
Luoghi idonei, a Palermo 14 stanze per il trattenimento e il rimpatrio dei migranti



22 maggio 2026
Infiltrazioni e umidità, sistemi antincendio mancanti, impianti di riscaldamento da sostituire, niente spazi ricreativi, trattenuti che dormono sui tavoli della mensa: le condizioni nei centri di permanenza per il rimpatrio (cpr) italiani sono pessime e a dirlo, questa volta, non sono le associazioni o i garanti dei detenuti, ma lo stesso ministero dell’Interno.
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A fine aprile, sul sito di Invitalia, l’agenzia pubblica che gestisce gli appalti pubblici, è comparso un bando per la “manutenzione straordinaria delle strutture e degli impianti a servizio dei centri di permanenza per il rimpatrio”: spesa totale 14,7 milioni di euro, di cui 13,2 per lavori e 1,4 per servizi tecnici, ripartiti tra tutti i dieci centri attivi sul territorio nazionale. Di ognuno, le carte allegate al bando, che lavialibera ha analizzato, offrono una dettagliata diagnosi, con tanto di fotografie: documenti rari, visto che sono pochissime – e saranno sempre meno – le informazioni e le immagini che trapelano da quelle strutture.


Nel cpr di corso Brunelleschi a Torino, si legge nelle carte, non sono presenti aree di culto né ricreative al di fuori del campetto da calcio. L'impianto idrico sanitario e quello di riscaldamento “necessitano di frequente manutenzione" e la regolazione è da sostituire. Tra gli interventi richiesti si cita l'innalzamento dei muri di recinzione e delle barriere antievasione. Nel disciplinare di gara si sottolinea l'importanza di questi elementi, che "impediscono la fuga dal centro e/o il contatto non controllato tra le varie e diverse etnie o gruppi religiosi e sessi presenti nei moduli abitativi", frase che sembra aprire alla possibilità di una segregazione su base etnica e religiosa all'interno dei centri, finora mai riscontrata.

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Sul cpr di via Corelli a Milano, i documenti dicono che il certificato di prevenzione incendi "non è presente". Non esistono aree ricreative, di culto o per l'attività sportiva, raccomandate dallo stesso Viminale: "Le installazioni sportive – si legge nel capitolato tecnico – sono un elemento essenziale nella costituzione di un centro, in quanto le attività motorie che vi si svolgono consentono, a persone che vivono in una situazione di limitazione della libertà, un momento per scaricare la tensione accumulata in lunghe ore di inattività" e "favorisce l’avvicinamento tra i diversi ospiti o tra gli ospiti ed il personale di vigilanza". Gli interventi segnalati come più urgenti riguardano però l'edificio del corpo di guardia e l'edificio pass.


Tra gli interventi richiesti per il cpr di Gradisca d'Isonzo, in Friuli-Venezia Giulia, si cita la “realizzazione di un sistema interfonico per la gestione delle comunicazioni d’emergenza e di servizio fra i posti presidiati e camerate a disposizione degli ospiti”, il che indica che, ad oggi, non esiste alcun sistema per le comunicazioni d'emergenza. Tra gli interventi segnalati con il massimo livello di urgenza c’è la manutenzione della rete antincendio, 200mila euro, e la sistemazione delle stanze. Si chiede poi di “eseguire verifica di regolare funzionamento” dell’impianto fognario.


Nel documento sul cpr di Ponte Galeria a Roma, i dati sulla superficie, l'accatastamento, la dichiarazione di conformità e il certificato di prevenzione incendi sono assenti. Il centro è l'unico dotato di una sezione femminile ed è proprio qui che le condizioni sembrano essere più critiche: si richiedono interventi in quasi tutti i locali, in particolare la sostituzione degli impanti di condizionamento, riscaldamento e ventilazione, le cui condizioni sono segnalate come pessime (punteggio 1 su 5). Anche qui è assente l'area di culto.

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Il cpr di Macomer (Nuoro)
Anche per il cpr di Macomer, in Sardegna, il campo sul certificato di prevenzione incendi è lasciato vuoto. Risulta assente l'impianto di ventilazione, ma gli unici interventi richiesti riguardano i muri di recinzione e le barriere antievasione.


