesce più a garantire un lavoro dignitoso o a rendere effettivo il diritto fondamentale alla salute, a offrire formazione e futuro alle nuove generazioni, si creano le condizioni ideali per lo scontro sociale: la forbice tra ricchi e poveri si allarga, il nesso tra libertà e uguaglianza si spezza e la comunità civile si frantuma in una competizione aggressiva tra “ultimi” e “penultimi”.
In questo clima di insicurezza e sgretolamento della coesione sociale proliferano le paure: il terrore dell’immigrazione, della povertà, della guerra, del cambiamento climatico spinge le persone a vivere la diversità non più come risorsa, ma come minaccia, e l’altro come un nemico da cui difendersi. Di fronte alle difficoltà di un mondo sempre più complesso, cresce la tentazione di affidarsi al “salvatore della patria” di turno e di imboccare scorciatoie semplicistiche con risposte che identificano capri espiatori nei soggetti più fragili – migranti, rifugiati, indigenti – o che agitano strumentalmente temi sacri come la pace, utilizzandoli come grimaldelli populisti.
Per invertire questa rotta, l’Europa è chiamata a ritrovare unità e a fare la sua parte con determinazione, restituendo concretezza e dignità a quei diritti sociali e umani che negli ultimi anni sono stati progressivamente calpestati. Deve ritrovare la sua profonda ragion d’essere: la costruzione della Pace, la forza della democrazia, il rispetto della dignità della persona. Siamo di fronte a una fase densa di sfide molto forti ed è illusorio pensare che sia possibile uscirne con qualche accorgimento tecnico, sentendoci appagati dall’esistente o, peggio ancora, inseguendo le posizioni estremiste. È il tempo di scelte chiare, profonde e coraggiose, per aprire una nuova stagione politica, sociale e culturale.
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