Il brand mafia, tra TikTok e dark web

I criminali si sono adeguati alle piattaforme per costruire la versione digitale dell'estorsione. In questo caso, si tratta di un pizzo sull'economia dell'attenzione. Intervista allo storico Marcello Ravveduto

Francesca Zago

Francesca ZagoStudentessa

1 gennaio 2026

Le mafie del XXI secolo hanno dovuto adattarsi alle regole dei media e della società dei consumi per garantirsi sopravvivenza e legittimazione sociale. E ciò è avvenuto attraverso due passaggi: da un lato, la normalizzazione dei codici criminali, alimentata anche da chi sui social banalizza e riproduce gli immaginari mafiosi; dall’altro, l’uso strategico dello spazio digitale, gestito tra visibilità (TikTok) e occultamento illecito (dark web). Sono alcune delle conclusioni contenute nel rapporto Le mafie nell’era digitale: focus TikTok, curato per Fondazione Magna Grecia da Marcello Ravveduto, professore associato di Storia contemporanea all’Università di Salerno ed esperto di immaginari mafiosi.

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