Nel cpr di Palazzo San Gervasio, in Basilicata, risultano assenti non solo le aree ricreative, di culto o sportive, ma anche l'edificio mensa. Anche qui, il campo sul certificato di prevenzione incendi è lasciato vuoto.

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Nel cpr di Bari, stando ai documenti allegati al bando, mancano la centrale termica, l'impianto di ventilazione, gli idranti e gli sprinkler anticendio. Gli alloggi, i locali per l'ente gestore, la polizia, la logistica, la cucina, la mensa e l'infermeria sono costituiti da prefabbricati. Per diversi spazi si richiede "controllo infiltrazione tetti", come anche interventi "sugli alloggi incendiati". In una delle fotografie allegate si vede un uomo dormire su un materasso poggiato su un tavolo in quello che sembra lo spazio mensa.


Per il cpr di Brindisi sono richiesti interventi per il "risanamento dell'umidità" nell'edificio alloggi e "risanamenti" in altri locali di servizio. Gli uffici dell'ente gestore, si legge, sono allestiti in un container e se ne richiede un altro. Gli impianti antintrusione e antiscavalcamento risultano "non funzionanti, da sostituire", manca l'impianto antincendio sprinkler e quello idrico sanitario e sottoposto a "sostituzione continua per rotture". Infissi e servizi igienici sono stati "più volte vandalizzati". La struttura, viene dichiarato, "non è soggetta a certificato di prevenzione incendi come dichiarato dai vigili del fuoco".


Nel cpr di Caltanissetta, stando ai documenti, non è presente l'impianto fognario, mentre quello idrico sanitario “necessita di manutenzione e probabile sostituzione”. Nei servizi igienici "risultano mancanti taluni lavabi e risulta necessario ripristinare talune linee annullate a seguito di recenti atti di protesta". Le cabine telefoniche a servizio dei trattenuti sono "spesso non funzionanti" e la recinzione risulta "ammalorata per infiltrazioni d'acqua e necessita di un massiccio intervento". Le fotografie della mensa mostrano tavoli e sedute in cemento senza schienale, nonostante il Viminale raccomandi “sedute ergonomiche”.

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Il documento sul cpr di Trapani racconta di alloggi in stato di conservazione pessimo, per cui risultano in corso lavori di ristrutturazione sulla base di una "convenzione con il ministero della Difesa". Si parla anche di interventi per il "ripristino dell'impianto di riscaldamento".

Come scritto in precedenza, le informazioni e le immagini allegate ai documenti del bando costituiscono materiale raro, vista la reticenza delle autorità a rilasciare informazioni sui cpr, le limitazioni all'ingresso da parte di osservatori esterni e la quasi impossibilità di ottenere immagini delle strutture. Un'opacità destinata ad aumentare: lo scorso 11 febbraio, il consiglio dei ministri ha approvato l'ennesimo disegno di legge sull'immigrazione, ora in esame al Senato, che contiene anche disposizioni sui centri di permanenza per il rimpatrio.
In particolare, il testo ribadisce il divieto, già previsto dal regolamento ministeriale del 2022, di effettuare "all’interno della struttura e nelle sue immediate pertinenze, salva espressa autorizzazione della prefettura, riprese videofotografiche o registrazioni audio che abbiano a oggetto la struttura, le persone trattenute e il personale delle Forze di polizia o del soggetto incaricato della gestione nonché ogni altra persona presente a qualsiasi titolo", divieto reso noto anche "a mezzo di affissioni all’interno e all’esterno della struttura". Dalla lista dei soggetti abilitati a visitare i centri, previa autorizzazione, è inoltre scomparsa la categoria "giornalisti e foto-cineoperatori". Non solo: le nuove norme specificano che i trattenuti possono utilizzare soltanto telefoni "privi di fotocamera".
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Inchiesta esclusiva sui "luoghi idonei" delle questure, dove vengono rinchiusi i cittadini stranieri prima del rimpatrio
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