
"Ragazzi, distinguete il bene dal male, perché il conto da pagare è alto"


29 settembre 2026
L’uomo, anche se non lo dimostra, è un essere fragile. Può raggiungere i propri obiettivi di vita in ambito familiare e lavorativo ottenendo ottimi risultati, facendolo apparire forte, capace e orgoglioso di se stesso.
Un uomo, per la prima volta, a poco meno di sessant’anni, viene travolto da una bufera giudiziaria che lo porta a essere catapultato all’interno di un istituto penitenziario perché accusato di aver favorito la criminalità organizzata attraverso la propria attività imprenditoriale.
Quella notte, alle quattro del mattino, il campanello di casa squilla più volte e tutti i propri familiari vengono svegliati. “Buongiorno – dice uno dei quattro finanzieri in borghese –. Abbiamo un mandato di custodia cautelare per lei”. Consegnano un fascicolo di oltre 500 pagine e senza alcuna spiegazione gli chiedono di seguirlo.
L’uomo, con aria smarrita, prepara una borsa con pochi indumenti e con voce tremante saluta i familiari terrorizzati. L’auto dei finanzieri viaggia a velocità elevata e sirene spiegate verso l’istituto penitenziario. L’uomo era frastornato e impaurito. Per la prima volta si trovava all’interno di un carcere. Si guardava attorno incrociando gli sguardi dei poliziotti che dopo averlo perquisito lo rinchiudono in una piccola cella in stato di isolamento dove rimane per venti giorni.
L’ansia, la paura e il pensiero per i propri familiari provocano un forte malessere che lo divora. Era solo l’inizio di un interminabile incubo
L’ansia, la paura e il pensiero per i propri familiari provocano un forte malessere che lo divora. Era solo l’inizio di un interminabile incubo. Sono passati sei anni da quel maledetto giorno, sei anni di processi, sentenze, lotte e umiliazioni. Sei anni passati lontani dai propri affetti e in condizioni degradanti, dovute alle tante carenze strutturali degli istituti penitenziari.
In quei sei anni l’uomo perde tutte le persone più care: la moglie, con cui ha passato insieme 46 anni di vita, la suocera, come una seconda mamma, i propri genitori.
Convict journalism. Nel laboratorio de lavialibera in carcere, i detenuti si raccontano
Sta pagando fisicamente e moralmente, in silenzio e con educazione
Oggi quell’uomo fragile ha smesso di lottare e sta pagando gli errori commessi per la propria ingenuità rispettando la sentenza pur non condividendo l’entità della pena. Sta pagando fisicamente e moralmente, in silenzio e con educazione, mantenendo un comportamento consono a tutte le regole dell’ordinamento penitenziario.
Quell’uomo che appariva forte è un uomo fragile che oggi, dopo aver perso gli affetti più cari, vive solo per il proprio figlio in attesa di poterlo raggiungere al più presto, lontano da tutti e tutto, dove poter trascorrere gli ultimi anni della propria vita vicino al luogo dove sono state sparse le ceneri della propria moglie, che amava più della sua vita.
S.R.
Articolo realizzato nell'ambito del progetto Convict Journalism: a space for inmates to report from prison—where no news comes out, finanziato da JournalismFund Europe nell'ambito del bando Pluralistic media for democracy.
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