Le capsule di cocaina e i passaporti dei due nigeriani arrestati all'aeroporto di Capodichino nel 2004. Nei loro stomaci piu' di 130 grandi capsule, pari a 2 kg e mezzo di droga (Ciro Fusco/Ansa)
Le capsule di cocaina e i passaporti dei due nigeriani arrestati all'aeroporto di Capodichino nel 2004. Nei loro stomaci piu' di 130 grandi capsule, pari a 2 kg e mezzo di droga (Ciro Fusco/Ansa)

Dagli atenei nigeriani all'Europa. Così i cults sono diventati mafia

Già negli anni Novanta emerge la criminalità organizzata nigeriana e dal 2006 le procure ritengono alcuni gruppi "associazioni mafiose". Negli ultimi anni la destra chiede tribunali speciali ed esercito contro queste organizzazioni in ottica anti-migranti

Andrea Giambartolomei

Andrea GiambartolomeiRedattore lavialibera

11 novembre 2021

Mafia nigeriana, il termine è ormai entrato nel linguaggio della cronaca, della politica e degli esperti di criminalità, a volte usata indistintamente per indicare non soltanto le organizzazioni criminali complesse, ma anche semplici criminali comuni in un calderone unico. Black axeEiyeMaphite Vikings sono alcuni dei cults, gruppi criminali che nascono in Nigeria come associazioni segrete di studenti universitari, confraternite simili a quelle degli atenei statunitensi, nate però con l’obiettivo di combattere discriminazioni e abusi di potere prima e dopo la decolonizzazione. Col tempo, tuttavia, la loro “missione” è cambiata: sono diventati gruppi violenti che – con la diaspora nigeriana – si sono diffusi in tutto il mondo, in una rete di traffici di donne indotte alla prostituzionedroghe e denaro. In Italia queste organizzazioni hanno ottenuto un’etichetta, quella di mafia, che altrove non è stata data. “La criminalità nigeriana è oggi diventata la più forte, perché riesce ad avere articolazioni presenti quasi in tutte le regioni italiane e in tutti i Paesi dell'Europa – ha detto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho in un’audizione parlamentare del novembre 2019 –; ha una proiezione nazionale e internazionale nel nostro Paese, con una base molto forte nel Paese di origine”. A farne le spese per primi sono gli appartenenti alla stessa comunità nigeriana, soprattutto le donne.

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