Roma, 14 maggio 2024. Una manifestazione pro Palestina all'Università La Sapienza. Foto di V. Muscella
Roma, 14 maggio 2024. Una manifestazione pro Palestina all'Università La Sapienza. Foto di V. Muscella

Cresce la repressione del dissenso in università. Intervista a Donatella della Porta

Alcune ricerche internazionali, ancora inedite, segnalano un forte arretramento della libertà accademica in Occidente, con rischi emergenti anche per l'Italia. La nuova frontiera è la strumentalizzazione dell'antisemitismo, usata per colpire chi critica Israele

Elena Ciccarello

Elena CiccarelloDirettrice responsabile lavialibera

1 gennaio 2026

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Scienziata sociale di fama internazionale, Donatella della Porta è docente di Scienze politiche e preside fondatrice della Facoltà di Scienze politiche e sociali della Scuola normale superiore di Firenze. Con lei abbiamo discusso i risultati, ancora inediti, delle sue recenti ricerche su libertà accademica e repressione. Studi che segnalano un’evoluzione autoritaria del mondo accademico, soprattutto in Germania e negli Stati Uniti, secondo una tendenza che, avverte, "potrebbe presto manifestarsi anche qui".

Della Porta, ci aiuti a capire: che cosa si intende per libertà accademica?

In teoria è un concetto abbastanza semplice: i docenti devono poter decidere liberamente cosa e come insegnare e su cosa e come fare ricerca. È un diritto collettivo condiviso con gli studenti, che a loro volta devono poter scegliere il proprio percorso formativo e non essere indottrinati. Alcune definizioni distinguono poi tra libertà dentro e fuori l’accademia, definendo libertà accademica extramurale la possibilità di affrontare senza vincoli e pubblicamente anche questioni controverse. Come i giornalisti, date le specifiche sfide professionali ritenute utili alla società, riceviamo un livello di protezione superiore alla semplice libertà di espressione. Accanto alla dimensione formale, esiste poi una dimensione sostanziale della libertà accademica, che per lo studente è il diritto allo studio e per il docente la possibilità di resistere a pressioni e interferenze interne ed esterne all’università.

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Oggi questa libertà è a rischio?

Gli indici internazionali mostrano un calo significativo non solo nei paesi che consideriamo meno rispettosi dei diritti, come Russia o Turchia, ma anche negli Stati formalmente democratici. Secondo l’Academic freedom index (Afi), Usa, Germania e Israele sono tra quelli in maggiore regressione nel 2024, segno che i momenti critici per questa svolta sono stati principalmente il genocidio a Gaza e le proteste in solidarietà con la Palestina. In una ricerca che ho svolto con Sevgi Dogan abbiamo individuato, tra l’ottobre 2023 e il febbraio 2025, decine di casi di repressione in Francia (21), Inghilterra (14), Germania (57) e Stati Uniti (68), tra cui numerose cancellazioni di eventi, come le conferenze di Francesca Albanese sistematicamente annullate in Germania, o interventi di studiosi del Medio Oriente, palestinesi ed ebrei. Di recente persino il Collège de France, luogo simbolo del pensiero critico, ha annullato una conferenza sulla Palestina a causa delle pressioni di gruppi pro-Israele.

“Abbiamo raccolto numerose segnalazioni sul ritiro di visti, espulsioni di studenti e campagne
diffamatorie mirate, con gruppi pro-Israele che raccolgono informazioni sugli studiosi”

Abbiamo registrato anche licenziamenti, a volte per opinioni espresse online. Uno dei casi più eclatanti riguarda l’antropologo Ghassan Hage, licenziato dall’istituto Max Planck di Halle (Germania) per un post che definiva Israele come un progetto sionista. Negli Stati Uniti abbiamo raccolto numerose segnalazioni sul ritiro di visti, espulsioni di studenti e campagne diffamatorie mirate, con gruppi pro-Israele che raccolgono informazioni sulle attività degli studiosi o camion che espongono dentro i campus foto di studenti, soprattutto stranieri o appartenenti a minoranze etniche, etichettati come antisemiti. In particolare, molte campagne repressive sono state scatenate da gruppi che incitano all’odio come Canary Mission: il loro sito web elenca come antisemiti 1.898 studenti, 1.394 professori e 38 organizzazioni. Si tenga conto che i nostri dati sono indicativi ma parziali, perché molti episodi non emergono, altri coinvolgono più vittime (se diversi studenti subiscono repressioni per la stessa protesta sono conteggiati come unico caso), altri ancora possono includere più di una forma di repressione. Ad esempio, il totale di 22 casi negli Usa relativi a minacce e molestie riguarda più di 80 persone, mentre i cinque casi di indagini disciplinari riguardano almeno 186 singoli studenti e membri del corpo docente.

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Come hanno reagito le governance degli atenei?

