Alaa Faraj. Foto di R. Palazzo
Alaa Faraj. Foto di R. Palazzo

Il carcere secondo Alaa Faraj: "La notte è il momento del mostro"

Alaa Faraj è nato in Libia nel 1995. Approdato in Italia nel 2015, è stato arrestato e condannato a trent'anni di carcere come "scafista". È tornato in libertà lo scorso maggio, dopo la grazia parziale concessa dal presidente Sergio Mattarella e la decisione della corte d'appello di Messina di ordinare la revisione del processo

Alaa Faraj

Alaa Farajstudente ed ex detenuto

1 agosto 2026

Essere in un posto in mezzo a sconosciuti non è il massimo, stare tra le persone che non hanno mai fatto parte della tua vita è molto complicato. Non avere la possibilità di comunicare, sfogare, parlare, fare anche una risata è una vita tremenda. Essere straniero è già un peso. Essere immigrato oggi è un motivo per essere escluso. Poi, se sei un detenuto che porta entrambe le caratteristiche sei condannato alla solitudine. Per un detenuto straniero immigrato stare in prigione è molto difficile, perché non hai la cosa fondamentale che ti tiene in vita: l’affetto familiare. La tua famiglia non è qui e non hai la possibilità di vederla, di essere supportato, sostenuto e, perché no, anche criticato.

La politica viola il diritto dei detenuti a coltivare i propri affetti

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