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21 luglio 2026
Quando si parla di carcere non si può fare a meno di parlare di affettività. Cos’è l’affettività dentro un carcere? Come si vive? Vorrei vestire i panni di un “divulgatore” e fare un viaggio all’interno del sistema penitenziario e, visto che sono decenni che vivo all'interno di queste mura, penso che possa dare il mio contributo.
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Cominciamo con il dire che quando si parla di affettività ci si riferisce al fatto di vedere i propri cari una volta a settimana dentro una sala con altre decine di persone, che tra sussurri e voci alte non riesci a capire niente. Ora abbiamo i tavoli e ci sediamo con i nostri cari, ma fino a qualche anno fa c'era un muretto che correvo lungo la sala, con 15 centimetri di vetro. Era vietato il contatto fisico anche con i più piccoli e quell’ora diventava una tortura non potendo neppure avere la gioia di sentire il calore delle mani e la gioia di stringere i propri figli.
Quando si parla di affettività ci si riferisce al fatto di vedere i propri cari una volta a settimana dentro una sala con altre decine di persone
Ma andiamo sul tecnico: a un condannato per reati di criminalità organizzata sono concesse quattro ore mensili per i colloqui, che significa meno di 50 ore all’anno. Come fa un detenuto in meno di due giorni all’anno a esprimere e manifestare l'affettività verso i propri cari? Il discorso si racchiude e scivola sempre nello stesso problema: siamo giustizialisti o siamo garantisti?
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Se apparteniamo ai primi vale dire: "tu essere umano hai sbagliato e devi scontare la pena come decido io che rappresento la legge", mentre se facciamo parte dei garantisti dovremmo dire: “tu essere umano hai sbagliato, è giusto che paghi il tuo debito verso la società, ma farò in modo che sconti la pena con dignità e che possa avere un rapporto affettivo con i tuoi cari, facendo rinsaldare quei legami che si sono sospesi al momento dell’arresto”.
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Forse lo Stato si sente troppo debole se si dimostra umano? Se la giustizia mi fa scontare la pena a 200 km da casa, è normale che non ci sia affettività. Quindi non stiamo a prenderci in giro parlando di reinserimento e rieducazione. Mi risulta che in altri Stati europei sia permesso ai familiari di poter fare visita ai propri cari tutti i giorni, e che in qualche paese, dopo un percorso di buona condotta e reinserimento, è concessa al detenuto la possibilità di trascorrere settimane con i propri cari, evitando la disgregazione della famiglia.
Mi risulta che in qualche paese, dopo un percorso di buona condotta e reinserimento, è concessa al detenuto la possibilità di trascorrere settimane con i propri cari
Perché in Italia non può accadere tutto ciò? In poche righe ho cercato di dare una visione di cosa sia l’affettività in carcere e non so se ci sia riuscito. Qualcuno mi ha detto che l’importante è che se ne parli. Voglio essere ottimista e voglio crederci.
Carmelo
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