(Foto di Moritz Kindler/Unsplash)

"Così fermiamo i pedofili". Parla un agente sotto copertura della polizia postale

Per intercettare gli scambi di materiale pedopornografico la polizia postale ricorre agli infiltrati. Uno di loro ha accettato di raccontare il suo lavoro

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

Giancarlo Siani con il fratello Paolo. Foto della Fondazione Giancarlo Siani

Giancarlo Siani a 40 anni dalla morte. Suo fratello Paolo: "Per te una piccola rivincita"

Il 23 settembre 1985, il giornalista 26enne veniva ucciso dalla Camorra a Napoli per aver svelato gli affari dei clan. Il ricordo del fratello Paolo: "Non immaginavamo che a distanza di quarant'anni la sua storia fosse ancora così viva. Ti hanno …

Paolo Siani

Paolo SianiMedico e fratello di Giancarlo Siani, già deputato

Giancarlo impegnato nella promozione de Il Mattino, il giornale per cui lavorava. Foto Fondazione Giancarlo Siani

Giancarlo Siani, 40 anni fa l'omicidio. I nipoti: "Dal dolore all'impegno per la libertà di stampa"

Sono 651 gli articoli che Giancarlo Siani ha scritto prima di essere ucciso a soli 26 anni. Oggi il suo impegno continua a vivere nel lavoro della Fondazione a lui dedicata, diretta dai nipoti: "Lo scopo è ricordare tutte le vittime innocenti delle …

Gianmario Siani

Gianmario SianiNipote di Giancarlo Siani, presidente della Fondazione a lui dedicata

Ludovica Siani

Ludovica SianiNipote di Giancarlo Siani, vicepresidente della Fondazione a lui dedicata

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Graphic story: Il triangolo della lupara bianca

Graphic story: Il triangolo della lupara bianca

Lo chiamano il "triangolo della lupara bianca": la provincia di Vibo Valentia registra il più alto numero di omicidi in cui non viene ritrovato il corpo degli uccisi. Almeno 50 dagli anni Ottanta, di cui una decina dal 2009, seppelliti vivi o …

Scuola internazionale di Comics - Torino

Scuola internazionale di Comics - Torino

Beppe Montana (il primo da sinistra) insieme a Ninni Cassarà (il primo da destra)

Vittime di mafia: Montana, Cassarà e Antiochia, il ricordo non basta

Nell'estate del 1985 Cosa nostra uccideva tre poliziotti della squadra mobile di Palermo, Beppe Montana, Ninni Cassarà e Roberto Antiochia: grazie al loro lavoro hanno contribuito a indebolire la mafia, aprendo la strada al maxiprocesso

Marco Panzarella

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

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