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Bollette più alte? Non è colpa delle sanzioni a chi inquina. Gli scienziati scrivono al governo

Alcuni paesi europei puntano a indebolire il Green deal, ad esempio attaccando il sistema Ets, basato sul principio "più inquini, più paghi". Per difenderlo è sceso in campo anche il Nobel Parisi

Antonello Pasini

Antonello PasiniFisico climatologo del Cnr

1 aprile 2026

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Il riscaldamento globale di origine antropica e i suoi impatti climatici sono sempre più evidenti. Ciò nonostante si continua a inseguire le emergenze meteo-climatiche con l’affanno di chi, da una parte, non pianifica un adattamento efficace che possa difenderci dalle conseguenze indesiderate dell’aumento delle temperature e, dall’altra, fa ben poco per evitare futuri scenari climatici peggiori, nei quali sarebbe difficilissimo, se non impossibile, adattarsi. In Europa ci sono paesi come il nostro in cui i governi puntano ad “annacquare” il Green deal.

Per esempio, nelle ultime settimane, cercando di ridiscutere i principi cardine dell’Emission trading system (Ets), uno degli strumenti principali per ridurre le emissioni di anidride carbonica e altri gas a effetto serra. Si tratta di un sistema di scambio di quote di emissione di gas climalteranti basato sul principio “più inquini, più paghi”, che attualmente interessa industrie, produttori di energia e voli aerei, ma che è previsto in estensione ad altri settori. L’Ets è stato costruito per perseguire gli obiettivi climatici senza compromettere quelli economici: di fatto, si incentiva chi inquina meno facendo pagare gli incentivi a chi inquina di più, tramite l’acquisto di quote di emissione. Anche la Cina ha da poco adottato un sistema simile.

Emergenza climatica, troppo lenti per evitare il disastro

Se crescono le bollette non è colpa dell’Ets

Il nostro governo sostiene che questo meccanismo è responsabile della crescita del costo delle bollette, ma non è così: il costo dell’energia nei paesi dell’Ue è determinato soprattutto dal prezzo del gas, poi dalle sostanziose commissioni per la rete, dalle tasse nazionali e, solo alla fine, dall’Ets.

Ecco perché con alcuni illustri colleghi, tra cui il premio Nobel Giorgio Parisi, sono primo firmatario di una lettera aperta al governo che denuncia la situazione di criticità climatica in cui si trova e si troverà il nostro Paese – se non agiremo –, chiedendo di non indebolire l’Ets nei suoi principi cardine e nelle sue applicazioni concrete, che hanno mostrato validità ed efficacia nel recente passato (Leggi la lettera su Scienza in rete).

Le guerre mostrano sempre più chiaramente come sia proprio la nostra dipendenza da gas e petrolio a far lievitare i prezzi in momenti di instabilità, rendendoci succubi di una situazione internazionale caotica guidata da sovranismi e dittature. La transizione energetica è indispensabile per consentire a Italia ed Europa di progredire verso un futuro più pulito e vivibile; ma anche per evitare di essere ostaggio di leader che pensano ancora con la parte rettile e predatoria del cervello, senza comprendere che il futuro del pianeta dipende dall’equilibrio armonico tra i vari nodi di questo sistema complesso.  

Da lavialibera n° 38

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