

Maria Chindamo, dieci anni fa l'omicidio. Il ricordo del fratello Vincenzo

Elena CiccarelloDirettrice responsabile lavialibera



18 maggio 2026
“Quella mattina, come sempre, Bakary stava percorrendo la strada in bicicletta per andare in stazione a prendere il treno, ma questa volta non ci è mai arrivato”. Caterina Contegiacomo, attivista di Mediterranea saving humans e conosceva bene Bakary Sacko, il bracciante di 35 anni originario del Mali ucciso a sangue freddo in pieno centro a Taranto. Era l’alba di sabato 9 maggio e stava andando a lavorare nei campi, quando è stato intercettato da un gruppo di ragazzi. “Le immagini che mostrano quello che è successo sono raccapriccianti, di una crudeltà e di una mancanza d’animo incredibili”.
"Forse a livello nazionale ci dovrebbe essere più attenzione verso i servizi sociali, piuttosto che a costruire centri in Albania e Cpr”Caterina Contegiacomo - Attivista di Mediterranea saving humans
Racconta Contegiacomo che non si è trattato di un caso isolato. Episodi simili si erano già verificati in precedenza a Taranto: “Per esempio quella stessa mattina lo stesso gruppo di ragazzi aveva inseguito un altro ragazzo in bici che fortunatamente era riuscito a sfuggire. A fine 2023 invece un altro mio amico è stato picchiato mentre tornava dal lavoro. In pullman dei ragazzini lo hanno riempito di botte, gli hanno rotto la mascella, lasciato il viso tumefatto e lo hanno poi buttato fuori dall’autobus”.
Questa ferocia incontrollata ha radici profonde e sarebbe dovuta a “un disagio sociale che qui in città si vede molto, dato che non esiste la cura verso le persone. È questo che manca. Forse a livello nazionale ci dovrebbe essere più attenzione verso i servizi sociali, piuttosto che a costruire centri in Albania e Cpr”.
A chiunque si chieda di Bakary, lo descrive come un ragazzo buono, timido e riservato, ma soprattutto amato. "Aveva un estremo rispetto per le persone, anche per gli amici e il fratello – racconta Contegiacomo, che tra le altre cose era sua grande amica e di tutta la famiglia –. Non ha mai detto una parola fuori posto. Parlava e rideva poco e con molto pudore. Un ragazzo come ce ne sono pochi per l’educazione e la signorilità che lo contraddistinguevano".
Bakary Sacko era arrivato in Italia dieci anni fa. Prima di trasferirsi a Taranto nel 2022 per vivere con il fratello, Bakary aveva vissuto e lavorato a Torino per diversi anni. In Puglia poi aveva lavorato per altri tre anni come cameriere in un ristorante cinese, tornando poi in Mali a fine 2025 per trovare la sua famiglia e sposare la seconda moglie. "Una volta tornato in Italia a gennaio, aveva scoperto che entrambe le sue mogli erano incinte. È stata una gioia immensa per lui – aggiunge Contegiacomo –. Lo stavo aiutando a trovare di nuovo lavoro come cameriere, ma nel frattempo aveva iniziato a lavorare nei campi per potersi mantenere".
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Cinque morti nel giro di quattro giorni, tutti braccianti agricoli. Nel caso di Bakary Sacko però si aggiunge anche un’altra matrice ancor più inquietante. È stato ucciso a coltellate da sei ragazzi, tra cui alcuni minorenni, motivati da “l’esclusiva e immotivata volontà di provocazione e prevaricazione di soggetti sconosciuti ed indifesi”, scrive la procura. Tutte le sei persone coinvolte nel caso sono state individuate e fermate dai carabinieri. “È stato ucciso senza un motivo, se non perché nero – accusa in una nota Angelo Bonelli, portavoce e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra –. La sua morte non ha generato reazioni da parte della politica, che è rimasta in un indecente silenzio. Se fosse stato un bianco a essere ucciso da una banda di stranieri, cosa sarebbe accaduto? La risposta la conosciamo”.
Lo stesso giorno, nelle stesse ore dell’alba altre tre persone hanno perso la vita durante il lavoro. Sono Abdelghani Gari, El Arbi Saifi e Yassin Mazi, provenienti dal Marocco, morti annegati a Sant’Anna di Chioggia, in provincia di Rovigo, dopo essersi schiantati in un canale con il furgone su cui si trovavano. Martedì 12, di nuovo in Puglia, a Poggio Imperiale nel Foggiano, è morto un bracciante romeno (di cui non è noto il nome), rimasto coinvolto in un incendio divampato all’interno della roulotte in cui si trovava e che usava come appoggio temporaneo per le giornate di lavoro più intense.
