Teheran, fine dicembre 2025. Un manifestante seduto per strada sfida le forze del regime
Teheran, fine dicembre 2025. Un manifestante seduto per strada sfida le forze del regime

Proteste in Iran, un manifestante: "Non vogliamo interventi esterni, ci libereremo da soli"

In Iran continuano le proteste, nonostante la repressione del regime che ha portato a 500 morti e 10mila arresti. Amin, studente all'Università di Teheran, è in prima linea: "Ci serve il sostegno del mondo, non bombardamenti né sanzioni che affamano ulteriormente la popolazione"

Matteo Giusti

Matteo GiustiGiornalista

13 gennaio 2026

  • Condividi

Dopo due settimane di proteste, Teheran appare relativamente calma. O almeno, questa è l’immagine che vuole dare il governo, che lunedì ha chiamato a raccolta i suoi fedelissimi per una contromanifestazione in sostegno al regime. L’Iran è isolato dal mondo, anche se prima dell’inizio delle manifestazioni sono stati distribuiti dei kit di Starlink, l’ultima creatura di Elon Musk, che permettono di rimanere collegati nonostante il blocco della rete. In tanti cercano di aggirare la censura per denunciare i crimini del regime di Ali Khamenei, la cui violenza e brutalità hanno causato secondo le ong locali circa 500 vittime ed oltre 10mila arresti, anche se i numeri potrebbero essere di molto superiori. 

Secondo le ong locali, la repressione del regime ha causato 500 morti e 10mila arresti

L’Università di Teheran è la più grande e antica dell’Iran: è stata fondata a metà degli anni Trenta dallo Shah Reza Pahlavi come primo ateneo non religioso della nazione. Qui hanno avuto modo di crescere molte delle mobilitazioni che hanno attraversato la storia del Paese, compreso il Movimento verde del 2009 e le proteste per l’omicidio di Mahsa Amini nel 2022. Quelle di oggi, però, sono manifestazioni diverse, più forti e radicate. Sono nate nel Grande Bazar della capitale per il crollo del potere di acquisto della moneta, ma presto gli studenti si sono uniti per chiedere la fine del regime degli Ayatollah. Amin è tra quelli maggiormente esposti: in molti si rivolgono a lui per chiedere consigli organizzativi, ma rifiuta di essere definito come un leader. “Sono soltanto uno studente al terzo anno di filosofia, ma sono anche un iraniano orgoglioso della nostra grande storia”, dice. 

"Donna, vita, libertà": l'Iran in piazza dopo l'uccisione di Mahsa Amini

Amin, perché scendete in piazza?

Siamo per strada da settimane per chiedere che questo regime assassino se ne vada. Vogliamo la libertà. Non vogliamo essere americani o europei, vogliamo soltanto essere iraniani liberi e moderni. La nostra cultura non ha nulla da invidiare a nessuno e quindi dobbiamo soltanto liberarci. 

Sono state due settimane terribili per l’Iran, forse il momento peggiore dai tempi della rivoluzione del 1979 che portò al potere gli Ayatollah. 

"In Iran non si discriminano soltanto le minoranze, ma la maggioranza che non vuole più Ali Khamenei. I miliardi del petrolio sono finiti tutti nelle tasche del governo che ci ha lasciato alla fame"

Mio padre mi raccontava sempre di quanto fossero stati difficili quei giorni violenti, ma il regime di oggi è ancora peggio perché ci tiene tutti prigionieri e non ci permette di esprimere la nostra opinione. In Iran non si discriminano soltanto le minoranze, ma la maggioranza che non vuole più Ali Khamenei. Dove sono i miliardi del petrolio? Sono finiti tutti nelle tasche del governo che ci ha lasciato alla fame. La nostra moneta non vale più nulla e anche avendo soldi non si trovano alimenti da acquistare.

La crisi economica è stata la miccia di questa rivolta. Che impatto ha sulla vita quotidiana?

Il rial (la moneta iraniana, ndr) ha perso il 70 per cento del suo valore in pochi mesi ed il governo ha provato a comprarci con dei sussidi di circa 5 euro al mese. In tante case non c’è cibo per bambini e anziani, mentre la cosiddetta classe dirigente nuota nell’oro che appartiene alla nostra nazione. Hanno paura di perdere il loro posto, ma questa volta non ripeteremo gli errori dei nostri fratelli maggiori negli anni scorsi e non crederemo più ai finti politici riformisti, tutti accuratamente scelti dalla Guida suprema.

"Abbiamo paura, ma vogliamo la libertà": parla una manifestante arrestata durante le proteste del 2022

Oggi, il nome che risuona sui media internazionali e anche nelle strade di Teheran è quello del principe Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Shah. 

Ci sono persone che sventolano bandiere dello Shah alle manifestazioni, ma si tratta di una minoranza  che non ricorda cosa fosse realmente la vita sotto la sua monarchia. Noi non vogliamo tornare indietro di cinquant’anni, ma guardiamo al futuro. Il principe Reza Pahlavi dice di continuare a protestare e chiede l’intervento statunitense e questo non è una cosa positiva per l’Iran. Non abbiamo bisogno di aiuti dall’esterno, siamo convinti di poterci liberare da soli. Noi non vogliamo essere bombardati come è già successo, né subire altre sanzioni, che non servono ad abbattere il regime ma soltanto ad affamare il popolo dell’Iran. Abbiamo tanta forza dentro di noi che è sufficiente per cacciare questi criminali che sono al potere. Se Pahlavi vuole il bene della nazione in cui è nato dovrebbe scendere in strada insieme a noi e non dare ordini da Parigi o Washington. 

"Non abbiamo bisogno di aiuti dall’esterno, ci libereremo da soli. Noi non vogliamo essere bombardati come è già successo, né subire altre sanzioni, che non servono ad abbattere il regime ma soltanto ad affamare il popolo dell’Iran"

In molti guardano anche al Consiglio nazionale di resistenza iraniana, il braccio politico dei Mojahiddin del Popolo, molto attivo all’estero.

Anche i Mojahiddin del Popolo hanno i loro seguaci in Iran, ma per anni sono stati al servizio di Saddam Hussein e combattevano contro gli iraniani. Questo non può essere dimenticato e adesso vogliamo che al potere vada chi ha le mani davvero pulite. In tanti hanno aspettato che fossimo noi a cercare di abbattere il regime per farsi avanti, ma servono persone capaci per governare un grande paese come l’Iran. I suoi 100 milioni di abitanti non devono più avere paura di uscire di casa o esprimere la propria opinione. 

Il movimento nato spontaneamente continua a rifiutare di cedere la leadership, ma il rischio è che senza un vero capo con cui dialogare, gli Ayatollah parlino soltanto con gli Stati Uniti ed i loro rappresentanti.

Ripeto che noi vogliamo l’attenzione ed il sostegno del mondo, ma siamo capaci di sbarazzarci del regime da soli. L’Iran non è il Venezuela, siamo un popolo fiero e coraggioso. Il 90 per cento della gente è dalla nostra parte e non mancano politici iraniani che potrebbero guidare un governo di transizione che ci porti alle prime vere elezioni della nostra vita.

Crediamo in un giornalismo di servizio di cittadine e cittadini, in notizie che non scadono il giorno dopo. Aiutaci a offrire un'informazione di qualità, sostieni lavialibera
  • Condividi

La newsletter de lavialibera

Ogni sabato la raccolta degli articoli della settimana, per non perdere neanche una notizia. 

Ogni prima domenica del mese un approfondimento speciale, per saperne di più e stupire gli amici al bar

Ogni terza domenica del mese, CapoMondi, la rassegna stampa estera a cura di Libera Internazionale