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23 gennaio 2026
Ogni giorno l’inquinamento atmosferico nelle città italiane mette a rischio “la salute dei cittadini, in particolare di bambini, anziani e più fragili”, trasformandosi in una “emergenza sanitaria strutturale”. Le stime sono preoccupanti. Considerando i dati del 2025, “su oltre 8 milioni di persone con età maggiore o uguale a 30 anni residenti nelle 27 città prese in considerazione, si stimano 6731 morti per malattie attribuibili a esposizione a inquinamento da PM2,5”.
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A lanciare di nuovo l’allarme sulla qualità dell’aria è la Società italiana medici per l’ambiente (Isde), che ha analizzato in modo sistematico i dati ufficiali delle reti regionali di monitoraggio e li ha raccolti in un rapporto, insieme all’Osservatorio mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e Clean cities campaign. Gli esperti sottolineano che quanto fatto finora non è sufficiente.
L.’esposizione cronica della popolazione urbana a livelli di inquinanti nocivi resta elevata e largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica
“Nonostante alcuni segnali di lieve miglioramento delle medie annuali in singoli contesti, – scrivono gli scienziati – l’esposizione cronica della popolazione urbana a livelli di inquinanti nocivi resta elevata e largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica”. A gennaio 2030 scatteranno nuovi limiti, grazie a una direttiva europea di fine 2024. Gli Stati hanno tempo fino a dicembre 2026 per recepirla, ma più i Paesi aspettano, più le persone corrono il pericolo di ammalarsi.
Gli studi scientifici che collegano l’esposizione a particelle inquinanti a malattie e morti premature sono ormai noti. Questo fenomeno è particolarmente visibile nelle città, dove la densità abitativa è molto più alta rispetto ad altre parti d’Italia. La concentrazione di elettrodomestici, impianti di riscaldamento e mezzi di trasporto che funzionano a combustibili fossili sono la causa principale di questo problema.
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Le città monitorate dai ricercatori sono 27: Torino, Genova, Milano, Bergamo, Brescia, Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Trento, Trieste, Bologna, Modena, Parma, Firenze, Prato, Terni, Ancona, Roma, Pescara, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Catania, Messina, Palermo e Cagliari.
I risultati sono preoccupanti: anche tenendo conto della normativa attuale – che si basa su valori di inquinamento più alti della normativa che entrerà in vigore tra quattro anni – “una città supera i valori massimi per la media annua di PM10, sette per il numero dei giorni di superamento del limite giornaliero; quattro città superano il limite annuale per il biossido di azoto”.
Il sovraccarico di mortalità rappresenta l’8 per cento della mortalità per tutte le cause non traumatiche nella popolazione adulta In alcune città come Milano e Torino arrivano rispettivamente al 14 e al 12 per cento.
“Il sovraccarico di mortalità – continuano gli esperti – rappresenta l’8 per cento della mortalità per tutte le cause non traumatiche nella popolazione adulta”. Una percentuale molto alta, e in alcune città l’incidenza è ancora maggiore, come a Milano (14 per cento), Torino e Padova (12 per cento), Vicenza e Brescia (11 per cento).

Capire le conseguenze sugli esseri umani delle particelle inquinanti può aiutare a comprenderne meglio la loro pericolosità.
Partiamo dalle PM10, che sono polveri fini che entrano nell’organismo attraverso il naso e possono raggiungere gola e trachea.
Maglia nera Palermo, Napoli e Milano, che superano i limiti previsti ora per legge, mentre 21 città quelli previsti dalla normativa che entrerà in vigore nel 2030.
“L’esposizione a sostanze inquinanti,come il PM2,5 – scrivono gli studiosi –, può alterare le connessioni tra i neuroni, influenzando l’attenzione e altre funzioni cognitive. L’inquinamento può rallentare lo sviluppo cerebrale e portare a ritardi cognitivi a lungo termine”
Ci sono poi delle particelle ancora più piccole, le PM2,5, che avendo dimensioni inferiori riescono ad arrivare nei polmoni ed entrare in circolo. Gli effetti sulla salute sono pesanti. “L’esposizione a sostanze inquinanti,come il PM2,5 – scrivono gli studiosi –, può alterare le connessioni tra i neuroni, influenzando l’attenzione e altre funzioni cognitive. L’inquinamento può rallentare lo sviluppo cerebrale e portare a ritardi cognitivi a lungo termine”. I danni, quindi, si estendono su un periodo di tempo più ampio rispetto a quello di esposizione.