“C’è tanta rabbia – dice a Lavialibera Matteo Bellegoni, capo dipartimento immigrazione Flai Cgil – non indirizzata verso una città o verso i ragazzi che hanno commesso questo gesto così atroce, ma verso il clima culturale che ha armato quelle mani”. Bellegoni fa risalire queste recenti morti a un sistema di "caste, che sfrutta e disumanizza gli ultimi. “Siamo in un sistema che invece di promuovere i valori fondanti dell’Europa e della Carta fondamentale dei diritti umani, fomenta odio, razzismo e violenza, andando contro il concetto di giustizia sociale. Questo sistema capitalista che non vede le persone come esseri umani con la loro dignità, ma come oggetti disumanizzati, consente di armare le mani di questi ragazzini che girano per strada facendo la ‘caccia al nero’. Così si viene a creare un sistema sociale in cui al fondo della catena produttiva c’è questo anello debole fatto di queste persone sacrificabili. Bakary Sacko è una vittima di questo sistema che disumanizza gli ultimi e inietta odio nelle persone, invece di fare i conti con il proprio futuro e costruire una società di uguaglianza”.
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L'agricoltura continua a occupare la prima posizione, ma perde terreno in favore della manifattura, attiva soprattutto a Prato e a Milano nel campo del tessile e della moda. In aumento anche i casi rilevati nel settore della logistica e dei trasporti
Il sistema di sfruttamento cui parla Bellegoni è fortemente ancorato nel territorio italiano e continua a crescere. L'ultimo report dell'Osservatorio Placido Rizzotto (relativo a dati rilevati fino a dicembre 2024, leggi qui il rapporto) segnala un incremento del 50 per cento di casi di sfruttamento nel contesto lavorativo rispetto al rapporto precendente. Il Sud si conferma l'area di maggiore sfruttamento con il 46 per cento dei casi totali, con la Sicilia e la Puglia in testa. Sono in aumento però i casi rilevati al Nord, il 30 per cento del totale, mentre il Centro costituisce il 25 per cento.
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I settori lavorativi maggiormente coinvolti in questa catena di sfruttamento sono molteplici. L'agricoltura continua a occupare la prima posizione costituendo il 47 per cento dei casi complessivi, ma perde leggermente terreno in favore della manifattura, attiva soprattutto a Prato e a Milano nel campo del tessile e della moda. In aumento anche i casi rilevati nel settore della logistica e dei trasporti, in particolare al Nord, che costituisce il 71 per cento dei casi totali. Meno rilevanti, ma comunque presenti sono infine i dati nei settori del commercio, dell'edilizia, dei servizi di cura, del turismo e della ristorazione. Lo sfruttamento, poi, riguarda in particolare chi non è italiano. Solo poco più del 10 per cento dei casi riguarda un lavoratore con cittadinanza italiana, mentre l'86 per cento coinvolge persone provenienti da paesi terzi e, in alcuni casi, anche dall'Unione europea.
Va detto, tuttavia, che l'aumento dei casi rilevati potrebbe non significare un solamente un aggravarsi del fenomeno, ma una maggiore capacità delle autorità nel farlo emergere. In particolare va sottolineato l'aumento dell'attività di vigilanza, con il 42 per cento di ispezioni in più rispetto all'anno precedente e la crescente efficacia della cooperazione tra l’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che, come sottolineato nel rapporto, ha aumentato significativamente la propensione delle vittime a denunciare lo sfruttamento.
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Il 14 maggio si è tenuta la manifestazione in ricordo di Bakary a Taranto, nella stessa piazza Fontana dove è avvenuto l’omicidio. "Avete ucciso mio fratello perché era nero? – chiede Souleymane Sacko intervenuto davanti al corteo, rivolgendosi ai sei ragazzi e alla comunità intera –. Da quando sono arrivato a Taranto ho sempre combattuto contro il razzismo, ho sempre dovuto dimostrare di essere una brava persona per avere un pezzo di carta che si chiama permesso di soggiorno. Loro sono italiani e non devono dimostrare niente. Hanno i documenti e i diritti che io ho dovuto conquistare ogni giorno".
Una grande folla si è unita in cordoglio, per dimostare che Taranto è anche altro e non è disposta a rimanere in silenzio di fronte alla violenza e al razzismo. È stata aperta anche una raccolta fondi per sostenere la famiglia Sacko in Mali. Le donazioni possono essere effettuate sul conto intestato all’associazione Babele (iban IT13U0306909606100000004651 con causale “Solidarietà per Bakary”) e potranno essere inviate entro la fine del mese di giugno. Le spese per riportare la salma di Bakary in Mali verranno invece sostenute da Flai Cgil.
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