Foto di E.Kennemer/Unsplash
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Il difficile match tra sport e crisi climatica

Aumentano i malori, come quello di Sinner al Roland Garros, e i rinvii degli eventi dovuti al caldo eccessivo. Le federazioni cercano soluzioni, ma devono fare i conti con le emissioni del settore

Luca Marino

Luca MarinoGiornalista praticante

1 agosto 2026

A fine maggio 2026, durante l’ultimo Roland Garros di Parigi, Jannik Sinner, numero uno del ranking mondiale di tennis maschile e favorito per la vittoria del torneo, si è sentito male durante il match contro l’argentino Francisco Cerúndolo, facendosi rimontare fino alla sconfitta e all’eliminazione. Nello stesso torneo il canadese Gabriel Diallo è stato costretto a ritirarsi dal match del primo turno; il giorno dopo una raccattapalle è stata accompagnata fuori dal campo per un malore e, ancora due giorni più tardi, il ceco Jakub Mensik, dopo quasi cinque ore di gioco, è crollato a terra rendendo necessario l’intervento dello staff medico.

Inquinamento e sport, correre non fa sempre bene

Il Roland Garros è solo uno degli ultimi eventi sportivi a mettere in luce la crescente difficoltà e i rischi nel praticare sport con il caldo estremo. Mensik, dopo essersi ripreso dal malore, ha detto in conferenza stampa: "È una follia giocare con questo tempo, soprattutto sotto il sole. Stare lì per più di quattro ore e mezza è semplicemente pazzesco". Le parole del russo Daniil Medvedev agli Us Open del 2023 in questo senso rischiano di essere profetiche: "Qualcuno qui morirà e allora vedremo".

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