Scrittura e lettura, alleate contro la solitudine in cella

"Ho scoperto tardi quanto leggere e scrivere possano aiutare a capire il mondo e se stessi", scrive un uomo, detenuto al carcere di Vibo Valentia, descrivendo queste attività come un "porto franco": "Organizzare delle attività di lettura e scrittura per coloro che vivono in condizioni di privazione della libertà è una opera utile. Il futuro di molti detenuti, me incluso, dipende dalla cultura"

Redazione lavialibera

Redazione lavialibera

30 settembre 2026

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Un’isola come questa, di cemento e ferro, presente soltanto negli incubi di ogni uomo, dove il migliore amico, dopo Dio, è la solitudine, e dove la speranza è l’unico invitato che vorremo condividesse la nostra tavola a cena, consente pochi alleati: la scrittura e la lettura.

Convict journalism. Nel laboratorio de lavialibera in carcere, i detenuti si raccontano

La scoperta della parola scritta

La capacità di essere padroni del linguaggio scritto può dare forma ai propri sentimenti e alle proprie idee, nei modi più originali e personali

Solo in tarda età ho scoperto quanto possano aiutare a capire meglio se stessi e il mondo. Questo, in un istituto di pena, è di enorme importanza per il semplice fatto che aiuta a farci capire e a scoprire dei valori e delle potenzialità che neanche noi pensiamo di avere. Ce ne accorgiamo nel momento in cui riusciamo a raccontarci attraverso la scrittura o attraverso la lettura, ma anche nell'osservare che tutti i detenuti scrivono.

Non parlo solo delle domandine (le richieste scritte per beni, colloqui e altro) o delle istanze ai magistrati, ma scrivono in primo luogo lettere ai propri cari, in una società dove invece si sta perdendo questa abitudine. Attraverso una lettera spesso si possono dire cose che per telefono, e tanto meno di persona, non si riesce a dire: la scrittura dà il tempo della riflessione che altri mezzi di comunicazione non ci danno. Spesso i rapporti familiari vengono mantenuti negli anni grazie a questo unico mezzo.

Ma i detenuti scrivono anche poesie. La poesia ci permette di esternare e dare voce ai propri sentimenti e alle proprie emozioni. Questo vale per tutti, ma la persona detenuta spesso ha dentro di sé un tumulto interiore che ha bisogno di comunicare e cerca nei libri di poesie le parole giuste. Scrivere è lo strumento per far conoscere se stessi, i propri sentimenti e i propri sogni agli altri, ma è soprattutto il mezzo per far arrivare tutto questo alla propria coscienza.

La detenzione spinge a scrivere. Spinge, probabilmente, all’esplorazione del mondo interiore e alla comunicazione di tale mondo attraverso la scrittura. Per molti detenuti scrivere un diario è una vera e propria necessità. Permette di valutare gli eventi della vita in modo letterario e quindi acquistare una distanza dai fatti, una saggezza che cura la disperazione. Per altri invece il rapporto epistolare con persone fuori dal carcere significa mantenere il legale col mondo e continuare ad essere in relazione con chi si ama.

Educare alla scrittura in carcere

Per tutte queste ragioni, se le persone recluse frequentassero dei corsi di lettura e scrittura, imparerebbero a esprimersi e a raccontarsi meglio. Questo perché l’ho verificato con me stesso e con altre persone che prima non riuscivano a tenere la penna in mano: oggi mi trovo a leggerli e devo dire che è dura far capire il valore dello studio e spingerli ad addentrarsi in questo cammino.

Per questi motivi, organizzare delle attività di lettura e scrittura per coloro che vivono in condizioni di privazione della libertà e di separazione forzata è una opera utile e meritoria. Questi corsi permettono di incanalare le riflessioni interiori, che naturalmente sono molto accentuate in queste condizioni, verso un indirizzo e uno sviluppo creativo. La capacità di essere padroni del linguaggio scritto può dare forma ai propri sentimenti e alle proprie idee, nei modi più originali e personali, e queste acquisizioni aiutano le relazioni sociali e rendono più proficue quelle familiari. Con la scrittura nessuna parola e nessun concetto vanno definitivamente smarriti.

Affetti e carcere: "Lo Stato si sente troppo debole se si dimostra umano?"

Uno spazio di libertà

"Tiene in vita quella parte più nobile e romantica di me, forse l’unica rimasta ad accomunarmi ancora alla maggior parte degli esseri umani"

Mi sono reso conto che è una zona di libertà, il porto franco delle mie emozioni. Quando lo faccio non esistono muri che mi impediscono di muovermi, correre, volare o fare il giro del mondo. Tiene in vita quella parte più nobile e romantica di me, forse l’unica rimasta ad accomunarmi ancora alla maggior parte degli esseri umani. Quella dalla quale vogliono io mi dimentichi per il semplice fatto di abitare questa giungla di cemento. Scrivo per vivere l’emozione che si prova nel dare un bacio e una carezza alla persona adorata. Per rifugiarmi in un’altra dimensione, un luogo dove poter vivere una vita parallela, virtuale, nella quale essere padrone del mio quotidiano. La lettura, così come l’arte in generale, è un ottimo cammino per occupare un posto in questa nostra grande famiglia.

Oltre i muri e i pregiudizi che ci circondano, la scrittura è sfogo personale e un riparo dalle ingiustizie. Con lei non ci sono malintesi, non mette mai fretta a nessuno. Dà sempre la possibilità di tornare sui propri passi per spiegarsi meglio, e quanto ce n'è bisogno. Non bisogna mai perdere di vista la pecca più grave del sistema carcerario italiano, che non è la scarsa scrittura, anzi su questo aspetto forse il nostro paese eccelle, ma il fatto che dietro alle sbarre si lavora poco e anche per questo i detenuti che escono – non solo grazie all’indulto, ma anche dopo aver scontato tutta la pena – fanno fatica a reinserirsi nonostante le buone intenzioni di non pochi di essi e di coloro che in carcere hanno cercato di educarli o di aiutarli.

Quasi il 60% dei detenuti è recidivo. Per questo il carcere in Italia è un fallimento

Una scrittura che rieduca

Il futuro di molti detenuti qui ristretti, me incluso, dipende dalla cultura e dalla scrittura che insegna a comunicare meglio emozioni o problemi… scrivere… scrivere! La possibilità di riflettere che offre la scrittura permette di dare un nuovo significato sia al proprio vissuto, sia al futuro. 

La persona che ha commesso un reato, per potersi sentire pronta a reintegrarsi nel mondo esterno, ha bisogno di riconciliarsi sia con se stessa e sia con quella società dalla quale, a causa del reato, è stata momentaneamente allontanata. Per questo il lavoro fatto su se stessi, anche attraverso la scrittura, è uno degli elementi più importanti da considerare in un positivo percorso trattamentale del detenuto.

G.G.

Articolo realizzato nell'ambito del progetto Convict Journalism: a space for inmates to report from prison—where no news comes out, finanziato da JournalismFund Europe nell'ambito del bando Pluralistic media for democracy.

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