
Corruzione legalizzata: massimizzare i profitti, minimizzando il rischio penale




Aggiornato il giorno 5 dicembre 2025
Alle 6.41 del 27 agosto 2025, il traghetto Allegra della compagnia italiana Grandi navi veloci (Gnv) fa ingresso nel porto di Genova sbuffando un denso fumo grigio, che continua a fuoriuscire dalla ciminiera, virando man mano su toni più chiari, fino all’attracco, avvenuto alle 6.56. Alle 7 di quel giorno, la cabina di monitoraggio della qualità dell’aria di via Buozzi, la più vicina, ricomincia di registrare la concentrazione di biossido di azoto (NO2), una delle sostanze tossiche prodotte dalla combustione del carburante delle navi. Lo stop durava da 23 ore ed era causato da un malfunzionamento, come motiva l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal). A documentare la fumata, come le altre che sono seguite fino a sera, almeno sette da altrettanti grandi navi, sono invece le “Sentinelle dell’aria”: cittadine e cittadini che, dalle finestre e dai balconi delle proprie case, fotografano e misurano le emissioni inquinanti per poi pubblicare su Facebook un bollettino quotidiano.
"Non è soltanto una mobilitazione rivendicativa – spiega a lavialibera Eliana Pastorino, portavoce della Rete associazioni San Teodoro, di cui fanno parte le Sentinelle –. Vogliamo anche agire fattivamente, contribuire alle soluzioni". La rete, composta da 17 associazioni locali, monitora l’inquinamento nella zona del porto di Genova e fa pressione sulle autorità perché pongano rimedio alla questione. Incontriamo il gruppo nella sede provinciale dell’Anpi, durante la prima riunione dopo l’estate. Dagli interventi emerge un cauto ottimismo, dopo due anni, la mobilitazione dal basso sta iniziando a portare frutti. "Ora però tocca alle amministrazioni e alla politica – puntualizza Pastorino –, non possiamo supplire alle loro mancanze".
Misurare per respirare: la lotta dei cittadini contro i fumi tossici nei porti europei
Affacciato sull’area portuale, il quartiere di San Teodoro è tra i più esposti alle emissioni. "Non sarà un caso se su 120 famiglie abbiamo avuto 33 morti di tumore in 35 anni", dice Mauro Burlando, residente e membro delle Sentinelle. Riportati all’intera città, i dati sono allarmanti: secondo uno studio del Barcelona Institute for Global Health finanziato dall’Unione europea, se nella città si rispettassero i limiti raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’NO2, si potrebbero evitare 302 decessi ogni anno e la metà è imputabile alle emissioni del trasporto marittimo.
"Quando è crollato il ponte Morandi, abbiamo perso 43 persone perché qualcuno non ha fatto la manutenzione ordinaria. Qui è come se crollassero sette ponti Morandi ogni anno, perché le amministrazioni non hanno fatto ciò che dovevano per portare la qualità dell’aria entro i limiti" Federico Valerio - chimico ambientale in pensione
"Quando è crollato il ponte Morandi, abbiamo perso 43 persone perché qualcuno non ha fatto la manutenzione ordinaria – commenta Federico Valerio, chimico ambientale in pensione –. Qui è come se crollassero sette ponti Morandi ogni anno, perché le amministrazioni non hanno fatto ciò che dovevano per portare la qualità dell’aria entro i limiti". I valori registrati dalla cabina Arpal di via Buozzi sforano i limiti di legge ininterrottamente dal 2010, violazioni che, insieme a quelle di altre città, sono costate all’Italia una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea, seguita da una condanna da parte della Corte di giustizia. Negli ultimi anni, i valori registrati nel capoluogo ligure sono andati migliorando, ma è presto per festeggiare: dal 2030, con l’entrata in vigore della nuova direttiva sulla qualità dell’aria, i limiti si faranno più stringenti (comunque due volte superiori a quelli raccomandati dall’Oms) e rispettarli sarà una sfida.
Nell’ultimo anno, secondo i dati di Arpal, la centralina di via Buozzi ha registrato concentrazioni medie giornaliere di NO2 superiori ai 50 microgrammi per metro cubo, il limite che entrerà in vigore nel 2030, per 67 giorni, mentre sono 277 quelli in cui è stata oltrepassata la soglia raccomandata dall’Oms (25 microgrammi per metro cubo). Di 19, invece, il dato non è disponibile e la maggior parte dei “buchi” è concentrata nel periodo estivo, dove i livelli di inquinamento sono sensibilmente più alti.
