
Oppioidi sintetici, keta e coca. L'Agenzia Ue sulle droghe denuncia i trend e i pericoli nei consumi


1 agosto 2026
"Ho messo qui i cassonetti ventisei anni fa, è una tristezza doverli portare via", dice Luca Bonazzi, operatore e socio fondatore della cooperativa Ruah, mentre carica sul camion uno degli ultimi contenitori per la raccolta degli indumenti usati rimasti a Stezzano, appena fuori Bergamo. Fino a pochi anni fa, la cooperativa ne gestiva 200 in tutta la provincia, dando lavoro a cittadini stranieri e italiani svantaggiati e reinvestendo parte del ricavato in progetti di inclusione sociale. Poi, la crisi.
"Oggi il ricavato non riesce più a coprire i costi operativi, tanto che abbiamo dovuto attivare la cassa integrazione e sigillare o togliere dalla strada decine di cassonetti"Ammar Shawesh - cooperativa Ruah
"Negli ultimi tre anni, la quantità di materiale conferito nei cassonetti e i costi per trattarlo sono aumentati, mentre il valore dei vestiti è crollato del 40 per cento, soprattutto per la crescita del fast fashion – spiega il direttore Ammar Shawesh –. Oggi il ricavato non riesce più a coprire i costi operativi, tanto che abbiamo dovuto attivare la cassa integrazione e sigillare o togliere dalla strada decine di cassonetti. Ce ne restano un’ottantina attivi, che riusciamo a gestire solo se i comuni contribuiscono economicamente". La crisi tocca l’intero settore, e non solo in Italia, come confermano gli appelli lanciati dalle associazioni di categoria europee.
Un amore sintetico: la nostra infografica sul fast fashion
Crediamo in un giornalismo di servizio a cittadine e cittadini, in notizie che non scadono il giorno dopo. Ma per continuare a offrire un'informazione di qualità abbiamo bisogno di te. Sostienici!
Se sei già abbonato o hai acquistato il numero in cui è presente l'articolo clicca qui per accedere e continuare a leggere.