Alessandro Bergonzoni
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Bergonzoni: Soli. Stelle e astri

Sconfinare è vita. L'arte di dire sulla solitudine, come condizione e come scelta

Alessandro Bergonzoni

Alessandro BergonzoniAttore e autore

1 agosto 2026

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Solitudine. Deriva dal solito sole, o c’entrano le mancanze?
Beatitudo fortitudo gratitudo magnetudo o solitudo? Ci sono situazioni in cui esser soli illumina e scalda, naturalmente.
Buono, come un fucile senza uomo. Pacifici, come un cognome, Guerra, purché resti, solo, un cognome.

Mi chiedo da sempre che differenza c’è tra un uomo solo e solo uomo.
Esistono persone sole anche per scelta di vite e di morte. Per virtù, per bisogno, per arte, per ispirazione, per meditante clausura, splendido eremitaggio in nome del Silenzio creante.
Quello che più temo è, solo uomo: soltanto? Non vuoi o non sei capace di essere anche donna bambino mare pianto pianta animale montagna luna terra mano pace angelo neve acqua cura terra?

C’è un “anche” che mi appassiona e va ben oltre ogni troppo singola condizione.
Diventare l’altro, divenire altro, essere anche al di là. 
Sconfinare è vita, alla faccia (perduta) di chi non pensa a tutte le linee di “nonfine” che invece fanno cominciare, che uniscono e non puniscono, che travalicano, che fanno impersonificare, per rivelazione non per disperazione, per trascendenza non per convenienza, per essenza non assenza.

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Parlo dell’immedesimazione, parola chiave, passe-partout che permette di andare attraverso tutte le soglie non solo umane (e la sovrumanitá?).
Anche per fare incontrare le solitudini stesse: quelle che non diciamo, quelle che non comprendiamo, e non vogliamo.

Si può uccidere con la mano destra o sinistra ma anche con la terza mano: la mancanza (di luce, presenza assistenza vicinanza consonanza). Le solitudini sono mani: possono essere strette, sempre, o addirittura allargate, fino all’abbraccio. Arti e arte coagulano.
Specialmente con gli sconosciuti, sconosciuti almeno fino ad un attimo prima.
Amare chi ti ama e conosci? Non sempre semplice ma più facile. Ma alle volte è il vero problema: dai per scontato, sei abituato, c’è troppo solito…
Chi non hai mai visto, è un ameno panorama della solitudine, che incontri.

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Non sono parenti di sangue ma  insieme che langue.
Ti ci affacci ti esponi, e, come poeta, vai “verso”. Compreso l’ignoto stesso.
Che molti preferiscono sostituire con assenze, distanze solipsisismiche che creano voragini, mancanze, luttuose riluttanze, lussuose stanze, silenzi auto inflitti, ritiri dell’obbligo, timore, maligno, della paura, salto nel “vuoto”. 
Saldare o saltare? Mettere insieme o soprassedere?

Soli, se si è stelle, o meglio astri, lo si è comunque sempre

L’inventore del concetto di “ignoto”, non è riuscito a descrivere tutti i lati e correlati, anche e soprattutto celati, delle meraviglie.
Soli, se si è stelle, o meglio astri, lo si è comunque sempre.
Si è soli anche in mezzo a un pubblico di nuvole, si è soli dentro una discoteca, allo  stadio. Si è soli in tutti i letti e in tutti gli scritti…

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La presenza, quando si posa sulla solitudine, non la elimina, coesiste. Astrati astratti. In che strato viviamo (incastrati viviamo?), in che dimensione, condizione?
Si può, e mi verrebbe da dire se non credessi nel “nessun dogma”, si dovrebbe, condividere ste benedette solitudini.

La presenza, quando si posa sulla solitudine, non la elimina, coesiste. Astrati astratti. In che strato viviamo (incastrati viviamo?), in che dimensione, condizione?

Del malato, troppo altro da noi sani cronici momentanei, del carcerato: uno dei massimi esponenti della cattività delle solitudini inflitte, della terza età che spesso mettiamo sul p’odio delle scordanze, della povertà assoluta, frutto mai colto da chi l’ha creata per interesse politico e finanziario, per abuso di discriminazioni (nazioni che lo permettono connivono e ci sguazzano).
Dei cosiddetti danni collaterali, dei civili innocenti, che bombardiamo in totale immorale innaturale e bestiale solitudine. 

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Del migrante, che per sopravvivere sa che può morire: quanti di loro, soli, li abbiano fatti  tramontare in mare a forza di non capire una nuova strategia universale per salvare e salvare e salvare?
Non si tratta di esser buoni, ma di non restare più buoni a nulla.
Forma di solitudine, la più inutile e devastante fra tutte le sparenze.

Con stima affetti e rima,

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