Un gruppi di ragazzi allo Zen 2 di Palermo. Foto di C. Sucameli
Un gruppi di ragazzi allo Zen 2 di Palermo. Foto di C. Sucameli

A Palermo si spara di nuovo, ma non è solo mafia

Nel capoluogo siciliano sono drammaticamente aumentati gli episodi violenti. Accanto a Cosa nostra che utilizza i kalashnikov per chiedere il pizzo, anche i più giovani hanno iniziato a risolvere le risse con la pistola

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

1 ottobre 2026

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, Palermo fu al centro della seconda guerra di mafia che portò al vertice di Cosa nostra il clan dei corleonesi. Nella mattanza rimasero uccise più di mille persone e ogni volta che si fa riferimento a quella stagione la frase "a Palermo c’era un morto al giorno" rende bene l’idea del clima di tensione che si respirava in città. 

Palermo, la povertà a due passi dal centro

Negli ultimi due anni gli spari sono tornati a farsi sentire con una certa frequenza, tanto da preoccupare cittadini, politica e magistrati, ma rispetto al passato, quando la violenza armata era espressione delle faide interne a Cosa nostra, oggi il fenomeno è molto più frammentato. Seppure gli episodi recenti abbiano in comune l’utilizzo spavaldo delle armi da fuoco, non sempre sono tutti direttamente riconducibili all’organizzazione mafiosa.

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