
Corruzione legalizzata: massimizzare i profitti, minimizzando il rischio penale



1 gennaio 2026
Cala il livello di democrazia nel mondo e cala anche quello della libertà accademica. Entrambi hanno raggiunto il grado più basso dell’ultimo decennio. Oggi vivere in una nazione “pienamente” democratica è diventata un’esperienza esclusiva, possibile in soli 25 paesi su 167, mentre un terzo della popolazione mondiale è governato da regimi autoritari. In parallelo, si registra una progressiva e robusta riduzione dell’autonomia di insegnamento e ricerca.
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L’indice internazionale della libertà accademica (Afi) ha notato che la riduzione avviene soprattutto in paesi in cui sono saliti al governo partiti “antipluralisti”. Diversi studiosi concordano nel ritenere che questa sia la strada più frequente per la nascita delle autocrazie: governanti eletti democraticamente, che una volta al potere erodono in modo graduale le norme liberali e pluralistiche. I tratti caratteristici di questi potenziali autocrati sono la retorica demonizzante, l’incitamento alla violenza politica e il mancato rispetto dei diritti delle minoranze.
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L’Italia rientra nel gruppo delle 46 democrazie “imperfette”. E, complice l’Europa, che per prepararsi alla guerra ha chiesto agli Stati membri di attivare collaborazioni e opere di sensibilizzazione dei più giovani verso il settore bellico, è da qualche tempo coinvolta in esperienze inedite di disciplinamento e militarizzazione delle scuole di ogni ordine e grado. Chi conosce un po’ il mondo dell’istruzione sa che quel che accade oggi è stato preparato da trent’anni di cattive riforme. Eppure qualcosa è cambiato.
La novità sta nelle iniziative volte a formare le nuove generazioni secondo valori più graditi alle destre, dal patriottismo alla disciplina, passando per un merito che si fonda esclusivamente sulla produttività. È l’istituzionalizzazione della censura verso il dissenso e la salvaguardia del diritto di parola anche per chi è razzista, discriminante o fascista, in nome di una libertà che non riconosce alcun limite costituzionale.

Non ci si accorge mai di fare la storia, mentre la si vive. Forse il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sarà ricordato per aver superato tutti i suoi predecessori nell’emettere provvedimenti che invocano la repressione come strumento educativo e limitano l’autonomia scolastica (leggi l'articolo). In molti non dimenticheranno Ernesto Galli della Loggia e la sua riforma della governance degli atenei, né il segretario generale del Mur, Marco Mancini, per aver contribuito con altri a modellare un’università ancora più povera, al servizio delle imprese e irregimentata.
Forse ricorderemo anche la ministra Anna Maria Bernini per la risposta sguaiata agli studenti di medicina che la contestavano alla festa di Atreju: "Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre solo dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare. Questo dimostra la vostra inutilità". Le sue parole urlate in piedi dal palco sono la rappresentazione vivida di un potere che guarda alle nuove generazioni come soldati della nuova patria italiana. Una democrazia sempre meno perfetta.
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