Per quanto riguarda le PM2,5 nessuna città supera il limite massimo previsto dalla normativa, ma non è un segnale positivo, perchè ad oggi non ci sono limiti giornalieri massimi fissati. Considerando la nuova normativa europea, Milano, Torino e Padova superano le concentrazioni per più di 100 giorni all’anno. Per più di tre mesi ogni dodici, i cittadini e le cittadine respirano aria non sana.
Anche per il biossido d’azoto i dati non sono positivi. Sono quattro le città che superano la normativa attuale: Napoli, Palermo, Genova e Catania. Molto importante per l’aumento di questo inquinante è il traffico marittimo, tanto che in alcune città sono sorti dei comitati di cittadini che sfruttano la citizen science per denunciare i fumi tossici emessi dalle navi.
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Una delle esperienze più importanti è nata qualche anno fa nel capoluogo ligure, dove la rete di associazioni San Teodoro monitora l’inquinamento nella zona del porto di Genova e fa pressione sulle autorità perché pongano rimedio alla questione.
Il segnale che è arrivato a fine 2024 dall’Unione europea è chiaro. Per riuscire a respirare aria migliore e, quindi, vivere in un ambiente più sano, gli Stati Ue sono tenuti ad adottare tutte le leggi necessarie per raggiungere gli obiettivi fissati a Bruxelles entro il 2030, con deroghe al 2040 per alcune aree particolarmente svantaggiate.
Non adottare misure più stringenti significa “accettare un carico evitabile di malattie e morti premature” ha sottolineato Roberto Romizi, presidente di Isde Italia. Della stessa opinione è Paolo Bortolotti, che per Isde si è occupato del progetto sull’inquinamento dell’aria. “ I nuovi standard non sono un traguardo lontano, ma il minimo indispensabile per proteggere la salute” ha affermato, per poi aggiungere che “Senza interventi strutturali su traffico, riscaldamento e organizzazione delle città, questi limiti resteranno fuori portata”.
“Non possiamo accettare che che di fronte alla grave pandemia di malattie prevenibili da inquinamento dell’aria non si facciano le sufficienti azioni per prevenirle”Fabrizio Bianchi - epidemiologo ambientale del Centro nazionale delle ricerche di Pisa
Per Fabrizio Bianchi, epidemiologo ambientale del Centro nazionale delle ricerche di Pisa, chi opera nel settore della salute pubblica non “può accettare che che di fronte alla grave pandemia di malattie prevenibili da inquinamento dell’aria non si facciano le sufficienti azioni per prevenirle”, e per questo serve stigmatizzare “chi sta tentando di procrastinare nel tempo l’adesione ai nuovi standard di qualità dell’aria che l’Unione ha deciso”.
Nei fatti, la legge di bilancio approvata qualche settimana fa ha tagliato risorse “alla mobilità sostenibile, al trasporto pubblico locale e alla transizione ecologica, privilegiando investimenti che non contribuiscono né alla riduzione delle emissioni né alla tutela della salute” ha commentato Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club.
Non solo si va in direzione contraria rispetto a quanto rilevato dalla scienza, ma così la politica acconsente ai costi sanitari, sociali ed economici che l’inquinamento porta con sé e che avrà ripercussioni sulle città e sulle generazioni future.
Per cominciare a fare qualche passo in direzione dei limiti posti dall’Ue, gli scienziati chiedono al Governo di accelerare sul recepimento della direttiva e incentivare il trasporto pubblico locale, supportando la mobilità sostenibile. Alle Regioni propone di aggiornare i piani sull’aria, e alle agenzie sul territorio di realizzare un portale unico per la pubblicazione dei dati del monitoraggio, così da aumentare anche la trasparenza. Non mancano poi le azioni che possono adottare i Comuni, prevedendo interventi di efficientamento energetico, l’elettrificazione delle banchine dei porti e il potenziamento del verde urbano.
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