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1 agosto 2026
Studiando i gruppi di lettura da anni, mi sono spesso chiesta se la lettura sia davvero un’esperienza da vivere soprattutto da soli o se, al contrario, trovi una parte importante del suo significato quando viene condivisa. In un’epoca accelerata in cui, come scrive Pascal Chabot nel suo bel trattato di cronosofia, "un minuto vale un minuto che sia futile o decisivo", e in cui il tempo per la lettura sembra sempre più ridotto, frammentato e attraversato da distrazione continua, emergono con forza pratiche collettive che riportano le persone dentro una dimensione condivisa dell’esperienza narrativa.
Progetto Racconti liberi: narrarsi per ricominciare
Questo è il primo elemento da osservare. I gruppi di lettura e tutte le molteplici forme di condivisione delle storie – quelle che amo chiamare comunità della conoscenza – mostrano con chiarezza che il bisogno non è semplicemente quello di leggere, ma di leggere con altri. In questo senso, le storie non sono soltanto contenuti da consumare, ma veri e propri spazi simbolici in cui riconoscersi e confrontarsi. Le storie, in sintesi, diventano un vero e proprio dispositivo di sviluppo di comunità. Nei gruppi di lettura questo si vede chiaramente: una storia diventa spesso il pretesto per iniziare a parlare tra persone che altrimenti non si sarebbero mai incontrate.
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