Negli Stati Uniti, la Columbia university ha accettato tutte le richieste dell’amministrazione Trump, compresa la consegna di dati sui docenti e sulle materie insegnate. L’università di Harvard ha, invece, inizialmente respinto le richieste del governo, inclusa quella relativa a un controllo dell’orientamento politico di docenti e studenti per realizzare ciò che il presidente Usa definisce la "diversità dei punti di vista", intendendo un bilanciamento con docenti conservatori del presunto dominio della sinistra dentro gli atenei. Ha però accettato (come altre università) le richieste di chiudere o mettere sotto controllo interi dipartimenti, come quelli sugli studi di genere, sul postcolonialismo o sul cambiamento climatico. In molti casi sono stati cancellati progetti di ricerca su questi temi, inclusi quelli che anche casualmente contenevano nel titolo la parola "diversity". Trump ha proposto alle università una sorta di accordo preventivo sulla riduzione della loro autonomia rispetto al potere politico. Alcune l’hanno accettato, altre no.

"In Europa gli estremi del caso americano non hanno ancora equivalenti, se non in parte nell’Ungheria di Viktor Orbán. L'attacco alle università è stato più forte in Gran Bretagna, Francia e Germania, dove molte università praticano una censura preventiva invisibile"

In Europa gli estremi del caso americano non hanno ancora equivalenti, se non in parte nell’Ungheria di Viktor Orbán. In Italia, Spagna e Irlanda i casi di repressione della libertà accademica sono più sporadici; in Gran Bretagna, Francia e Germania l’attacco alle università invece è stato molto più forte. La Germania ha approvato una risoluzione parlamentare che qualifica alcune critiche a Israele come antisemite, basandosi sulla definizione dell’International holocaust remembrance alliance (Ihra), che, come in un recente caso dell’università di Monaco, è stata usata per cancellare conferenze sulla Palestina. In Germania, come negli Stati Uniti, nel complesso sono più numerose le università che cedono o che praticano una censura preventiva invisibile rispetto a quelle che resistono. La loro capacità di opporsi alle richieste varia molto, spesso in funzione delle risorse economiche e dal grado di dipendenza dai finanziamenti pubblici. In questo senso, l’evoluzione delle università europee verso modelli di gestione aziendale e la maggiore ricerca di fondi privati possono contribuire a comprimere la libertà accademica.

Anche in Italia è arrivata in parlamento una proposta di legge sull’antisemitismo, firmata da Gasparri. Perché c’entra con la questione della libertà accademica?

Donatella della Porta
Donatella della Porta

Il nodo principale riguarda la definizione di antisemitismo, che viene artificialmente separata da quella di razzismo e collegata invece alle posizioni politiche su Israele. Equiparare la critica a Israele all’antisemitismo permette la repressione delle idee politiche. L’identificazione tra ebrei e Stato israeliano, rivendicata da Benjamin Netanyahu, è una posizione politica radicata nel sionismo e contestata anche da una parte del mondo ebraico. Tra l’altro, l’idea che solo agli ebrei sarebbe negato un presunto "diritto alla sovranità nazionale" è falsa. Molti popoli non hanno uno Stato, i baschi così come i curdi, i corsi, i bretoni, gli indiani d’America, etc. Ogni Stato si è creato a partire dalla negazione del diritto di sovranità nazionale per le minoranze radicate sul territorio. La definizione che tende a confondere ebrei e Israele è però utile alla strumentalizzazione politica. In Germania, i commissari sull’antisemitismo non indicano più il principale nemico nella destra autoctona, che tutt’ora è protagonista del maggior numero di violenze contro gli ebrei, ma usano la categoria per colpire soprattutto gli immigranti di origine musulmana e la sinistra.

Anche in Italia è la destra a invocare pluralismo e libertà nelle università. Come si spiega questo paradosso?

Éric Fassin (sociologo francese, ndr) ha notato che molti termini, un tempo tipici della sinistra, sono stati fagocitati, trasformati e riutilizzati dalla destra, spesso quella radicale, come empty signifiers, parole svuotate di significato. È successo anche per il tema della libertà accademica, usata come slogan e invocata per superare anche i vincoli imposti dalle metodologie scientifiche, dalla tutela della reputazione delle persone e dal rispetto delle leggi. Lo stesso è accaduto con il concetto di cancel culture, trasformato negli Stati Uniti in uno strumento di panico morale: studi mostrano che gli episodi di contestazione da sinistra sono stati rari e rivolti verso figure dotate di potere, come nel caso di J.K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, mai privata del diritto di parola ma solo contestata dal basso.

Ci sono motivi di preoccupazione per l’Italia?

"Anche se in Italia la resistenza sociale è stata sorprendentemente ampia, restano tentativi del governo di aumentare il controllo su scuola e università. Ricordo la proposta di legge Gasparri, che mira a restringere la libertà accademica strumentalizzando l'antisemitismo"

Possiamo senz’altro inquietarci, anche se in Italia la resistenza sociale si è mostrata sorprendentemente ampia, soprattutto attorno alla denuncia del genocidio. Con milioni di persone scese in piazza, è stato più difficile finora operare repressioni generalizzate. Restano tuttavia tentativi del governo di aumentare il controllo su scuola e università. Ricordo l’infausta circolare Valditara, che sostiene la necessità di un contraddittorio “politico” dentro le scuole, o la proposta di legge Gasparri, modellata sulla risoluzione tedesca, che mira a restringere la libertà accademica strumentalizzando l’antisemitismo. Infine, la proposta di introdurre un rappresentante del governo nei consigli di amministrazione degli atenei, contenuta nella riforma dell’università. Resto ottimista, ma questi segnali indicano che la tendenza registrata altrove potrebbe presto manifestarsi anche qui.

Da lavialibera n°36

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