Iran, gli attacchi Usa-Israele attraverso la lente di un fotoreporter: "Nessun posto è sicuro"

Il 28 febbraio 2026, le aviazioni di Washington Stati Uniti e Israele hanno bombardato la capitale Teheran aprendo un nuovo fronte di guerra. A pagare il prezzo più alto sono sempre i civili, come testimoniano gli scatti del fotoreporter Mohammad Mohsenifar

Mohammad Mohsenifar

Mohammad MohsenifarFotoreporter iraniano

Redazione lavialibera

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1 aprile 2026

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"Nessun posto è sicuro a Teheran", dice il fotoreporter iraniano Mohammad Mohsenifar, raggiunto dal The Guardian in uno dei pochi momenti in cui la connessione internet regge. I suoi scatti rappresentano una delle rare testimonianze visive dell’impatto degli attacchi israelo-statunitensi sulla capitale, iniziati il 28 febbraio con l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei e proseguiti nei giorni successivi con centinaia di vittime civili in tutto il Paese (più di 1.400 morti e 18mila feriti al 18 marzo, secondo il ministero della Salute).

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Da allora, la guerra si è estesa a tutta la regione uccidendo almeno altre mille persone: missili iraniani hanno raggiunto Israele, Cipro e gli Stati del Golfo alleati degli Usa, mentre Tel Aviv e Washington hanno preso di mira anche Iraq e Libano.

"Ci si sente a rischio dappertutto, anche fermi al semaforo. Una delle cose peggiori sono gli attacchi ripetuti a distanza di poco tempo: le vittime aumentano, ma i soccorritori esitano ad avvicinarsi"

Teheran, racconta Mohsenifar, è irriconoscibile: le strade, solitamente rumorose e intasate di traffico, sono vuote e silenziose, se non fosse per l’eco delle esplosioni. "Ci si sente a rischio dappertutto, anche fermi al semaforo". Diverse testimonianze parlano di bombardamenti double-tap, ripetuti a distanza di pochi minuti sullo stesso obiettivo: "È una delle cose peggiori – conferma il fotoreporter –. Le vittime aumentano, ma i soccorritori esitano ad avvicinarsi".

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