
Comunità educanti in cerca di futuro



Aggiornato il giorno 18 novembre 2025
La prima riunione dell'Osservatorio sul caporalato in Friuli Venezia Giulia è di nuovo slittata. Rimandata il 6 ottobre e poi il 17 novembre, la nuova convocazione è ora prevista per il primo dicembre. Sindacati, associazioni, forze dell'ordine avranno così a disposizione 29 giorni di calendario per decidere come investire i 60mila euro previsti dalla legge di bilancio. In mezzo, le festività natalizie. "Dopo le iniziali aperture – scrivono Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil in un comunicato stampa – a oggi rimane poco tempo perché i fondi stanziati non vadano dispersi". E concludono: "Siamo certi che la data ipotizzata, prevista per i primi di dicembre, non sarà ulteriormente rinviata come già successo in questi otto mesi".
Anche il consigliere regionale Furio Honsell (Open Fvg) ribadisce il suo disappunto per l'attesa. Era stato lui a proporre l'emendamento che ha inserito l'Osservatorio nel budget regionale, per riuscire a mettere a sistema le conoscenze sullo sfruttamento lavorativo in Fvg e intraprendere percorsi condivisi. Ora rilancia: "Non possiamo permettere che questi soldi non vengano utilizzati. Oltre al lavoro di repressione delle procure, serve uno sforzo corale per prendere consapevolezza di quello che sta accadendo sul nostro territorio". Per questo motivo, formulerà un'interrogazione a risposta immediata all'assessora al lavoro Alessia Rosolen.
7 novembre. Poco più di sei settimane, che comprendono weekend e festività natalizie. È il tempo che l’osservatorio sul caporalato del Friuli Venezia Giulia ha ancora a disposizione per entrare in funzione, evitando che scadano i fondi per il 2025: 60mila euro previsti dalla legge di bilancio per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici in agricoltura. A oggi l’organismo è fermo, senza forma nè contenuti.
Anche il Friuli Venezia Giulia ha il suo caporalato
L'auspicio è che qualcosa possa cambiare il 17 novembre prossimo, quando la prefettura di Trieste convocherà l'atteso tavolo. Si tratta del secondo tentativo, dopo che il 6 ottobre, solo ai sindacati, era arrivata la richiesta di partecipare alla riunione, poi rinviata con la giustificazione di voler coinvolgere più attori. A dieci giorni dall’incontro, nessuna mail è stata inviata all’osservatorio antimafia e alle associazioni che avevano chiesto di prendere parte al percorso.
L’Osservatorio regionale sul caporalato è nato lo scorso luglio con l’obiettivo di monitorare, analizzare e proporre percorsi di prevenzione e contrasto del lavoro irregolare e dello sfruttamento lavorativo. Vista l'indolenza nell'avviare i lavori, già a settembre FaiCisl, Flai Cgil e Uila Uil avevano inviato una nota congiunta per chiedere di attivare la collaborazione all’assessorato regionale al lavoro, guidato da Alessia Rosolen. Quindi le due convocazioni, la prima il 6 ottobre e l'altra il 17 novembre.
Visto il ritardo a iniziare i lavori, già a settembre Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil avevano inviato una nota per chiedere di avviare la collaborazione all’assessorato regionale al lavoro. Quindi le due convocazioni, la prima il 6 ottobre, rinviata. l'altra il 17 novembre
La prefettura e l’assessorato avevano deciso di rinviare l’incontro, spiegando di voler coinvolgere anche altri attori, come è specificato nella delibera di istituzione dell’ente. In altre parole, intorno al tavolo dell’osservatorio sul caporalato dovrebbero sedersi non solo sindacati e istituzioni, ma anche enti locali e ispettivi, centri per l’impiego e organismi pubblici e privati impegnati ogni giorno in questioni che riguardano lavoro, legalità e inclusione sociale.
Sfruttamento e incidenti, questo non è un bel lavoro
Ciò che si vuole evitare è che i soldi non siano investiti. "La convocazione non è ancora arrivata, ma speriamo sia inviata nei prossimi giorni così da iniziare a mettere a sistema le diverse competenze", commenta Paolo Tomasin, dell'Osservatorio regionale antimafia.
“Iniziare a lavorare insieme è il primo passo per proporre poi azioni e politiche mirate per contrastare questo fenomeno"Giuliana Colussi - referente regionale Libera Friuli Venezia Giulia
Anche Giuliana Colussi, referente regionale di Libera Friuli Venezia Giulia, auspica che la situazione si sblocchi velocemente: “Lavorare insieme – dice – è il primo passo per proporre azioni e politiche mirate in grado di contrastare questo fenomeno. Speriamo che la prima riunione coinvolga tutti gli enti che agiscono sul territorio”.
Per allocare le risorse nel poco tempo a disposizione, l’associazione propone di investire sul progetto Commonground, che si pone proprio l’obiettivo di prevenire e contrastare il lavoro irregolare e sommerso, lo sfruttamento e il caporalato. “Il consiglio regionale – conclude Colussi – ha già deliberato per dare continuità a questo percorso, ma non ci sono ancora i finanziamenti. E nel 2026 serviranno altre risorse anche per l’Osservatorio”.
Crediamo in un giornalismo di servizio di cittadine e cittadini, in notizie che non scadono il giorno dopo. Aiutaci a offrire un'informazione di qualità, sostieni lavialibera
La tua donazione ci servirà a mantenere il sito accessibile a tutti
La tua donazione ci servirà a mantenere il sito accessibile a tutti