Chi ha paura degli adolescenti?

La paura degli adolescenti è un fenomeno reale, che condiziona le politiche giovanili e alimenta approcci securitari e di ipercontrollo. Ma la risposta alla violenza giovanile in crescita non passa dai divieti ma dalla capacità di costruire relazioni autentiche. Come dimostra l'esperienza di molte realtà del terzo settore in giro per l'Italia.

Francesco Rossi

Francesco RossiGiornalista e consulente lavialibera

12 aprile 2026

Digitando “paura degli adolescenti” sul web, ci si imbatte in un termine dalla pronuncia scivolosa ma dal significato chiaro: efebifobia. Nasce dall’incontro di due parole greche,  éphēbos, adolescente, e phóbos, paura. Paura degli adolescenti, dunque, da parte di chi adolescente non è più. E siccome le parole non nascono per caso, il fatto che ne esista una così chirurgica per indicare un fenomeno, probabilmente vuol dire che lo stesso è reale, radicato, antico. In effetti, nel caso dell’efebifobia, è proprio così. Perché la paura dell’adolescenza, età per definizione ribelle e apparentemente incontrollabile, attraversa da millenni la storia dell’umanità, assumendo un ruolo ombra anche nella definizione delle politiche che riguardano i giovani e nel loro racconto pubblico. Trasfigurati da questo pregiudizio, infatti, ragazze e ragazzi smettono di essere risorse per il futuro e diventano un problema da gestire. E nella narrazione mediatica dominante si palesano alternativamente come violenti, demotivati, fragili. Un punto di vista utile ad alimentare linguaggi e approcci populisti, che usano la paura della gioventù per giustificare provvedimenti securitari e di ipercontrollo. Una descrizione che, a pensarci bene, rappresenta fedelmente le linee direttrici lungo le quali si è mosso in questi anni (e si continua a muovere) anche il Governo Meloni.

Dal decreto anti rave alla criminalizzazione di minori e maranza

In principio fu il Decreto anti-rave, approvato sul finire di una calda estate in cui, per settimane, il problema più pressante, in Italia, è sembrato essere il dilagare (!) di feste non autorizzate in mezzo ai boschi. Il pretesto fu la tragica morte di un ragazzo durante un rave nel viterbese. Ghiotta occasione per inaugurare un giro di vite sulle forme spontanee di aggregazione giovanili.

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