Il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani in Brasile per il "Belém Climate Summit", nel quadro della COP30
Il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani in Brasile per il "Belém Climate Summit", nel quadro della COP30

Emergenza climatica, troppo lenti per evitare il disastro

L'esito della Cop30 dimostra gli scarsi progressi nella riduzione delle emissioni. Di questo passo, a fine secolo, la temperatura globale salirà di 3°C

Antonello Pasini

Antonello PasiniFisico climatologo del Cnr

1 gennaio 2026

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Le conferenze internazionali sul clima organizzate dall’Onu ogni anno, nel mese di novembre, sono l’occasione per fare un bilancio sul recente passato e per capire cosa aspettarsi dal prossimo futuro. Il negoziato che dovrebbe portare ad azioni efficaci per contrastare la crisi climatica oggi risente più del clima geopolitico internazionale che dei cambiamenti climatici reali.

Le armi bruciano il pianeta

E la conclusione della Cop30 svoltasi in Brasile ai margini della foresta amazzonica – un luogo iconico per il clima terrestre – ne è una testimonianza esplicita. Su spinta del presidente brasiliano Lula, si pensava di poter adottare una roadmap dettagliata e stringente che portasse all’uscita dai fossili, ma purtroppo ciò non è avvenuto.

Su spinta del presidente Lula, si pensava di poter adottare una roadmap che portasse all’uscita dai fossili, ma purtroppo ciò non è avvenuto

L’opposizione dei “soliti noti” ha fatto sì che nel documento finale non si faccia riferimento neppure al ruolo dei combustibili fossili nel recente riscaldamento globale. Qualche passo in più è stato fatto invece sulla finanza climatica, con l’impegno di triplicare i finanziamenti per l’adattamento nei paesi in via di sviluppo entro il 2035.

Con l'Ai migliori previsioni sugli effetti della crisi climatica

Dal punto di vista della riduzione delle emissioni siamo ancora molto indietro, nonostante sia stato costituito un insieme di paesi “volontari e ambiziosi” che si impegnano a ridurre le emissioni, secondo gli obiettivi stabiliti a Parigi nel 2015. Che sia la premessa alla nascita di un nuovo ordine mondiale? Nessuno può saperlo, ma di certo se alcuni Stati continuano a mettere il bastone tra le ruote servirà qualcosa di diverso.

Spinta dal basso

Conti alla mano, cosa abbiamo fatto in passato e cosa ci aspettiamo per il futuro? Ebbene, se guardiamo agli obiettivi di Parigi che puntano ad azzerare entro il 2050 le emissioni nette di carbonio, capiamo bene che ancora non ci siamo: si procede in maniera troppo lenta.

Per la prima volta nei prossimi anni si potrà riscontrare una riduzione effettiva delle emissioni, ma se prendiamo in considerazione cosa avremmo dovuto fare per rimanere sotto i 2°C di temperatura media globale, attestandoci intorno alle 37-38 gigatonnellate (Gton) annue di CO2 equivalente al 2030, vediamo che con le attuali “promesse” degli Stati saremo ancora a circa 50 Gton.

La crisi climatica modifica i flussi migratori

In sostanza, abbiamo perso almeno dieci anni nella lotta alla crisi climatica! Ciò significa che di questo passo procederemo verso i 3°C, o poco meno, di temperatura media globale a fine secolo, con il rischio di innescare processi irreversibili. In questo scenario, con il clima geopolitico internazionale che non consente azioni rapide ed efficaci sul clima reale, credo sia necessario sempre di più agire e spingere dal basso, a tutti i livelli. Impegniamoci, ne va del nostro futuro.

Da lavialibera n°36

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