
L'antropologo Remotti: "Nessuna comunità è innocente"



17 agosto 2026
Tempo fa vidi il film La visita di Antonio Pietrangeli, la classica commedia all'italiana dove tra le varie gag si leggeva il dramma di due solitudini opposte. Da un lato quella di città, dove sei un numero anonimo in mezzo a milioni di persone; dall'altro quella di campagna o del piccolo paese, dove non riesci a staccarti dalla maschera che gli altri ti hanno attaccato addosso.
Vittima di bulli, solitudine insostenibile
Pirandello diceva che quando ci togliamo tutte le maschere che usiamo (o che ci impongono) in società ecco venir fuori il nulla. La solitudine permette quindi di lavorare su noi stessi, di indagarci, di esplorare senza l'influenza o il rumore causato dalla presenza altrui. Il paradosso è che la presenza dell'altro è comunque condizione necessaria per completare la conoscenza di noi stessi. Nessuno, ad esempio, potrebbe scoprirsi coraggioso, geloso, invidioso, simpatico se non si venisse a trovare in contatto con almeno un'altra persona in grado di innescare o mettere alla prova tali caratteristiche.
"La solitudine degli anziani è un tema urgente"
Oggi si dà gran valore alla solitudine in quanto atto di indipendenza e autosufficienza, con il rischio però di diventare eccessivamente autoriferiti e insofferenti verso l'altro. L'uso di algoritmi che modellano il mondo esterno su misura per noi ci disabituano al confronto, al compromesso, all'attesa. In terapia – esempio di come il confronto con l'altro sia utilissimo a dipanare il bagaglio emozionale che accumuliamo rimuginando da soli, come una nonnina che con i ferri da maglia trasforma un gomitolo di lana appallottolata nell'ordinato reticolo di una sciarpa – ho imparato che la solitudine può darti molte libertà tranne una: la libertà di condividere qualcosa. Quante volte a teatro o al cinema di fronte a una gag esilarante o a un colpo di scena che ci aveva lasciato a bocca aperta ci siamo istintivamente voltati verso gli spettatori ai nostri lati per vedere se stessero ricevendo anche loro la stessa emozione?
Maurizio Ambroselli
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