A lavialibera Arpal ha spiegato che la causa è legata a problemi tecnici alle apparecchiature o temperature troppo alte in cabina. All’Agenzia, le associazioni chiedono da tempo di "garantire la piena e costante efficienza di tutte le centraline", di installarne di nuove in area portuale e collinare e di pubblicare giornalmente un bollettino che confronti i valori registrati con i limiti della nuova direttiva europea.

A metà ottobre è arrivato l’annuncio che verrà aggiunta una stazione di rilevamento in via Dino Col. "In parallelo, si stanno esaminando ulteriori siti, anche indicati dai comitati, per effettuare campagne di approfondimento nell’area retroportuale" dice Massimiliano Pescetto, responsabile del settore qualità dell’aria Ponente di Arpal. Intanto, è la Rete associazioni di San Teodoro a pubblicare un bollettino quotidiano, che confronta i valori registrati con i limiti da rispettare entro il 2030 e riporta le fotografie dei fumi scattate dai cittadini, specificando colorazione e durata.
Il catalogo ora contiene 1700 immagini, un tesoretto di dati e informazioni. Inoltre, dallo scorso luglio, le associazioni si sono dotate di una ventina di Radielli, campionatori passivi a basso costo che rilevano le concentrazioni di inquinanti nell’aria senza bisogno di elettricità né di manutenzione. Mauro Burlando ne ha appeso uno sul balcone di casa, affacciato sull’area portuale. I risultati, sommati a quelli degli altri disseminati per la città, saranno la base per uno studio indipendente.
Ad aiutare la rete è, da tempo, il difensore civico della Liguria, il dottor Francesco Cozzi. «Rappresento l'organo di garanzia che ha la funzione di mediare tra i cittadini e la pubblica amministrazione regionale, a qualsiasi livello – afferma a lavialibera. – Sono stato interpellato dagli abitanti del quartiere di San Teodoro e ho dato il supporto necessario». Tra le varie competenze, è garante del diritto alla salute. Proprio per questo, ha sostenuto le richieste del comitato. «Ci sono vari punti su cui stiamo lavorando – aggiunge Cozzi –. In particolare, controlliamo che le fasi di elettrificazione delle banchine avvengano nei tempi stabiliti, che gli enti preposti collaborino per il miglioramento delle condizioni di vita delle persona, e che vengano reperiti i fondi per il monitoraggio.» Quest'ultimo sarà migliorato in due modi: l'installazione di nuove centraline e l'analisi dei dati dei ricoveri e delle dimissioni di pazienti per malattie bronco-respiratorie nelle varie zone di Genova.
"Non dobbiamo aspettare che la nuova norma diventi esecutiva e che veniamo di nuovo condannati – continua Valerio –. Il danno sanitario è già tangibile, ma non c’è ancora sufficiente consapevolezza". A confermarlo è Gianfranco Porcile, oncologo e referente ligure di Medici per l’ambiente (Isde): "La sfida è dimostrare che la tutela dell’ambiente e della salute non sono necessariamente antitetiche alle esigenze dell’economia e del lavoro", dice intervenendo durante la riunione. E sottolinea: "Non ci si può fermare al calcolo delle morti che si potevano evitare, bisogna considerare le patologie respiratorie dovute all’esposizione agli inquinanti, come bronchiti, broncopolmoniti e allergie".

A questo fine, lo scorso febbraio il consiglio comunale di Genova ha approvato all’unanimità una mozione che chiede l’avvio di un’indagine epidemiologica, come sollecitano da tempo dalle associazioni. Contattata da lavialibera, l’Azienda sociosanitaria ligure (Asl 3) fa sapere che la richiesta è oggetto di valutazione tra le varie istituzioni coinvolte, mentre è in fase di elaborazione "un modello di monitoraggio basato sui dati epidemiologici degli ultimi dieci anni e sull’andamento delle affezioni respiratorie acute, teso ad attivare un sistema di allerta precoce". "È una prospettiva completamente nuova ed innovatrice", dice Giacomo Zappa, direttore di igiene e sanità pubblica dell’azienda sanitaria.
