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1 agosto 2026
La risposta alla domanda se dovremmo concentrarci sul cambiamento dei singoli o del sistema è che non ci può essere l’uno senza l’altro. Abbiamo bisogno di entrambi. Risolvere la crisi climatica non è un compito che può essere lasciato agli individui e nemmeno al mercato.
"Per ottenere una trasformazione non basterà quindi che i singoli individui modifichino il loro stile di vita, che le aziende trovino nuovi modi per produrre cemento verde o che i singoli governi incrementino oppure riducano le tasse"Greta Thunberg
Per mantenerci in linea con i nostri obiettivi climatici – e quindi scongiurare i rischi peggiori di innescare una catastrofe –, dobbiamo modificare dall’interno le nostre società. Per citare l’Ipcc (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, ndr), "limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C richiederà cambiamenti rapidi, di vasta portata e senza precedenti in tutti gli aspetti della società". Per ottenere una trasformazione del genere non basterà quindi che i singoli individui modifichino il loro stile di vita, che le aziende trovino nuovi modi per produrre cemento verde o che i singoli governi incrementino oppure riducano le tasse.
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Allo stesso tempo, è altrettanto impossibile attuare una trasformazione senza il contributo degli individui: i singoli devono fare da apripista dal basso. Singole persone, singoli movimenti, singole organizzazioni, singoli leader, singole regioni e singole nazioni devono iniziare ad agire. L’uomo è un animale sociale, un animale da branco se preferite, come spiegano Stuart Capstick e Lorraine Whitmarsh. Copiamo il comportamento degli altri e seguiamo i leader. Se non vediamo nessuno comportarsi come se fossimo nel mezzo di una crisi, pochissimi di noi capiranno che è esattamente lì che ci troviamo.
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La lingua svedese ha coniato solo un ristrettissimo numero di termini oggetto di riconoscimento internazionale e che sono entrati a far parte del vocabolario globale. Uno dei più recenti è flygskam, "la vergogna di volare", un concetto collegato al movimento internazionale per il clima e al numero crescente di persone che hanno smesso di prendere l’aereo.
Esiste, comunque, un’altra parola svedese che merita ben più attenzione di flygskam, ed è folkbildning. Si potrebbe tradurre, approssimativamente, con "istruzione del pubblico su larga scala e volontaria", e affonda le sue radici nella comunità della classe operaia nata dopo l’introduzione della democrazia nel paese nei primi decenni del XX secolo.
Molti probabilmente ritengono che Fridays for future (leggi qui la storia del movimento) sia stato inizialmente concepito come un movimento di protesta, ma non è così, o almeno non è così che è partito. Il nostro obiettivo primario, all’inizio, era diffondere informazioni sulla crisi, come atto di folkbildning, per l’esattezza. Oggi sono fermamente convinta che il modo più efficace per uscire da questo pasticcio sia educare noi stessi e gli altri, che è un po’ ironico, dal momento che l’idea degli scioperi scolastici si basa sul saltare la scuola. Una volta che si capisce quale situazione abbiamo di fronte, si sa più o meno cosa fare. E, aspetto forse altrettanto importante, si sa cosa non fare.
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Esistono parecchie altre strategie di successo per ritardare, dividere e distrarre. Come ha detto Naomi Oreskes, l’industria dei combustibili fossili ha "spostato i riflettori dal proprio ruolo anche insistendo che i cittadini dovessero assumersi le loro 'personali responsabilità'" concentrandosi sulla propria impronta di carbonio. Una campagna recente, di grande successo, sostiene che un centinaio di aziende siano responsabili del 70 per cento delle emissioni mondiali. È la tesi diametralmente opposta a quella della retorica dell’impronta di carbonio, ma il risultato è grossomodo il medesimo: nello specifico, l’inazione.
Il messaggio di fondo, stavolta, è che siccome le aziende che generano tutte queste emissioni sono solo un centinaio non importa cosa facciamo come individui, perché sarebbe ben più efficace se ci limitassimo a sbarazzarci in qualche modo di quelle aziende. Ma come dovremmo sbarazzarcene non è chiaro.
Non fraintendetemi: sono pienamente d’accordo con il discorso di sbarazzarcene e fargliela pagare per la rovina indescrivibile che hanno provocato, solo che una volta sparite quelle cento aziende di certo altre cento prenderebbero il loro posto, a meno che non trasformiamo per intero la nostra società, un processo che richiede che l’azione dei singoli e il cambiamento sistemico vadano di pari passo. Perciò, ripeto, abbiamo bisogno di entrambi. Qualunque suggerimento in base al quale potremmo avere l’una senza l’altro, o per cui una singola idea o soluzione dovrebbe essere più importante di tutte le altre finirà per rallentarci.
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"Quando parlo di azione individuale non intendo solo ridurre il consumo di plastica o mangiare più verdure"Greta Thunberg
Una cosa su cui ci tengo a essere chiara, è che quando parlo di azione individuale non intendo solo ridurre il consumo di plastica o mangiare più verdure, per quanto tali iniziative siano abitudini valide. Voglio dire semmai che come individui dovremmo usare le nostre voci e qualunque piattaforma a nostra disposizione per diventare attivisti e comunicare l’urgenza della situazione a chi ci sta intorno. Dovremmo diventare tutti cittadini attivi e chiamare a rispondere delle proprie azioni (e della propria inazione) chi è al potere.
La verità è che se vogliamo scongiurare le conseguenze peggiori della crisi climatica ed ecologica non possiamo più ponderare e scegliere quali azioni intraprendere: dobbiamo fare tutto ciò che possiamo. E per questo abbiamo bisogno di tutti: singoli, governi, aziende e qualunque altro organismo o istituzione si riesca a immaginare.
Dobbiamo ricordare che il momento di compiere piccoli passi nella giusta direzione è finito da un bel po’. Non abbiamo più il tempo di accompagnare la gente pian piano, perché quando si parla di crisi climatica, per citare lo scrittore americano Alex Steffen, "vincere lentamente equivale a perdere".
Tratto da The climate book, di Greta Thunberg © 2022 Mondadori Libri S.p.A., Milano.
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