Foto di Stephan HK/Unsplash
Foto di Stephan HK/Unsplash

Contro il riscaldamento globale non basta il condizionatore

Gli impianti di raffrescamento aiutano nei giorni più caldi, ma sono una soluzione elitaria e posticcia ai problemi posti dalla crisi climatica

Antonello Pasini

Antonello PasiniFisico climatologo del Cnr

1 agosto 2026

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Dopo le ultime ondate di calore in Europa sembra sia nato un nuovo motivo di polarizzazione politica, questa volta sul tema dei condizionatori. C’è chi parteggia per l’uso pervasivo nelle singole case – in Francia, Marine Le Pen ha coniato lo slogan "Un condizionatore in ogni casa!" – e chi privilegia le soluzioni di raffrescamento casalingo naturale o, ancora, invita a creare più rifugi climatici: naturali, in parchi e ambienti ombreggiati all’aperto; artificiali, con l’installazione di condizionatori in ambienti comunitari.

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In realtà, come sempre accade quando si cerca di trovare una soluzione semplice a una questione complessa, il rischio è creare circoli viziosi che vanno ad aggravare il problema che si vorrebbe risolvere. In questo caso la necessità è rinfrescare, ma oggi con l’uso dei condizionatori emettiamo grandi quantità di anidride carbonica in atmosfera, che portano all’aumento della temperatura globale e, a livello locale, immettiamo aria calda nelle strade, talvolta rendendole invivibili (si pensi ai vicoli di New York).

Qualche numero

Nei condizionatori l’80 per cento circa delle emissioni è dovuto alla produzione dell’elettricità utilizzata e il restante 20 per cento alle perdite di gas refrigeranti, che di recente sono stati sostituiti con altri meno climalteranti. Con il mix energetico attuale, in Italia un condizionatore classe A+++ emette ogni ora circa 80 grammi di CO2 per raffrescare una stanza di media grandezza, e i valori aumentano sensibilmente con i modelli più vecchi.

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Ma il problema è a monte: per avere più condizionatori basterebbe produrre energia elettrica con le rinnovabili. Già, peccato che spesso chi propaganda soluzioni populiste e irrealizzabili anche per i costi, come Marine Le Pen, è in prima linea nel negare il riscaldamento climatico di origine antropica e aborre le energie rinnovabili.

In Italia un condizionatore classe A+++ emette ogni ora circa 80 grammi di CO2 per raffrescare una stanza di media grandezza

Certamente i condizionatori non vanno demonizzati – in molti casi sono dispositivi salvavita per le persone più fragili – tutta- via rappresentano una soluzione posticcia. Servirebbe adattare le case al clima mutato, con misure magari più passive ma naturali e senza controindicazioni. Inoltre, il condizionatore è una soluzione individualista – lo compra chi può permetterselo – rispetto ad altre più comunitarie quali, ad esempio, i rifugi climatici, naturali o artificiali.

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Detta così sembrerebbe che i condizionatori siano di destra e i rifugi climatici di sinistra, un po’ come per Gaber il bagno nella vasca è di destra e la doccia è di sinistra. Chissà... In conclusione, l’uso dei condizionatori è una misura di adattamento, ma dobbiamo pensare anche alla mitigazione. Altrimenti il rischio è un futuro in cui le persone stanno nei loro loculi. Come quei romanzi di fantascienza che descrivono città chiuse dentro cupole di vivibilità, mentre fuori c’è il deserto. No, non vogliamo un futuro così!

Da lavialibera n° 40

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