Tra i risultati ottenuti dalle associazioni c’è l’avvio di un dialogo costruttivo con la Capitaneria di porto, a cui spetta il compito di verificare il rispetto delle norme nazionali e internazionali in materia di navigazione, tra cui quelle sulle emissioni. "Il lavoro dei comitati ci ha aiutato a targettizzare le navi da ispezionare – spiega il capitano di fregata Alessandro Russo, capo-sezione ambiente –. Disponiamo di sistemi informatici che ci indicano su quali imbarcazioni eseguire controlli, ma possiamo andare a bordo anche sulla base di un “clear ground”, cioè un motivo fondato, che può essere anche il fumo segnalato dai cittadini". Nel 2024, la capitaneria ha eseguito 120 ispezioni su navi battenti bandiera straniera e 35 su quelle italiane, di cui 30 traghetti.
Solo nei primi otto mesi di quest’anno, i controlli sono stati 150: su 110 navi straniere ispezionate, dieci avevano delle mancanze e quattro sono state sottoposte a fermo. Sulle 40 imbarcazioni italiane sottoposte a indagine, dieci non rispettavano alcuni parametri NOX e una è stata sottoposta a fermo. Russo sottolinea lo sforzo per controllare le imbarcazioni che arrivano a Genova. "Abbiamo a disposizione sei o sette ispettori e il bacino portuale sta diventando sempre più importante e profondo, a causa dei megadragaggi che consentono anche a navi grandi come palazzi di entrare. Questo crea da una parte dei vantaggi economici, ma anche delle esternalità".
"Abbiamo a disposizione sei o sette ispettori e il bacino portuale sta diventando sempre più importante e profondo, a causa dei megadragaggi che consentono anche a navi grandi come palazzi di entrare. Questo crea da una parte dei vantaggi economici, ma anche delle esternalità"Alessandro Russo - capitano di fregata, capitaneria di porto Genova
La Capitaneria è stata anche all’origine del Genoa blue agreement, firmato nel 2021 e rinnovato lo scorso aprile, un accordo volontario con cui le compagnie di navigazione si impegnano a utilizzare carburanti più puliti. Un passo importante, ma non sufficiente per i comitati: serve elettrificare le banchine, cioè permettere alle navi ormeggiate di alimentarsi tramite la rete a terra invece che mantenere i motori accesi continuando a emettere inquinanti. Il progetto richiede adeguamenti infrastrutturali importanti. Quelli al bacino portuale di Pra’, destinato alle portacontainer, sono stati parzialmente completati, mentre al terminal passeggeri sono state gettate solo le basi. I lavori, di cui è responsabile l’Autorità di sistema portuale, sono finanziati con 20 milioni di euro del decreto Genova del 2018 e altri 32 del Pnrr, ma hanno accumulato un ritardo di due anni. Secondo l’Autorità a fine dicembre saranno installate le cabine, mentre le prime prove verranno avviate a marzo 2026. Sarà Terna a elettrificare le banchine del porto passeggeri. Compagnie navali e cittadini aspettano di sapere a quale tariffa.
Sarà Terna a elettrificare le banchine del porto passeggeri. Compagnie navali e cittadini aspettano di sapere a quale tariffa
"Vigileremo e faremo tutto quello che è in nostro potere per fare pressione politica sull’avanzamento dei lavori", promette il vicesindaco di Genova Alessandro Terrile. Come dice Eliana Pastorino, dopo anni di "muro di gomma" da parte dell’amministrazione dell’ex sindaco Marco Bucci, oggi presidente della Regione, il dialogo con il Comune, ora guidato da Silvia Salis, sta riprendendo. Terrile ha presenziato ad alcuni incontri della Rete San Teodoro e rilancia: "Stiamo cercando di instaurare un tavolo che si occupi del tema in modo continuativo". Un segnale positivo per le associazioni, che sottolineano come quella dell’inquinamento "non è solo una questione di salute, ma anche di classe". "D’estate, quando le emissioni sono ai massimi, chi le subisce? – chiede retorica Pastorino – Chi non può permettersi di andare altrove. Noi invece vorremmo che le persone possano rimanere a Genova e ricominciare a respirare".
Questo reportage è stato realizzato grazie al sostegno di Journalismfund Europe, con tutoraggio e il sostegno di Transitions
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