
"Ragazzi, distinguete il bene dal male, perché il conto da pagare è alto"


1 ottobre 2026
Nella nostra società si parla tanto di sicurezza, ma esistono forme di violenza che facciamo fatica ad affrontare e che emergono sulla scena pubblica solo a margine di qualche brutto episodio di cronaca. Tempo fa, sono dovuta intervenire per due anziani, marito e moglie, ricoverati d’urgenza in ospedale dopo essere stati violentemente aggrediti dal figlio che viveva con loro. Il ricovero è durato quasi un mese, a causa delle fratture riportate e perché i due non avevano un luogo sicuro nel quale rientrare.
La coppia, inizialmente, non voleva sporgere denuncia. Per un genitore riconoscere la violenza esercitata dal proprio figlio significa confrontarsi con un legame, un ruolo e un senso di responsabilità costruiti nell’arco di una vita. Con il tempo sono emersi episodi ancora più gravi, con attacchi violenti aggravati dall’abuso di alcol e sostanze, nei quali i genitori erano diventati di fatto ostaggi nella propria casa. Eppure, anche durante questi racconti, padre e madre non hanno mai riconosciuto pienamente la responsabilità del figlio.
Oggi non esistono risposte strutturate per questo tipo di situazioni. Nei casi di violenza esercitata da un figlio adulto nei confronti dei propri genitori, la risposta viene spesso costruita nell’emergenza, attraverso l’integrazione delle risorse disponibili e la capacità dei singoli professionisti di attivare una rete. Il primo elemento critico riguarda la protezione, perché deve essere individuata una soluzione abitativa temporanea adeguata alla sua condizione sociale e familiare. Nel caso di una coppia vittima di violenza da parte del figlio, le possibilità di accoglienza risultano limitate e non esiste una struttura specificamente pensata per questa tipologia di intervento.
Nei casi di violenza esercitata da un figlio adulto nei confronti dei propri genitori, la risposta viene spesso costruita nell’emergenza, attraverso l’integrazione delle risorse disponibili e la capacità dei singoli professionisti di attivare una rete
È necessario poi un accompagnamento specialistico. La difficoltà di un genitore nel denunciare il proprio figlio richiede un lavoro che tenga insieme la dimensione del riconoscimento della violenza con quella della relazione familiare, intervenendo sul senso di colpa, sulla paura, sulla responsabilità genitoriale e sulle conseguenze concrete della denuncia e dell’allontanamento.
La complessità aumenta ulteriormente quando alla violenza si associano problematiche di salute mentale, dipendenze e condizioni di fragilità socio-economiche. In questi casi è necessaria un’integrazione tra servizio sociale, servizi sanitari, servizi per la salute mentale, servizi per le dipendenze, pubblica sicurezza e gli altri soggetti istituzionali coinvolti, con una definizione condivisa degli interventi e delle responsabilità.
La violenza dei figli verso i genitori non è un fenomeno nuovo, ma riconoscerla è soltanto il primo passaggio: perché una persona possa davvero uscirne deve poter contare su una rete che le permetta di farlo. Ma oggi tutto questo è gestito in un’ottica di emergenza e delegato alle capacità dei singoli professionisti.
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