
Milano-Cortina. Ecco come verranno spesi i 450 milioni di euro delle paralimpiadi

Dal 2011 oltre 25 inchieste e decine di condanne per mafia: in Piemonte i clan si occupano di narcotraffico e lavori pubblici. E coltivano buoni rapporti con i colletti bianchi


27 febbraio 2026
Per la conoscenza e il contrasto alle mafie in Piemonte esiste un prima e un dopo Minotauro. L’operazione, scattata all’alba dell’8 giugno 2011 con l’arresto di 142 presunti ‘ndranghetisti e complici, ha cambiato la percezione comune della presenza criminale nella regione. Da quella indagine e successivamente dalle udienze del processo, celebrato nell’aula bunker del carcere di Torino, sono emersi i legami tra certi esponenti della ‘ndrangheta e politici locali, alcuni dei quali (come il sindaco di Leinì, Nevio Coral, o un assessore di Chivasso, Bruno Trunfio) condannati per le loro pesanti complicità.
A 10 anni da Minotauro, politica e imprenditoria assenti
"È evidente che l’organizzazione ha cercato di infiltrare la politica e le istituzioni", aveva detto l’allora procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, nel corso della sua requisitoria. Il maxiprocesso e le condanne seguite hanno modificato la consapevolezza pubblica del problema ma anche, più tecnicamente, l’operato della magistratura.
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