Foto di S. Rodriguez/Unsplash
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Inquinamento e sport, correre non fa sempre bene

Fare jogging è un toccasana per la salute, ma allenarsi in luoghi inquinati può causare danni a polmoni, cuore e persino accelerare la malattia di Alzheimer

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

1 aprile 2026

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L’inquinamento atmosferico produce effetti negativi anche sull’attività fisica e chi, soprattutto nelle grandi città, pratica sport all’aperto dovrebbe tenerne conto. Il problema è sottovalutato, nonostante i blocchi del traffico dovuti ai superamenti dei valori limite di polveri sottili certifichino la poca salubrità dell’aria. A fronte di questa emergenza invisibile (anche se in certi giorni la coltre di smog si vede a occhio nudo), il numero di persone che sceglie la strada per allenarsi è in continuo aumento: secondo l’Istat (dati del 2024), negli ultimi vent’anni le persone che praticano sport nel tempo libero sono passate dal 26,6 per cento al 37,5 per cento, e molte di queste optano proprio per la corsa.

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I benefici sono evidenti: correre rinforza il cuore, i polmoni, i muscoli e le ossa, stimola la produzione di endorfine e riduce lo stress, spauracchio della società contemporanea. Peccato che i runner si ritrovino spesso a fianco di strade trafficate, respirando a pieni polmoni inquinanti altamente tossici che vanificano la bontà dell’attività fisica e rendono l’allenamento persino dannoso.

I runner si ritrovino spesso a fianco di strade trafficate, respirando a pieni polmoni inquinanti tossici che vanificano la bontà dell’attività fisica

La spiegazione è semplice: durante la corsa aumenta la frequenza respiratoria e una concentrazione maggiore di polveri tossiche scende in profondità. Una volta penetrate nel nostro organismo, queste sostanze possono accelerare lo sviluppo di patologie cardiache e respiratorie, tumori e persino intaccare la salute del cervello. Sul punto, una ricerca promossa nel 2025 dall’Università di Medicina della Pennsylvania ha osservato che l'esposizione all'aria inquinata da particolato fine (pm 2.5) e l'accumulo di proteine tossiche nel cervello possono causare perdita di memoria e un più rapido declino cognitivo, favorendo l’insorgenza della malattia di Alzheimer.

Il percorso giusto

Roberto Lucchini, oltre a essere professore ordinario di Medicina del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia e di Salute sul lavoro e ambientale alla Florida International University, è un maratoneta. Lo contattiamo al telefono mentre si trova negli Stati Uniti dove, tra le altre cose, ha coordinato il monitoraggio sulla salute dei soccorritori e dei lavoratori intervenuti a Manhattan dopo l’attentato dell’11 settembre 2001.

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"Correre fa bene ed è sempre meglio praticare attività fisica che starsene sdraiati sul divano di casa – dice – e questo vale anche dove l’aria non è delle più pulite. Rispetto al passato, però, oggi siamo più consapevoli dei rischi connessi all’inquinamento ambientale e prima di indossare le scarpe e uscire per la nostra corsa quotidiana, sarebbe opportuno pianificare un percorso il più lontano possibile dal traffico veicolare e dai fumi delle aree industriali. Proprio un anno fa mentre correvo a una corsa podistica in riviera romagnola, ho deciso di ritirarmi perché l’itinerario seguiva le strade trafficate. Purtroppo, anche tra gli organizzatori, il concetto di sicurezza e protezione rispetto agli inquinanti non è spesso considerato".

Sull’importanza di scegliere il tracciato più salubre, un lavoro pubblicato del 2020 in Nuova Zelanda, che ha preso in esame il tragitto casa-lavoro di un gruppo di lavoratori pendolari, ha dimostrato che cambiare itinerario può ridurre sensibilmente la dose di inquinanti assorbita. "In effetti un percorso più lungo ma meno inquinato – osserva Lucchini – è spesso preferibile a uno più breve ma più esposto".

Pprima della nostra corsa quotidiana dovremmo pianificare un percorso il più lontano possibile dal traffico veicolare e dai fumi delle aree industriali

In particolare, lo studio ha dimostrato che scegliendo un itinerario a bassa esposizione rispetto a un percorso ad alta esposizione durante gli spostamenti attivi si potrebbero prevenire fino a 36 decessi su 10mila. In precedenza, una pubblicazione del 2018 aveva preso in esame un gruppo di anziani londinesi affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) o cardiopatia ischemica, che hanno camminato per due ore all’interno di Hyde Park e lungo Oxford Street. I risultati sono stati sorprendenti: l’attività nel parco ha prodotto significativi miglioramenti della funzione polmonare e riduzioni della rigidità arteriosa, mentre la camminata nella strada più inquinata ha attenuato o invertito parte di questi benefici.

In tempi più recenti, uno studio del 2024 ha monitorato in modo dinamico e stazionario le esposizioni e le dosi di inquinanti atmosferici durante tre maratone organizzate in altrettante città. I ricercatori hanno installato dei monitor della qualità dell'aria per registrare i livelli di biossido di azoto, ozono e particolato e misurare temperatura e umidità relativa.

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Il monitoraggio ha mostrato che i corridori più performanti (che ventilano di più) hanno inalato dosi maggiori di biossido di azoto e, analogamente, gli uomini hanno respirato dosi molto più elevate di sostanze tossiche rispetto alle donne. Al contrario, i più “lenti” hanno incamerato quantità maggiori di ozono e particolato, con concentrazioni crescenti nel tempo. Ma soprattutto è emerso che i dati aggregati ottenuti nelle quattro settimane precedenti le maratone, possono aiutare gli organizzatori fornendo informazioni utili per mitigare l'impatto dell'inquinamento atmosferico sulla salute e sulle prestazioni degli atleti.

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"L’ideale è correre in zone verdi perché gli alberi trattengono molte particelle inquinanti – conclude Lucchini – e magari dotarsi di particolari dispositivi mobiliwearables (indossabili) che misurano la qualità dell’aria. Purtroppo sono ancora costosi (circa 300 euro, ndr) ma con una maggiore diffusione il prezzo diventerebbe più accessibile. Nei giorni di maggiore inquinamento meglio invece restare in casa, e chi proprio non riesce a fare a meno di correre può utilizzare il tapis roulant. Eviterei invece di indossare la mascherina, che rende l’attività più scomoda e faticosa".

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