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1 agosto 2026
Il progetto è serio e concreto: istituire un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta che potenzi e coordini il servizio civile, la protezione civile, i corpi civili di pace, un istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Come? Attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare presentata in parlamento con la raccolta di 50mila firme.
Una politica della nonviolenza
La campagna Un’altra difesa è possibile nasce dalla convinzione che serva una politica estera fondata su diplomazia, cooperazione e sicurezza condivisa. Continuare a pensare la difesa quasi solo in termini di armi e alleanze militari non aumenta la sicurezza ma solo il rischio di escalation, e rende più concreta la possibilità della guerra. La proposta di Rete italiana pace e disarmo, la Conferenza nazionale degli enti di servizio civile e Sbilanciamoci! affonda le radici nell’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa, e dà concretezza all’articolo 52 secondo cui la difesa della patria può essere adempiuta anche in forme civili e non-violente.
Continuare a pensare la difesa quasi solo in termini di armi e alleanze militari non aumenta la sicurezza ma solo il rischio di escalation
Si tratta di riconoscere un modello di difesa e sicurezza fatto di prevenzione dei conflitti, mediazione, protezione delle comunità e tutela dei beni comuni in caso di calamità, crisi sociali ed emergenze ambientali. Molti volti noti dello spettacolo, dell’informazione, della scienza, della politica hanno preso posizione e hanno firmato a sostegno dell’iniziativa e della proposta di istituire la difesa civile non armata e nonviolenta.
Ue, corsa al riarmo. Vertigine e disincanto
Alessandro Bergonzoni, Mauro Biani, Giulio Cavalli, Ascanio Celestini, Vinicio Capossela, don Luigi Ciotti, Marco Damilano, Donatella Di Cesare, Cristina Guarda, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Marco Omizzolo, Flavia Restivo, Carlo Rovelli, Benedetta Scuderi e Cecilia Strada sono tra le prime persone che hanno deciso di metterci la faccia chiedendo, insieme al comitato promotore della campagna, una difesa costituzionale che prepari la pace e ripudi la guerra.
Si tratta di riconoscere un modello di difesa e sicurezza fatto di prevenzione dei conflitti, mediazione, protezione delle comunità e tutela dei beni comuni
È la risposta diretta del movimento pacifista alla deriva militarista del governo che continua ad aumentare le spese belliche a scapito di quelle sociali. Ci auguriamo che molti altri volti scelgano di associarsi alla campagna, sostenendo una lotta di civiltà che riguarda tutti. Ogni firma, ogni voce che si aggiunge, avvicina l’obiettivo e rafforza la richiesta di un’Italia che prepari la pace.
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